Grande Fratello 12, eutanasia (smentita) di un orrore tv

Da un articolo di Chiara Paolin sul Fatto Quotidiano del 30 dicembre 2011:

La data è già fissata sul calendario (secondo alcune voci che girano sul Web): 12 marzo 2012, fine del Grande Fratello, stop al più lungo ed estenuante esperimento di vouyerismo dall’invenzione della televisione a oggi, programma capace di rubare ai bei tempi il 60% di share e crollato nell’ultima puntata a tre milioni e rotti di spettatori. Secondo i piani originali, la versione numero 12 del primo reality amato dagli italiani doveva concludersi a giugno, ma in rete il tam tam batte sempre più forte per annunciare che stavolta il programma è in crisi sul serio e si prepara a chiudere i battenti prima del previsto.

«Tutte chiacchiere, a noi risulta confermata l’intera stagione – smentisce Andrea Palazzo, uno degli autori –. I dati d’ascolto, se guardati con attenzione, dicono una cosa molto semplice: abbiamo uno zoccolo duro che ci segue. Sia in diretta che in tutti i programmi collaterali come le strisce quotidiane, il canale live, le ospitate, eccetera eccetera. Certo, abbiamo subito una concorrenza pesante nelle ultime settimane, ma possiamo riprenderci e portare a termine il nostro lavoro anche quest’anno con una certa soddisfazione». I dubbi sono venuti a molti leggendo i dati Auditel relativi alla serata di Santo Stefano, quando il cartoon La Sirenetta ha fatto vincere RaiUno col 18% di share mentre Alessia Marcuzzi si è fermata al 15%. Stoppata da un cartone del 1989, visto e stravisto, non da un programma schiacciasassi come quello di Fiorello, che ha oggettivamente messo in ginocchio tutta la concorrenza del lunedì sera. Per assurdo, è stato proprio il confronto con “Il più grande spettacolo dopo il weekend” a chiarire meglio i termini della questione: i ragazzi della casa garantiscono un bottino stabile del 14-15% su una serata extralong, tirata ben oltre la mezzanotte. Che sulle altre reti ci sia Fiorello o Roberto Saviano (il concorrente diretto della scorsa stagione) cambia pochissimo.

Quel che è cambiato in generale è l’impatto sociale del prodotto. Adepti a parte, sembra ormai sfumata definitivamente la benevola curiosità con cui il pubblico generalista seguiva nelle scorse edizioni le bagatelle domestiche. Un momento di relax, una concessione alla pruderie, un sano cazzeggio per dimenticare i guai quotidiani. Ma ora che tante persone vivono le difficoltà della crisi anche quel fragile balsamo di conoscere tipi più ignoranti e maleducati di noi non sortisce più alcun effetto positivo. Semmai, una reazione urticata. È la stessa testata online della trasmissione, grandefratellonews. it, a ospitare le voci più arrabbiate degli spettatori.

Ma i bei tempi delle gieffine come Angela Sozio, la rossa riccioluta che passeggiava nei giardini di Villa Certosa sedendo in grembo al presidente del Consiglio per meditare sul risultato imprevisto di un casting televisivo? Gioie passate, sogni di gloria svaniti ora che la fucina dei talenti berlusconiani, da Uomini e Donne a Colorado Cafè, è in serio calo ormonale. «Il velinismo, l’esibizionismo, sono sempre stati nel dna di questo programma – riflette ancora Palazzo –. Se una volta piacevano e adesso infastidiscono perché il contesto è cambiato io non lo so: fan e detrattori li abbiamo avuti in ogni edizione, credo che il tema della chiusura sia parecchio più complesso».

In effetti il conto, come al solito, è prettamente economico. La macchina del Gf costa parecchio, ma fin qui ha reso in abbondanza sia per gli spazi pubblicitari venduti a inizio stagione sia per l’indotto complessivo: il voto telefonico (a pagamento), le riviste, il sistema di news e messaggistica, una galassia che puntando sul costo zero della materia prima – i concorrenti – otteneva un riscontro validissimo. Fino a quando il gioco vale la candela si procede, se invece i conti vanno in rosso si cambia. Ma come? Difficile ormai azzeccare un prodotto vincente per lo share cui si vende agli inserzionisti la prima serata: 20 per cento.

Mediaset ha vissuto un annus horribilis collezionando figuracce e retromarce clamorose, da Baila allo show di Gerry Scotti, dalle fiction flop alle chiacchiere di Alfonso Signorini. Dunque, lasciare il bottino scarno ma sicuro del Gf per intraprendere una nuova sfida di lunga programmazione è operazione tutt’altro che semplice. Per tutti sarebbe meglio tirare avanti la carretta fino a giugno, sperando in qualche colpo di scena. Di certo se anche L’isola dei Famosi 9 in partenza il 24 gennaio dovesse naufragare, sarebbe più esplicito il messaggio alla categoria: basta reality, mostrateci la realtà. Se ne siete capaci.

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