Comizi d’Amore, a fine ottobre parte la tv liquida di Michele Santoro

In un articolo di ieri, mercoledì 28 settembre, sul quotidiano Italia Oggi,  Claudio Plazzotta ci spiega chi sono gli imprenditori, i soci e i collaboratori che aiuteranno Michele Santoro nella realizzazione di quella tv liquida (che verrà trasmessa in modalità multipiattaforma sui canali terrestri locali, sul satellite di Sky, e sul Web) che partirà a fine ottobre con i suoi Comizi d’amore.

In primis, la società con cui l’autore di Samarcanda e Annozero produrrà e distribuirà la sua trasmissione è la Zerostudio’s, fondata il 25 maggio del 2010 dallo stesso Santoro e, al 50%, da sua moglie, la psicologa riminese Sanja Podgajski, per un investimento complessivo di 100 mila euro (50 mila euro ciascuno). Questa società, lo scorso 19 settembre, ha deliberato un aumento di capitale per consentire l’ingresso di nuovi soci.

Un primo passo è stato compiuto dall’Editoriale Il Fatto (che edita l’omonimo quotidiano), che lo scorso 20 settembre ha a sua volta deliberato l’aumento di capitale per 350 mila euro, finalizzato all’acquisto del 17,58% della Zerostudio’s. Ciò significa che il capitale della scatola di Santoro è stato valorizzato per circa 2 milioni di euro. In poco più di un anno, perciò, si è passati da 100 mila euro a 2 milioni di euro. Già un bel guadagno per Santoro e signora. A Santoro e signora rimane una quota attorno al 51%, a cui si affi ancherà l’associazione Servizio Pubblico con il 24,5% e, come detto, l’Editoriale Il Fatto con il 17,58%.

La fetta restante verrà assorbita nella gran parte dalla Videa, la società di produzione di Sandro Parenzo, e per una quota minore dalla casa di produzione Etabeta. Nel frattempo è già stata annunciata la composizione del nuovo consiglio di amministrazione di Zerostudio’s (anche se da visure camerali non risulta ancora nulla): il presidente e amministratore delegato sarà Cinzia Monteverdi, socia dell’Editoriale Il Fatto, e attiva pure con la Editoriale Il Male, che ha rilevato lo scorso 27 giugno il 50%, insieme con l’altro editore Francesco Aliberti (anch’esso socio del Fatto). Nel consiglio della Zerostudio’s siederà pure Angelica Canevari, che è consigliere delegato della Videa di Parenzo. Poi ci saranno, ovviamente, Santoro e la moglie. E, infi ne, Giulia Innocenzi (in rappresentanza dell’associazione Servizio Pubblico), giornalista che già aveva affiancato Santoro, in video, nelle ultime edizioni di Annozero.

Al momento non compaiono in cda rappresentanti della Etabeta, una delle più importanti case di produzione televisiva in Italia, con teatri di posa a Roma, Napol i e Milano, e un fatturato superiore ai 25 milioni di euro. La Etabeta, presieduta da Roberto Mazzantini e guidata dall’a.d. Giulio Politi, è controllata dal Gruppo comunicazione Italia, a sua volta posseduto dalla Sasonisa, di diritto lussemburghese.

Per il nuovo programma di Santoro, Comizi d’amore, si prevedono costi di 250 mila euro a puntata. Con cinque puntate fissate da fine ottobre a metà dicembre del 2011, e, se le cose andranno bene, altre 20 puntate in programmazione per la prima metà del 2012. Il finanziamento dell’avventura editoriale sarà di due tipi: la fetta più grossa dovrà arrivare dalla pubblicità, raccolta dalla concessionaria Publishare (12 milioni di euro di fatturato nel 2010), controllata al 50% da Parenzo, e al 50% dalla Repubblicam di Enzo Campione e Fiorenza Mursia. Una parte, probabilmente minoritaria, di fondi arriverà anche dall’associazione non profit Servizio Pubblico, creata a tutela della libertà di stampa e di pensiero e che chiede ai cittadini una quota di almeno 10 euro per l’iscrizione.

Guardando l’intera operazione Santoro da un punto di vista strettamente finanziario, la sfida è improba. Sotto un profilo di audience, l’iniziativa avrà probabilmente successo, potendo contare su un popolo di aficionados che seguirà l’anchorman pure sul web, sulle tv locali o Sky, come già successo con Tutti in piedi o Raiperunanotte. Il problema è la raccolta pubblicitaria: come già dimostrato, per esempio, dal Fatto quotidiano (che vive molto bene grazie agli incassi da edicola, ma raccoglie poco dagli inserzionisti) gli investitori tendono a stare alla larga da programmi o mezzi di informazione molto schierati, di opinione. E per Publishare non sarà facile raccogliere oltre 6 milioni di euro nella stagione 2011- 2012, che peraltro si apre in uno dei momenti più duri dell’economia italiana degli ultimi 30 anni, tanto che già si ventila l’ipotesi dell’affi ancamento o addirittura della sostituzione di Publishare con Sky Pubblicità, la concessionaria della piattaforma satellitare di Rupert Murdoch.

Fonte : Italia Oggi

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