Libero e la solita campagna (elettorale) anti-canone Rai

In questo ultimo scorcio di 2011 gli organi di stampa del Pdl inaugurano la temuta campagna elettorale che ci accompagnerà (ahimè) per tutto il 2012. E lo fanno attraverso una vecchia e insipida battaglia, priva di ogni conclusione sensata, senza nè arti e nè parti, con l’unico scopo di raccogliere consensi: l’abolizione del canone Rai.

«Togliamo i soldi alla Rai», titola infatti oggi il quotidiano Libero. La minestra riscaldata anti-canone, lanciata dalla giornalista Maria Giovanna Maglie qualche giorno fa, e riproposta oggi dal direttore Maurizio Belpietro, propone questa volta un’idea a dir poco bizzarra: indire un referendum per abolire la legge che assegna a Viale Mazzini il ruolo di servizio pubblico. Senza però toccare l’imposta sul possesso di un apparecchio tv (che è una legge del 1938, e non del 1990 come scrive Belpietro, cioè l’abbonamento Rai), che non è possibile cancellare con una consultazione referendaria.

La Rai, spiega il Belpietro , «è una società per azioni di proprietà pubblica che in forza di una legge del 1975 è delegata a svolgere un servizio pubblico per il quale poi lo Stato le riconosce una ricompensa che equivale esattamente a quanto lo Stato incassa dall’imposta sul possesso della tv. Ma se noi abolissimo i commi della legge del 1975 in cui si stabilisce che sia la Rai, o comunque un’azienda statale, a svolgere il servizio pubblico non ci sarebbe più ragione di versarle quanto raccolto con il canone».

La “geniale ideona” di Libero in definitiva farebbe semplicemente un dispetto alla Rai, già in grosse difficoltà economiche, e non eviterebbe comunque ai cittadini il pagamento dell’imposta sul canone, che dal prossimo anno salirà a 112 euro. Anzi il miliardo e 600 mila euro di incassi annuali del canone ordinario e speciale (da cui mancano 740 milioni di euro di quello evaso) potrebbero essere “devoluti” (Belpietro scrive proprio così!) ad un’azienda privata che svolge un qualsiasi servizio d’informazione tv. Un modo tutto molto orginale, secondo il direttore, per aprire la concorrenza del mercato tv e togliere finanziamenti al servizio pubblico lottizzato dalla politica.

Di sicuro l’apertura del mercato televisivo italiano non si otterrà proponendo un’azione insensata nei confronti della tv pubblica, attraverso un’idea irrealizzabile e davvero ottusa che fomenta solamente il popolo che non vuole più pagare l’abbonamento Rai. Ma si potrebbe mettere in atto con delle leggi e regole precise, che tra l’altro esistono in tutti i paesi civili, che impongo dei tetti e dei limiti antitrust (valido per le tv pubbliche e private) sia per il numero di canali trasmessi, sia nella raccolta pubblicitaria. Ma chissà, forse è solo uno stratagemma surreale atto a rimpinguare le casse di Mediaset svuotate un sol colpo di 560 milioni dalla sentenza del lodo Mondadori

Scritto da