Rai: Monti promette riforme e nuova governance per la tv pubblica

«La Rai è una forza nel panorama culturale e civile italiano, una forza che credo abbia bisogno di ulteriori passi in avanti. Mi dia ancora qualche settimana e vedrà». In occasione dell’apparizione televisiva a “Che tempo che fa” (che ha raggiunto ieri il sorprendente 20,85% di share), il premier Mario Monti lascia intendere che anche la tv di Stato, che «non è venuta come urgenza numero uno perché c’erano incombenze più urgenti e drammatiche», subirà presto cambiamenti.

Il governo sta lavorando sicuramente per la costituzione di una nuova governance della Rai, in vista della scadenza a marzo dell’attuale Cda guidato da Lorenza Lei. Ma Monti, intervistato da Fabio Fazio, elude le domande, lasciando sospesa nel campo delle ipotesi la linea di riforma che attuerà l’esecutivo. Non si è capito infatti se sceglierà di privatizzare la tv pubblica, almeno in parte, oppure opterà con la sola epurazione dell’egemonia dei partiti politici, o ancora agirà eliminando il canone o, al contrario, cancellando la raccolta pubblicitaria (come accade in Spagna e in Francia).

Gli annunciati e vaghi cambiamenti alla Rai hanno suscitato l’immediata replica stizzita del Pdl, con il capogruppo alla Camera Cicchitto, che ha subito invitato il premier a tenere sulla tv pubblica lo stesso atteggiamento espresso sulla riforma legge elettorale («scelte che spettano alle forze politiche»). Anche Maurizio Gasparri ha replicato, «il governo si limiti ai compiti che gli sono stati affidati e non si metta contro il diritto». Antonio Verro, consigliere d’amministrazione dell’azienda in quota Pdl, afferma: «cosa abbia in mente non lo so, spero che pensi alla lotta all’evasione fiscale, visto che l’evasione del canone ha dimensioni enormi».

Più possibilista l’atteggiamento di Nino Rizzo Nervo, consigliere Pd, «contento che il problema Rai non sia lontano dai pensieri del governo. Sarebbe utile se Monti si riferisse a un cambiamento di governance dell’azienda, cercando di sottrarla dal controllo dei partiti». E’ vero che una legge deve essere votata dal Parlamento, «ma anche nella manovra appena votata si sono decisi cambiamenti nella composizione delle Authority e i partiti l’hanno votata». Anche perché, considera Rizzo Nervo, «questo Consiglio di amministrazione scade il 28 marzo, penso sarebbe sbagliato rinnovare il nuovo Cda con la legge Gasparri, che ha mostrato tutti i suoi limiti». A questo proposito, l’ipotesi che gira è che si possa decidere una proroga del Cda in carica, per evitare lo scoglio, a occhio e croce gigante, di dover trovare un accordo su nuovi nomi in Commissione parlamentare di vigilanza. «Io credo sarebbe sbagliato, quando un organismo scade va cambiato», liquida l’ipotesi Rizzo Nervo. Ma c`è anche chi immagina un’altra via d’uscita, la cui fattibilità giuridica è però tutta da verificare: l’idea di sostituire solo il consigliere nominato dal ministero dell’Economia. Se lo sostituisse un uomo nominato dall’attuale ministro, Monti, potrebbe fare da ago della bilancia fuori dai partiti. Un’ipotesi suggestiva, ma che sia possibile farlo è tutto da vedere.

Fonti: La Stampa | Il Messaggero

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