Scoppia il caso Tivuitalia: negato lo status di operatore di rete nazionale

Screen Service Broadcasting comunica in una nota che il ministero allo Sviluppo economico ha autorizzato la controllata Tivuitalia a veicolare contenuti televisivi in tecnica digitale nell’ambito delle reti televisive acquisite, ma ha negato lo status di operatore di rete in ambito nazionale, richiesto dalla società oltre 16 mesi fa in base al superamento della copertura del 50% della popolazione come previsto dalla Legge Gasparri del 2004.

Tivuitalia, che vanta una copertura in 18 diverse regioni e di circa il 70% della popolazione italiana, e che veicola attualmente i canali sportivi nazionali di Sportitalia, avrebbe raggiunto lo status di operatore nazionale ipso jure al termine dei 60 giorni dalla data dell’ultima richiesta, ma il ministero ha notificato in modo tardivo e improvviso il divieto di prosecuzione dell’attività. Screen Service intende quindi impugnare il provvedimento del ministeriale, «ricorrendo in via giudiziale a livello nazionale e comunitario a tutela degli interessi degli azionisti e della società».

Tivuitalia ritiene che la decisione del ministero sia ambigua e contradditoria: «deriva dal negare lo status di operatore, ma contestualmente riconoscere e autorizzare Tivuitalia a veicolare contenuti televisivi con copertura in 18 regioni e circa il 70% della popolazione italiana, ben oltre i parametri massimi che caratterizzano gli operatori locali (max 10 regioni e 49% della popolazione)». Il provvedimento infatti sembrerebbe abrogare l’articolo 23 comma 7 della Legge Gasparri 2004, ma soprattutto appare agli addetti ai lavori come l’ennessima mossa del governo, dopo la tribolata vicenda di Europa 7, per creare barriere d’ingresso nel mercato del digitale terrestre in vista del beauty contest gratuito che assegnerà 6 multiplex agli operatori nazionali.

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