Il regalo di Natale del governo Monti: le frequenze tv del concorso di bellezza

MILANO –  Il concorso di bellezza delle frequenze rimarrà gratuito, purtroppo. Almeno secondo le indiscrezioni di MF – Milano Finanza. Sotto le pressioni di Berlusconi, che ieri ha dichiarato senza riserbo (e velatamente minacciato) in veste di “premium” di temere una gara sulle frequenze (che gara non è) disertata da molti, il governo Monti cede o più che altro concede il regalo da miliardi di euro alle televisioni controllate e possedute sempre dal Cavaliere.

«Temo che il problema siano i contenuti più che il costo delle frequenze – ha dichiarato sempre ieri da Marsiglia ai giornalisti Berlusconi – visto che si è sviluppata così tanta concorrenza e Sky ad esempio ha rinunciato ad una gara molto onerosa».  In realtà Sky si è ritirata dalla non-gara del beauty contest, nella quale era forse favorita per una frequenza, perchè lo stesso concorso è un grosso pasticcio sul quale imperversano numerosi ricorsi al Tar (intrapresi dalla Rai, da TI Media, da Tivuitalia e dalla stessa Sky), perchè dal 1° gennaio 2012 non avrà più vincoli UE sul satellite, e perchè avrebbe voluto influenzare con una mossa a sorpresa le decisioni sulla gara del nuovo governo. Mentre Berlusconi per difendere la sua azienda di famiglia e per fornire a Mediaset l’ennesimo “aiutino” racconta un’altra favola sulle frequenze come quella di Gina Nieri (Mediaset) pubblicata dal Corriere della Sera poco tempo fa.

In ogni modo pare deciso, i multiplex verranno dati gratuitamente in concessione agli operatori nazionali in gara con la formula ideata dagli uomini di Paolo Romani, ex-ministro dello sviluppo. Il governo Monti potrà forse rivedere solo i canoni di concessione, che hanno ora un costo irrisorio rispetto al valore di licenza reale delle frequenze tv.

Il ministro per lo Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, Corrado Passera, a margine di un’audizione congiunta Camera e Senato sulle infrastrutture ha dichiarato: «Stiamo approfondendo la questione». «Sul tema delle frequenze – ha poi detto il ministro intervenendo in audizione – non sto a ricordarvi cose che conoscete bene». Ci sono state, ha proseguito Passera, «cessioni molto vantaggiose di frequenze importanti. Ci sono lavori in corso ancora da fare – ha concluso il ministro – sia in termini di riordino che di ottimizzazione».

Il metodo discusso della non-gara in queste ore è semplice: una giuria dovrà valutare fatturato, copertura del territorio, infrastrutture di rete e numero di dipendenti di ciascuno dei soggetti (sono rimasti Rai, Mediaset, TI Media, 3 Italia, Prima Tv, Europa 7, Canale Italia) che hanno presentato la domanda di ammissione alla stessa commissione (nominata da Romani), la quale dovrà decidere la graduatoria finale. Senza nessuna competizione, senza nessuna offerta da parte delle tv. E le frequenze migliori sono assegnabili solo a Rai e Mediaset. La spiegazione che un ministro dà della posizione di Palazzo Chigi è chiara quanto brutale: «si può discutere della modalità con cui si è arrivati all’assegnazione delle frequenze digitali televisive, ma giunti a questo punto, durante la cruciale approvazione della manovra Salva-Italia in Parlamento, anche solo rimettere in discussione la procedura approvata anche da Bruxelles mette a rischio la stessa sopravvivenza dell’esecutivo, che potrebbe perdere l’appoggio del Pdl».

Alcuni tecnici ministeriali, sempre secondo l’articolo di Roberto Sommella su MF, stanno preparando un dossier sul concorso da presentare al ministro Passera. E intervistati dal quotidiano economico spiegano perchè non si può più tornare indietro: in primo luogo la valutazione da 16 miliardi delle frequenze ipotizzata da Giovanni Valentini su Repubblica è sopravvalutata, perchè secondo le stime di mercato, proporzionate anche al valore delle frequenze appena cedute alle compagnie telefoniche nell’asta LTE, i canali del beauty contest varrebbero 2,4 miliardi circa in totale. Inoltre per riformulare, rivalutare e riavviare la gara, stavolta con un’asta competitiva, bisognerebbe rifare daccapo tutti i passaggi tecnici e burocratici tra Agcom, Ministero, e Commissione europea, che dovrebbe necessariamente riapprovare un nuovo bando e un nuovo disciplinare di gara. Questo potrebbe significare mesi e mesi di procedure prima dell’apertura della gara.

Infine la commissione ministeriale è obbligata consegnare in tempi brevissimi (si dice entro Natale) i risultati della “sfilata” delle televisioni nazionali, perchè condizionata pesantemente dalle sentenze che incombono dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che potrebbero bloccare tutto e farebbero ripartire senza esitazione le procedure di infrazione inflitte allo Stato italiano dalla Commissione europea per lo scandaloso dividendo digitale costruito dalla Legge Gasparri del 2004. Pesantissime sanzioni ora congelate dall’Unione europea in attesa dello svolgimento del concorso, che in origine era stato imposto per aumentare la concorrenza nel mercato tv italiano vessato da decenni di duopolio Rai-Mediaset.

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