Elettrosmog: il Pdl denuncia “a Lecce è emergenza salute”, ma Romani invoca più emissioni

Il Pdl denuncia: «A Lecce troppe antenne della telefonia mobile e troppe emissioni nocive, si rischia la salute dei cittadini». Ma il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani rema contro: «E’ necessario alzare i livelli minimi di emissione, sono i più bassi d’Europa».

Nel Popolo delle Libertà in questi giorni di elezioni regna decisamente la “libera” confusione. Sarà forse il caldo, o il clima di tensione, o la troppa televisione (per Berlusconi sicuramente). Ma andiamo per ordine. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e quello dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e 6 deputati del Popolo della Libertà hanno chiesto a gran voce l’avvio di un’azione concreta per  tutelare la salute dei cittadini leccesi dagli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici delle antenne della telefonia. A sottoscrivere l’iniziativa depositata ieri alla Camera, Ugo Lisi, Amedeo Laboccetta, Giancarlo Pittelli, Alessio Bonciani, Vincenzo Gibiino, Maurizio Scelli.

Nel quartiere Rudiae di Lecce insistono numerose antenne di telefonia mobile, la cui attività crea interferenze e disturbi agli elettrodomestici delle case della zona. La scorsa settimana, un consigliere di circoscrizione, Leo Ciccardi, colto da un malore non ha potuto subire l’elettrocardiogramma, perché la strumentazione era malfunzionante, a causa dell’inquinamento elettromagnetico. La preoccupazione dei deputati del Pdl corre allora “ai portatori di pacemaker“, la cui salute potrebbe essere seriamente compromessa dalle elettro-interferenze generate dalla miriade di antenne.

Purtroppo in settimana il ministro Paolo Romani, impegnato nella difficile realizzazione dell’asta LTE che assegnerà per ben 2,4 miliardi di euro 300 MHz dello spettro elettromagnetico alle società delle telecomunicazioni, si è scagliato proprio contro le norme italiane sull’inquinamento elettromagnetico, a suo dire d’impostazione ideologica e con i livelli minimi più bassi d’Europa, che limiterebbero la diffusione della banda larga mobile e che costringerebbero i gestori tlc a raddoppiare o triplicare il numero dei ripetitori.

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