Rai: il dg Lei in missione per il servizio pubblico

«Penso di avere non una poltrona ma una missione, non è uno slogan ma un modo di vedere come si gestisce il futuro della Rai», ha dichiarato Lorenza Lei, neodirettore generale della tv pubblica, nel corso dell’audizione in commissione di Vigilanza, alla quale ha partecipato anche il presidente dell’azienda di viale Mazzini Paolo Garimberti.

Un futuro però incerto e fosco per la grande Azienda Radio Tv pubblica italiana, che si porta dietro da troppi anni il fardello del pesante deficit da centinaia di milioni di euro (e perdite da 180 milioni), e che ora deve sopportare gli scandali e la corruzione del caso P4, i tagli strutturali di risorse e personale, il calo insostenibile (a favore della concorrenza) delle entrate pubblicitarie, e l’annoso problema dei mancati introiti di un canone Rai orfano di regolamentazioni.

La missione (impossibile) di Lorenza Lei è appena cominciata, e anche se ha ricordato alla commissione che «negli ultimi due anni – con il vecchio dg Masi – abbiamo ottenuto importanti risultati, con i canali multimediali, più efficienza in termini di produttività e ridotto il deficit rispetto allo scorso anno, da 118 milioni a 98 milioni», in realtà si è fatto troppo poco e male. Sono andati in fumo, ad esempio, più 60 milioni di euro con il mancato rinnovo di diritti di trasmissione con Sky, si sono ridotti del 20% i ricavi della pubblicità, nonostante il successo di ascolti realizzato dalla tv pubblica. «Penso che la Rai debba ritrovare – ha aggiunto il dg di viale Mazzini – l’identità di servizio pubblico degli scorsi anni. Il calo delle entrare pubblicitarie ha portato una correzione del budget 2011 con un taglio di 60 milioni nell’area editoriale e gestionale». E proprio qui sta il paradosso: a fronte di un ammanco da 600 milioni di euro all’anno dall’evasione del canone, il Cda della Rai pensa ha esternalizzare gli asset e tagliare il personale per ripianare il debito accumulato negli anni.

Il direttore generale, parlando del piano industriale 2010-2012, ha anticipato che «entro il 2014 saranno assorbite 1.400 persone, assunte dal bacino dei precari, e che sempre su questo tema si va aprendo la questione per 1.700 persone che pretendono di essere assunte, la prossima settimana – ha detto Lei – ci saranno gli incontri con i sindacati». Lei ha ricordato che il piano industriale 2011-2013 sarà presentato al Cda entro il mese di luglio «con non solo l’obiettivo del pareggio ma anche dello sviluppo, e per questo si deve investire – ha concluso Lei – non solo sul piano editoriale ma anche dello sviluppo».

Una strategia di sviluppo dell’azienda Rai che però si priva, nell’offerta dei contenuti, di programmi che realizzano più ascolti, che è intenzionata a vendere asset strategici come le torri di trasmissione di RaiWay, mentre una grossa parte degli abbonati non riesce a ricevere i canali digitali, e che impone pressioni politiche e ostacoli censori per la realizzazione dei programmi d’intrattenimento e d’informazione che rappresentano l’ultimo esempio di quel servizio pubblico ricordato dal dg.

Intanto l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, ieri sera ha organizzato una manifestazione di protesta al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, all’insegna dello slogan “Riprendiamoci la Rai“. Contro l’ingerenza della politica. L’iniziativa segue il solco delle mobilitazioni avviate per “liberare” l’azienda televisiva pubblica. Un bene comune quale è il servizio pubblico radiotelevisivo non può essere tenuto a un guinzaglio che si accorcia sempre più e che è nelle mani del potere politico – ha dichiarato il segretario Usigrai  Carlo Verna – La spiacevolissima percezione è quella di un Palazzo che voglia vedere la Rai sempre più annaspare in conti problematici e in norme afflittive per guasconeggiare contro gli autori e i giornalisti più liberi. Siamo sempre più convinti che ci sia una relazione tra la debolezza attuale dell’azienda di viale Mazzini e il controllo che il sistema del conflitto di interessi vuole averne».

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