Guerra tv locali, il Ministero apre a un compromesso per evitare il black out

Continua la crociata in favore delle tv locali (cattoliche) del quotidiano dei vescovi “Avvenire” che pressa ogni “santo” giorno il ministro e il dicastero delle comunicazioni. Il rischio è che in autunno, negli Switch-off di Liguria, Toscana, Umbria e Marche, avvenga la cosidetta “tele-mattanza”, un autentico black out delle emittenti regionali e la loro conseguente chiusura.

«Non vogliamo passare per i killer delle piccole emittenti», affermano dagli uffici del Ministero dello Sviluppo economico dove in questi caldi giorni di agosto i tecnici stanno cercando alcune soluzioni per evitare il collasso di duecento tv regionali, in conseguenza dell’esproprio delle 9 frequenze (canali 61-69 UHF) da mettere all’asta della banda larga mobile per le compagnie telefoniche.

Anzi, secondo gli uomini di Romani, il Ministero sta lavorando «nell’interesse generale all’interno di una realtà complessa» come è quella del dividendo digitale televisivo italiano popolato da quasi 600 tv locali. Le associazioni e i sindacati delle piccole emittenti affermano da mesi che la sottrazione coattiva delle frequenze da parte dell’ente ministeriale potrebbe fare chiudere ben 200 stazioni locali, un terzo delle tv del comparto regionale.

Ma dal dicastero richiamano alla calma: «meglio attendere prima di fare previsioni. – dicono – Si stanno cercando soluzioni di buon senso per salvaguardare tutti». Secondo l’interpretazione di Giacomo Gambassi per Avvenire il concetto è semplice: Romani si impegna a costruire un dividendo digitale televisivo quanto più simile a quello che esisteva con l’analogico. Con tante tv locali (forse, anche se nessuno gli crede), ma soprattutto con lo stesso identico duopolio Rai-Mediaset che fagocita frequenze e canali. Lo dimostra anche il futuro esito della prossima gara del concorso di bellezza del digitale terrestre, beauty contest che assegnerà gratuitamente 6 frequenze ai soli operatori nazionali, 2 delle quali già in tasca alle stesse Rai e Mediaset.

Certo, dal Ministero ammettono che qualche sacrificio dovrà essere messo in conto. Le tv locali escluse dalle graduatorie per gli operatori di rete non potranno più conservare la propria frequenza, e saranno costrette a prendere in affitto un canale all’interno dei multiplex di terzi. Ma i collaboratori di Romani si ritengono ottimisti, contando anche sull’esperienza del ministro nel settore delle tv regionali, che come ex-imprenditore tv ha prodotto tra gli anni 80 e 90 alcuni business del porno e delle hot line attraverso delle emittenti private, come Lombardia 7, poi finite in fallimento con indagini annesse per bancarotta fraudolenta. Un vera e propria garanzia.

Intanto sono già usciti i bandi regionali della Liguria per l’assegnazione delle frequenze e della numerazione automatica del digitale terrestre per le tv locali, bocciati sonoramente dalla Regione Liguria. E oggi dovrebbero essere pubblicate anche le disposizioni per le altre due regioni prossime allo Switch-off del 2011: Toscana e Umbria.

Per Avvenire, comunque, il sistema di assegnazione dei canali e dell’LCN attraverso le graduatorie Corecom è da cambiare: perchè continueranno ad essere privilegiate le emittenti che offrono più copertura del segnale tv, un più alto patrimonio netto, più anni di longevità e un numero più alto di dipendenti. Saranno avvantaggiate cioè le reti più grandi e verranno penalizzate di conseguenza le tv di servizio, come i piccoli e “indifesi” canali cattolici.

I tecnici del dipartimento per le Comunicazioni assicurano che è aperto un dialogo tra editori e Ministero e saranno possibili piccoli ritocchi. Per l’assegnazione e la sottrazione delle frequenze in Liguria, ad esempio, si pensa di assegnare un bonus nei punteggi delle graduatorie alle reti locali che decideranno di allearsi per la condivisione delle stesso multiplex in aree differenti. Ma il caos frequenze più atteso e temuto arriverà con il passaggio al digitale terrestre delle Toscana, regione che offre un dividendo digitale di soli 18 multiplex per oltre 70 tv locali. Ed entro metà settembre il dicastero, che ha potenziato il suo personale, ha intenzione di definire le graduatorie per tutte le regioni coinvolte negli switch-off autunnali.

Di certo, affermano sempre dal Ministero, nessun Switch-off subirà ritardi o slittamenti, come invece chiedono enti locali e regionali e minacciano le associazioni delle tv locali, che accusano il dicastero di forzare i tempi tecnici atti a stilare le graduatorie Corecom, che determineranno quali emittenti locali potranno mantenere i mux e quali saranno costrette a traslocare e a modificare gli impianti. Una fretta, tipica di questa transizione italiana al digitale terrestre, che ha già causato sfaceli nel Nord Italia, e che potrebbe realisticamente causare lo spegnimento dei segnali tv delle emittenti che non avranno le possibilità tecniche ed economiche per convertire gli impianti. Nonostante gli indennizzi promessi dal governo. E allora si che potrebbe partire una pioggia di ricorsi.

Fonte : avvenire.it

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