Digitale terrestre Piemonte: la Rai non si vede, partono le richieste di esonero del canone

Torino – «Chi non riceve il segnale Rai é autorizzato a non pagare il canone». Un desiderio e una tentazione che molti, moltissimi abbonati piemontesi, veramente arrabbiati, perchè privati senza motivo dei canali della Rai, vorrebbero mettere in pratica. Ma per adesso è solo una provocazione, lanciata da Giuseppe Cerchio, consigliere provinciale del Pdl, che porta avanti da mesi una battaglia per migliaia di cittadini piemontesi che non ricevono il segnale della tv di Stato dal fatidico passaggio al digitale terrestre della regione.

Si parla di almeno 300mila persone in provincia di Torino, il doppio considerando tutta la Regione. I primi sono vittime di un segnale troppo debole, gli altri, concentrati nelle province di Novara e nel Verbano Cusio Ossola, costretti a sorbirsi il TGR della Lombardia. «Ma ad oggi anche la lettera inviata al governo Monti – dice Cerchio – non ha avuto alcun riscontro».

Ora Cerchio ha presentato un documento in Provincia nel quale si chiede l’esonero del pagamento del canone per le famiglie vittime del disservizio. Iniziative analoghe – proprio per contestare il canone di un servizio che non funziona – stanno decollando anche in altre Regioni d’Italia a difesa delle famiglie che risiedono in zone dove non si riceve il segnale. Certo a voler essere cattivi, si potrebbe dire che è stato proprio il governo del Pdl a decidere per il passaggio forzato al digitale terrestre che ha provocato disagi in tutta Italia. E c’è anche da notare che il pagamento dell’imposta sul possesso di un apparecchio che può ricevere i canali della tv pubblica, per la sentenza del 20 novembre 2007 n. 24010 della Corte di Cassazione, non è legato all’effettiva ricezione dei programmi della Rai o dalla mancanza di interesse a riceverne.

In difesa dei cittadini colpiti dal disservizio tv si è mosso anche Giorgio Merlo, deputato torinese del PD: «Ho inviato oggi una lettera aperta al Direttore Generale Lorenza Lei per sollecitare di intervenire in modo risolutivo sulla corretta ricezione della Rai in Piemonte. Esistono ancora troppo zone, tanto nella Provincia di Torino quanto nel Piemonte orientale, che pagano a duro prezzo il passaggio dall’analogico al digitale» ha comunicato Merlo.

Intanto non è solo la cattiva ricezione a far finire la Rai nel mirino. Le rappresentane sindacali del centro di produzione di Torino sono in agitazione per il timore che molti lavori siano assegnati altrove, soprattutto Roma e Milano, ed hanno appena incontrato una rappresentanza del Consiglio regionale. La delegazione ha illustrato – attraverso gli interventi del sindacalista Gabriele Rossello e della giornalista Maura Fassio – le criticità che colpiscono la sede piemontese mettendo a rischio, oltre ai posti di lavoro diretti e dell’indotto, anche un patrimonio professionale e tecnologico unico della città, dalla quale è partita la prima trasmissione tv della storia italiana. Insomma, Torino nei primi giorni del 2012 attende risposte dai vertici romani di mamma Rai.

Fonte: perotorino.it

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