Gentiloni (PD): “Alle tv locali i canali del beauty contest del digitale terrestre”

Il PD lancia una serie di proposte per sbrogliare l’intricata vicenda dell’asta LTE, che potrebbe fruttare allo Stato 2,4 miliardi di euro dalla vendita delle licenze delle frequenze tv. E che invece è totalmente bloccata a causa dell’atteggiamento ostruzionista da parte delle compagnie della telefonia mobile (che vorrebbero acquisire dei canali liberi) e anche da parte delle tv locali (che non intendono liberare le frequenze senza un adeguato indennizzo).

E siccome anche l’altra gara a beauty contest, imposta dall’UE, che assegnerà cinque (più una) frequenze alle tv nazionali non vuole proprio partire per cause ancora da decifrare, l’ex ministro per le comunicazioni Paolo Gentiloni propone una soluzione comune che risolva le due aste incompiute.

L’ingorgo spettrale, come definito da Gentiloni, può essere sbrogliato con soluzioni tecniche che potrebbero sistemare sia il dividendo digitale interno, sia quello esterno da assegnare all’uso della banda larga mobile. La prima proposta prevede un intervento per aiutare l’emittenza locale, che dovrà teoricamente riconoscere loro lo status di operatori di rete (che formalmente già hanno) e consentire la cessione di capacità trasmissiva a fornitori di contenuti nazionali (pratica attualmente vietata da una recente dispozione di legge): il nuovo regolamento dovrebbe prevedere che l’obbligo di irradiare 6 programmi (i sei canali a definizione standard che può contenere un multiplex) possa essere ottenuto sia con contenuti propri sia con contenuti di altri fornitori anche nazionali. Inoltre dovrebbe essere rimosso il vincolo a non cedere capacità trasmissiva a fornitori di contenuti nazionali controllati da o collegati con gli operatori di rete tv nazionale.

La seconda proposta di Gentiloni consiste nel ridurre il numero di multiplex che verranno assegnati nella gara per l’emittenza nazionale, riscrivendo anche il piano di assegnazione nazionale delle frequenze dell’Agcom in modo da ridurre il numero di reti nazionali e locali nella proporzione aurea di 2/3 per le nazionali e di 1/3 per le locali. In particolare i canali da riassegnare alle tv locali sarebbero i due mux del famoso lotto B del beauty contest, che (si dice) sarebbero già prenotati da Mediaset e Rai, anche per la forma molto particolare della graduatoria della gara. Contemporaneamente dovrebbe essere eliminato il vincolo d’uso sulle frequenze DVB-H (per la tv mobile), che costringe gli operatori a utilizzare la frequenza solo per la specifica tecnologia di tv in mobilità, ormai dismessa perchè ha poco mercato, per fare spazio e recuperare risorse frequenziali per le tv nazionali. Ciò consentirebbe a Rai e Mediaset di recuperare il loro quinto multiplex per l’uso televisivo digitale DVB-T. Con questa ipotesi alle tv locali verrebbero assegnati 12 canali, mentre alle emittenti nazionali 23 mux.

Infine si vorrebbe ripescare la realizzazione di una Spectrum Review italiana, lasciata cadere dall’attuale governo, con la costituzione di un catasto delle frequenze, delle infrastrutture e delle attività di coordinamento internazionale. Il compito dovrebbe essere affidato al team di gestione dello spettro dell’Autorità Garante per le comunicazioni. La proposta prevede che lo spettro elttromagnetico concesso in licenza venga pagato, sia in fase di assegnazione iniziale, che durante l’uso per mezzo di tariffe incentivanti.

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