Switch-off Liguria: Regione e Comuni cercano fondi per adeguare i piccoli ripetitori privati

Lo Switch-off della regione Liguria prosegue senza grandi clamori. Gli annunciati disastri televisivi, almeno per ora, non si stanno verificando. E i cittadini dei comuni liguri, soprattutto quelli costieri, riescono più o meno a ricevere i nuovi canali digitali. Comunque qualche disagio c’è e si fa sentire tra l’utenza televisiva.

Alcuni disservizi si sono verificati ad esempio sulla costa a Loano, a Borghetto e anche a Pietra Ligure. In queste zone i canali Rai giungono disturbati sulle antenne dei telespettatori a causa di interferenze con le trasmissioni di Telecity Liguria. Altri problemi vengono segnalati dagli installatori nella zona di Pietra Ligure per quanto concerne la ricezione del canale locale Telecupole, che necessiterà probabilmente di interventi tecnici sugli impianti condominiali degli utenti. Altre interferenze si registrano nella stessa zona tra i canali Mediaset e il canale analogico Mtv. Ma tutti questi problemi dovrebbero risolversi a passaggio compiuto.

Le sole zone che invece continueranno, anche dopo lo Switch-off, ad avere problemi di copertura della nuova televisione digitale, sono quelle dell’entroterra e dei Comuni montani, che sono spesso serviti da “ripetitori tv di zona” installati dall’ente pubblico locale o addirittura da privati, esclusi dalla conversione in digitale. In valle Arroscia, nella Val Nervia, in Val Bevera, nella Vallecrosia e nella zona del Golfodianese si continua a non vedere la tv o ad avere grossi problemi di ricezione. Nei comuni di Valbrevenna, di Vobbia e di Montoggio si registrano i soliti e tipici problemi di non ricezione del canale di Rai 3 regionale con il TGR Liguria, mentre in alcuni casi si sintonizza perfettamente quello piemontese.

La Regione Liguria ha in cantiere uno studio per trovare la soluzione più adatta per salvare i ripetitori tv delle ex Comunità montane, ed evitare in questo modo ai paesi di restare privi di televisione terrestre. Si cercano infatti fondi tra Regione e Comuni per convertire in digitale le stazioni tv, una sessantina sparse sul territorio regionale. La Regione darebbe ai Comuni una quota fissa per ogni impianto (non è stato deciso a quanto ammonti), accollandosi quasi tutta la spesa di aggiornamento tecnico se il ripetitore è in buono stato, altrimenti il Comune dovrà provvedere all’adeguamento tecnologico con le proprie risorse.

Nelle prossime due settimane, in evidente ritardo rispetto al passaggio al digitale, partirà il censimento degli impianti locali rimasti spenti, in modo da calcolare il bacino d’utenza coinvolto e mappare il disservizio, per intervire prima laddove ci sarà più urgenza. Ma se il Comune non avrà le risorse finanziarie per contribuire all’aggiornamento, molti ripetitori potrebbero rimanere comunque inattivi e non convertiti al digitale. E questa eventualità, come al solito, costringerebbe i cittadini di queste aree all’acquisto e all’installazione a proprie spese di un impianto satellitare con decoder e tessera di Tivù Sat.

Fonte: Il Secolo XIX

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