I-Com: Italia tra gli ultimi paesi europei per Banda Larga

Roma – In questo particolarissimo periodo di tagli, crisi economiche e manovre, si affollano i dati e le ricerche statistiche (Studio Censis, Relazione Eurostat, studio ISTAT sulle Pmi, studi OCSE e Confindustria, indagine SOS Tariffe), che confermano ancora una volta il precario livello di sviluppo della banda larga italiana. Dati e cifre sconfortanti sulla diffusione di Internet del paese, portati in auge quasi ad indicare un percorso obbligato per la crescita e lo sviluppo del moribondo sistema Italia.

Il nuovo studio pubblicato dall’Istituto per la competitività I-Com, presentato oggi, ci relega nuovamente in fondo alla classifica europea per la diffusione delle reti di nuova generazione con un livello di 4,5 su 10 (I-Com broadband index sulle reti in fibra e mobili, Ibi), inferiore alla media (5) e lontano da paesi come la Germania (6,5), il Regno Unito (6,3) e la Francia (5,8). In testa alla classifica ci sono i Paesi scandinavi a partire dalla Svezia (8,8). Il ritardo italiano, secondo I-Com è dovuto soprattutto del basso tasso di penetrazione della broadband fissa (pari solo al 49% e in calo nell’ultimo trimestre) e alla scarsa apertura ai nuovi entranti sulla rete fissa.

Il gap con resto dell’Europa potrebbe essere recuperato però nei prossimi cinque anni (2011-2015), per i quali gli operatori prevedono investimenti in reti di nuova genetazione maggiori rispetto agli alti randi paesi europei: 948 milioni di di euro, oltre tre volte quelli del cinquennio precedente. «L’attuale basso tasso di penetrazione della banda larga in Italia potrebbe rappresentare un’ipoteca nella marcia di avvicinamento agli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale europea. Quello che è mancato in questi anni è stato un chiaro impegno da parte del Governo. In questo senso i primi segnali del nuovo esecutivo sono incoraggianti, ma vanno seguiti rapidamente da azioni concrete», ha detto il presidente dell’I-Com, Stefano da Empoli. (ANSA)

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