L’Italia censura Internet, la Rete e il suo popolo non ci stanno

«La guerra contro Internet è una guerra contro i nostri figli», ha affermato solo qualche mese fa Lawrence Lessig a Montecitorio di fronte alle massime autorità governative. Un appello certamente non recepito dal governo italiano, cieco e sordo, che continua a sorreggere l’impero telecentrico e a porsi come nemico della Rete. Ma il paese, quello reale e virtuale, ha scoperto nel Web e in Internet il suo spazio di libertà e democrazia.

Dal 6 luglio l’Agcom (Autorità Garante per le Comunicazioni) avrà il potere di ordinare agli Internet Service Provider (Isp) di rimuovere contenuti on-line per via amministrativa sulla base di semplici segnalazioni dei detentori dei diritti, senza passare per il sistema giudiziario. Migliaia di siti potrebbero sparire da Internet, senza nessuna spiegazione per  utenti e proprietari dei siti, visto che saranno notificati solo gli Isp. Un provvedimento che poggia su basi giuridiche estremamente dubbie e senza precedenti in altri paesi sviluppati, che apre la strada a una potenziale censura su Internet generalizzata perchè senza il vaglio del sistema giudiziario.

In sintesi, secondo la delibera Agcom 668/2010 se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito può chiederne la rimozione al gestore che, in caso di richiesta  fondata, avrebbe solo 48 ore di tempo dalla ricezione per eliminare il sito dal Web. L’Agcom poi concederà altri 5 giorni per il contraddittorio tra le parti, nel caso che l’Isp non abbia provveduto alla rimozione del sito. Per i siti esteri, in casi estremi e previo contraddittorio, è prevista l’inibizione del nome del sito web», prosegue l’allegato B della delibera, lovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia».

Ma il popolo della Rete, sempre più vicino alla vita reale, non ci sta e si prepara a respingere il provvedimento censorio con gli strumenti che la stessa Internet offre, e che hanno permesso quella forte partecipazione democratica vissuta in occasione degli ultimi referendum. Una vasta rete di associazioni, studiosi, esperti e difensori del Web libero, che denunciano apertamente la censura della Rete, hanno avviato una mobilitazione che passa soprattutto attraverso Twitter, Facebook e vari siti Internet.

«L’allarme che si sta diffondendo in Rete sulle conclusioni del lavoro di Agcom sul diritto d’autore è giustificato». Lo afferma il responsabile del Forum ICT del Partito Democratico, Paolo Gentiloni. «Nei mesi scorsi l’Autorità aveva avviato una utile consultazione su Linee Guida che, accanto a positivi consensi, avevano suscitato richieste di modifica specie per quanto riguarda l’attribuzione ad Agcom di prerogative tipiche della Magistratura», sottolinea Gentiloni. «Ora di quelle modifiche si è persa traccia mentre si parla di un’improvvisa accelerazione che porterebbe a varare la prossima settimana una delibera ‘definitiva’ e non più sottoposta a consultazione pubblica. Sarebbe un grave errore». «La faticosa ricerca di un equilibrio tra libertà della Rete e tutela delle opere dell’ingegno deve proseguire senza forzature – conclude Gentiloni -. Anche perchè sul tema sarà chiamato a intervenire il Parlamento, come richiesto nelle scorse settimane da tutte le Autorità di garanzia».

«Moltissime azioni quotidiane in rete violano il diritto d’autore», spiega Luca Nicotra, segretario di AgoràDigitale, una delle associazioni che guidano la mobilitazione. «Un blogger che mette sul sito un video della sua festa di compleanno con all’interno una canzone, potrebbe ricevere una richiesta di rimozione, pena l’eliminazione automatica entro cinque giorni. Lo stesso vale per comunità di fan appassionati di Harry Potter».

La controffensiva della Rete si è spinta oltre fino all’uso di attacchi hacker dimostrativi come quello firmato ieri dagli attivisti di Anonymous che hanno mandato in tilt il sito dell’Agcom. E l’Autorità ha risposto: «E’ un gesto che danneggia tutti».  L’Agcom sottolinea che un qualsiasi provvedimento in materia di tutela del copyright sarà adottato dopo un procedimento caratterizzato dalla più ampia e interattiva consultazione e dalla massima trasparenza, e sarà aperto ai contributi costruttivi di chiunque persegua una linea di disponibilità al democratico confronto.

La realtà dei fatti però, come denuncia Nicotra, mette tremendamente a rischio la libertà di espressione in Rete: «Sarà il far west, con un approssimazione totale nella decisione di rimuovere o chiudere siti web, e decine, centinaia forse migliaia di contenuti innocenti e abusi del sistema. È questo l’ovvio risultato della censura, il motivo per cui non è mai accettabile in democrazia». Per fermare la delibera dell’Agcom è partita l’iniziativa No Censura. Una raccolta di firme e adesioni per evitare che l’Italia finisca in un incubo.

Aggiornamento 29/06/2011: Alle 14.30 del 28 giugno Ignoti hanno portato a termine un pesante attacco informatico al sito www.sitononraggiungibile.it, fulcro della campagna di mobilitazione democratica sul web contro la Delibera Agcom su diritto d’autore delle associazioni Adiconsum, Altroconsumo, Assonet, Assoprovider, rendendolo inaccessibile. L’attacco è stato diretto principalmente verso la banca dati contenente le email delle migliaia di cittadini che hanno sottoscritto l’appello per la moratoria delle regole dell’AGCOM.I sistemi di difesa dei dati hanno retto, e il sito è ora raggiungibile.

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