Un paese fondato sul Digital Divide. La colpa? Lo strapotere del sistema Tv

Da un articolo di Carlo Infante su l’Unità del 09/05/2011:

La tag che andiamo a rilevare quaesta volta è digital divide. Significa “divario digitale“, ovvero ciò che nega le pari opportunità d’accesso alle risorse informative. Un concetto lanciato da Bill Clinton, in particolare dal suo vicepresidente Al Gore nel 1996, nel promuovere il piano delle “autostrade dell’informazione“, rilevando però la criticità dell’esclusione delle comunità entiche.

Esiste infatti un grave divario sociale tra chi ha accesso alle reti e chi non ce l’ha. Oltre al nodo infrastrutturale della connessione a d Internet nelle zone più svantaggiate, la questione si estende a ciò che viene definita la neutralità delle reti per cui tutti i servizi devono essere accessibili a tutti gli utenti, senza esercitare alcuna forma di discriminazione. In questo sense l’accesso ad Internet si declina con le garanzie democratiche, sia per l’opportunità di futuro per ampi settori dell’economia sia per il diritto fondamentale alla libertà di informazione, fino ad esendersi ad una creatività sociale capace di fare del Web uno spazio pubblico a tutti gli effetti.

Il problema è che l’Italia è sotto la media europea (calcolata su 27 Stati membri) che supera il 70% a fronte di una diffusione della connessione Internet nelle famiglie italiane di circa 59%. Per non parlare dell’utilizzo della banda larga, con una percentuale di famiglie collegate del 49%, a fronte di una media UE del 61%.

Come non pensare al fatto che chiunque utilizzi già in modo soddisfacente queste opportunità tecnologiche non possa che avanzare in termini di sviluppo? Mentre la lentezza del nostro sistema Paese nell’utilizzarle, accentua il ritardo, divaricando la forbice, distaccandoci sul piano della competitività; aggravando quel digital divide che non riguarda solo i Paesi meno sviluppati ma anche un Paese come il nostro: troppo distratto e intimidito.

Questa “timidezza” nell’approccio a Internet ha diversi motivi. Il più grave è che in Italia il sistema televisivo, legato a doppio filo con quello pubblicitaio, è troppo forte e non ha nessuna intenzione di mollare il suo predominio, ha quindi tutti gli interessi a rallentare i processi d’emancipazione rappresentati dall’accesso al Web. Emblematico in tal senso è l’investimento strabico sul digital terrestre che si è rivelato una digressione, ammantando di tecnologia digitale un rilancio incongruo dell’offerta televisiva, disperdendo risorse e attenzione politica sugli investimenti per la banda larga.

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