Asta LTE: le tv locali chiedono più indennizzi o le frequenze nazionali

Marco Rossignoli (presidente di Aeranti-Corallo): «Siamo pronti a dare battaglia sia in sede italiana che europea».

La querelle tra governo, telco e le associazioni delle tv locali sull’assegnazione delle frequenze tv per la banda larga mobile si fa sempre più complicata. Da una parte ci sono le società delle telecomunicazioni in attesa del compimento dell’asta, che minacciano di abbassare le offerte per dei canali ancora occupati. Dall’altra insistono nella protesta le emittenti regionali, uniche tv in utto il paese che dovranno cedere le proprie frequenze per l’imposizione di un decreto legge. In mezzo rimangono il governo e il Ministero dello sviluppo economico che attendono trepidanti l’incasso da 2,4 mld di euro previsto per la gara, ricavi da indirizzare immediatamente verso il bilancio della Legge di Stabilità del 2011.

Le tv locali non accettano l’indennizzo del 10% dei ricavi dell’asta LTE offerto dal governo per lasciare i canali televisivi e rilanciano in occasione del Tv Forum di Aeranti Corallo: «è incomprensibile e inaccettabile – spiega Marco Rossignoli – che tutte le frequenze (ben 9, cioè i canali 61-69 UHF) vengano tolte alle sole tv locali, soprattutto in un momento in cui, con il beauty contest,  ne verranno assegnate di nuove ai network nazionali. 240 milioni di indennizzo sono una cifra irrisoria che potrebbe essere anche più bassa se arriveranno meno soldi dalle telco».

«Le stesse società tlc – continua il presidente di Aeranti-Corallo – non possono però prendersela con le emittenti regionali, perchè i problemi sono partiti dalla gestione dell’asta da parte del governo. Per questi motivi vogliamo degli indennizzi idonei ai valori di mercato delle frequenze televisive che occupiamo. E se nella sottrazione delle frequenze si mantenesse ferma alla proporzione di un terzo per le tv locali e due terzi per quelle nazionali che si è usata per l’assegnazione e al tempo stesso si tenesse anche l’indennizzo previsto, per noi potrebbe essere una soluzione, perché le tv da risarcire sarebbero meno e quindi la somma potrebbe bastare». (Corriere delle Comunicazioni)

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