Al Jazeera studia da tv mondiale e punta sul Calcio

Al Jazeera, la televisione d’informazione della famiglia regnante del Qatar, che negli ultimi anni si è guadagnata una crecente audience internazionale, esce dai confini del mondo arabo e si prepara ad ampliare l’offerta televisiva. L’emittente araba, che festeggia i 15 anni di vita, infatti sbarca direttamente in Francia con una nuova ricca proposta sportiva: la UEFA Champions League di calcio del quale si è aggiudicata recentemente i diritti tv del mercato transalpino.

Ma non è finita. I piani editoriali di Al Jazeera, sempre in Francia, prevedono anche il lancio nei prossimi mesi di un nuovo canale all news sportivo. E non è escluso che prossimamente la tv araba di proprietà dell’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani approdi in altri paesi europei. E’ stata già ventilata l’ipotesi dell’ingresso della tv araba come partner di TI Media e La7 in Italia. L’offerta è cresciuta col passare del tempo. Ora vi sono una sezione dedicata alle notizie (in arabo e in inglese), un’altra dedicata allo sport (17 canali, di cui 15 criptati) e una terza focalizzata sui giovani. Lo sport sarà il trampolino di lancio per andare alla conquista del pubblico internazionale: un settore più neutrale delle news, si fa notare al quartier generale di Doha.

Il nuovo canale francese avrà però un altro nome, perché uno studio ha evidenziato che l’immagine di Al Jazeera a Parigi e dintorni non è molto buona. Notevole spazio avranno gli avvenimenti sportivi organizzati dal Qatar e che l’emittente trasmetterà o venderà ad altre televisioni. Basti pensare ai Mondiali di calcio del 2022 che si svolgeranno proprio nel paese mediorientale. Prima ancora sarà la volta dei campionati del mondo di pallamano, che saranno ospitati a Doha nel 2015. Cinque anni dopo sono in programma le Olimpiadi, per le quali anche il Qatar è in lizza. Un osservatore dice che la strategia per il 2022 è già chiara: la squadra di calcio del Paris Saint-Germain, di cui il fondo sovrano del Qatar è diventato azionista di maggioranza, è il ticket d’ingresso per rafforzare la presenza di Al Jazeera in Francia. Un paese che servirà da laboratorio. Un modello che, in caso di successo, potrà essere replicato in altre nazioni del continente ma pure in Australia o negli Stati Uniti.

In pochi anni Al Jazeera è diventata la voce degli arabi, rompendo il monopolio occidentale dell’americana CNN e della britannica BBC. Le polemiche non sono mancate, a causa di legami poco chiari con personaggi discutibili. La sua credibilità è stata messa a dura prova da qualche legame un po’ troppo stretto con gli islamici radicali. Osama bin Laden scelse la tv del Qatar per reagire agli attentati dell’11 settembre 2001. In occasione della caduta di Saddam Hussein due anni più tardi, la Cia trovò documenti compromettenti sulle relazioni con il dittatore iracheno. Recentemente, con la primavera araba, l’emittente è diventata la cassa di risonanza dei dimostranti tunisini, egiziani e yemeniti, trasformandosi in una radio con immagini. Un giornalista ricorda che al Cairo le telecamere erano piazzate 24 ore su 24 in piazza Tahrir e che si facevano unicamente interviste telefoniche di giovani rivoluzionari. Non si verificava alcuna notizia.

I mezzi finanziari non mancano, grazie a un budget annuale che sfiorerebbe il miliardo di dollari (767 mln euro), ma il bilancio è in rosso. Non c’è praticamente pubblicità, visto che i soldi arrivano direttamente dalle casse statali. Nei corridoi della sede di Al Jazeera nessuno è autorizzato a parlare con giornalisti stranieri. Ma, a microfoni spenti, emerge quello che da più parti si sussurra con insistenza: la credibilità è diminuita in molti paesi arabi. Un dirigente spiega che l’emiro ha capito che bisognava rimettersi in carreggiata: in caso contrario la tv avrebbe finito per perdere il suo potere di influire sull’opinione pubblica. Così è stato sostituito il direttore: a Wadah Kanfar, un palestinese vicino al movimento di Hamas, è subentrato Cheikh Ahmed Ben Jassem, un ingegnere proveniente dall’industria petrolifera. Egli ha affermato che Al Jazeera deve tornare quella delle origini: chiara e precisa. Così ha incaricato un professionista dell’emittente, Ibrahim Hillal, con un passato alla BBC, di rendere l’organizzazione più professionale, limitando la durata dei servizi trasmessi a due minuti. Per non urtare gli spettatori del Qatar, in gran parte conservatori, i toni restano un po’ islamici, ma occorre rivolgersi con attenzione agli americani, senza i quali il Qatar non potrebbe essere attivo anche in Libia o in Siria. E la versione in lingua inglese dell’emittente è uno dei sui punti di forza.

Fonte : Italia Oggi

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