Il digitale terrestre non cresce più. E si guarda più tv dove il segnale è analogico

Il digitale terrestre non cresce più. Almeno così dicono i dati Auditel, da prendere sempre con le pinze. Nelle regioni ancora analogiche, dove vige nell’etere la vecchia tv, il tempo dedicato alla televisione cresce, da mesi, più che in quelle regioni già digitalizzate. I dati rilevati dall’Ipsos nell’indagine di base Auditel rilevano inoltre che gli acquisti di decoder e tv per la tv digitale terrestre stanno calando per la prima volta dall’introduzione della tecnologia nei primi anni del 2000.

Il calo della teledipendenza italiana può essere spiegata dalle enormi difficoltà di ricezione dei canali digitali da parte una grossa fetta dell popolazione. La copertura della nuova televisione scarseggia, soprattutto per quanto concerne i canali Rai, ma anche quelli di Sportitalia, quelli tramessi da TI Media, e alcuni Mediaset su multiplex di terzi, anche nelle regioni all digital a causa di problemi tecnici di varia natura: interferenze, incompatibilità tecnologiche di decoder e antenne, conflitti frequenziali, ecc.

La mancanza di segnale tv coinvolge tutte le regioni all digital: dal Piemonte (ad esempio nelle zone montane del cuneese e nella provincia di Alessandria) alla Lombardia , dal Veneto orientale (dove si vede solo il TGR del Friuli e mancano numerosi canali) all’EmiliaRomagna (ad esempio Ferrara e Rimini), dalla Campania (soprattutto in provincia di Napoli) al Lazio e alla Sardegna.

Dall’ottobre 2010 al maggio di quest’anno, mese dopo mese, il consumo di televisione nelle regioni digitali è sempre inferiore a quello delle regioni “analogiche” secondo i dati rilevati dallo Studio Frasi. La tendenza al calo del consumo televisivo è causata dai fastidi continui dei segnali digitali terrestri. I telespettatori di molte aree delle regioni all digital sono stufi delle interruzioni, dei continui squadrettamenti, degli oscuramenti dei canali. Un grave disservizio che ha spinto 1 milioni di famiglie italiane all’acquisto dell’offerta alternativa della tv satellitare Tivù Sat, piattaforma quasi gratuita (necessita dell’acquisto di tessera e decoder) che trasmette poco più della metà di canali nazionali del digitale terrestre.

I dati sono impietosi: in Valle d’Aosta, da maggio a giugno, l’uso dei decoder dtt è sceso dall’81 al 74,1% mentre quello del satellite (comprendendo Sky, TivùSat e i decoder free) cresce dal 18,8 al 25,7 per cento. E anche le tv locali, inoltre, hanno avuto, tranne alcune eccezioni, un tracollo di ascolto dopo il passaggio al digitale. Quelle rilevate da Auditel – non tutte, quindi – dell’Emilia-Romagna, dal maggio 2010 al maggio 2011, dopo lo switch-off avvenuto alla fine dello scorso anno, hanno visto la loro quota di share del giorno medio scendere dallo 0,68% allo 0,31 per cento.

Un’altro dato, non del tutto inaspettato, emerge da una prima analisi del nuovo universo Auditel, a regime da agosto. Il numero delle famiglie e degli individui che compongono l’universo di quelle televisive cresce, seguendo i parametri dell’Istat. Quello che emerge dall’indagine di base, però è che, in percentuale sul totale, non solo in numero assoluto, diminuisce dell’1,12% la percentuale delle famiglie dotate di decoder o di tv con sintonizzatore integrato per il digitale terrestre. Tale percentuale è sempre cresciuta dall’inizio della transizione al nuovo sistema di trasmissione.

Fonte : ilsole24ore.com

Scritto da