YouTube: contenuti aperti con i copyleft dei Creative Commons

Con grande sorpresa sbarcano le licenze Copyleft sulla più grande piattaforma di condivisione video della Rete. Da ieri, infatti gli utenti che caricano i propri video su YouTube hanno la possibilità di adottare una licenza della famiglia Creative Commons (CC).

Nel particolare, come spiega Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro Nexa su Internet e Società e responsabile italiano di Creative Commons, dalle colonne on-line della lastampa.it, si tratta della più semplice: “scegliendola, tu autorizzi gli altri utenti di YouTube a fare ciò che vogliono del tuo video, permettendo sia il remix che l’utilizzo commerciale, a patto che venga sempre attribuita la paternità sull’opera originale”. L’opzione è ben visibile nella pagina “carica video”, quella in cui si inseriscono i dati (titolo, descrizione, tag…) del filmato che si vuole pubblicare.

Per la piattaforma video di Google è uno scatto in avanti, che arriva con tempi e modi piuttosto improvvisi, e promette di aggiungere ulteriori elementi di riflessione al grande dibattito sul diritto d’autore, alimentato dalla diffusione dei nuovi media digitali. “Mi sembra una scelta piuttosto coraggiosa”, spiega De Martin, “perché YouTube avrebbe potuto benissimo andare avanti con la propria licenza, che pochi leggono ma che tutti sono automaticamente obbligati a sottoscrivere ogni volta che caricano un video. In questo modo, il portale contribuisce invece a raggiungere quello che è l’obiettivo finale, seppur non esplicito, di Creative Commons: modificare il modo in cui la gente pensa al diritto d’autore, indurre le persone a riflettere e a cambiare mentalità, legittimando gli usi e le copie personali dei contenuti”.

Il motivo per il quale si è deciso di partire con un unico tipo di licenza rispetto alle sei previste da Creative Commons risiede nella volontà di intraprendere un percorso lineare allo scopo di semplificare l’approccio a chi possiede ancora poca confidenza con le licenze “alternative”. Il progetto è quello di procedere sulla stessa strada aggiungendo man mano altre opzioni per consentire agli autori di proporre con più flessibilità i loro contenuti a platee e mercato.

Un aspetto chiave delle Creative Commons è il remix. Alcune di queste licenze, tra cui quella disponibile su YouTube, sono studiate per rendere automaticamente legittima la manipolazione di contenuti preesistenti (una possibilità invece negata dal copyright tradizionale, che richiede l’autorizzazione caso per caso). Gli effetti della novità sono già visibili nella sezione “editor”, dove gli utenti possono cercare e remixare i video pubblicati con licenza Creative Commons (selezionando il logo dell’associazione: due C maiuscole racchiuse da un pallino). L’iniziativa di YouTube infatti si colloca nel più ampio disegno di incoraggiare la creazione di contenuti originali allo scopo di rendere la piattaforma più monetizzabile. Grazie agli accordi con PublicResource.org, Voice of America, Al Jazeera e altri media, l’archivio di YouTube offre già ben 10 mila video coperti da licenze CC.

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