Italia indietro sull’innovazione digitale, ma con un popolo di teledipendenti

Nel Regno Unito l’economia di Internet vale già oggi il 7,2% del PIL, più del settore sanitario. In Francia nel 2010 vale il 3,7% ed è destinato a salire fino al 5,5% nel 2015. In Italia invece la rete incide appena per l‘1,6% del nostro prodotto interno lordo, pari a circa 32 miliardi di euro. E nel 2015 è stimato che l’ecomonia di Internet potrebbe valere tra il 3,3% e il 4,3%.

La tendenza della cresctia del PIL per i paesi a più alto tasso di investimento per l’innovazione digitale è confermata nella relazione di Francesco Sacco, managing director del centro di ricerca EntER dell’Università Bocconi, presentata ieri in occasione del convegno ‘Rinascimento digitale’ di Assolombarda. L’Italia è uno dei pochi paesi che non ha una strategia in termini di digitalizzazione (un’agenda digitale). Il resto del mondo va avanti. Negli USA ad esempio la penetrazione media della rete è al 77,4 %, e in Europa al 58,4%. In Italia è meno del 50%. Il paese è indietro e se non si reagisce immediatamente si rischia di avere un ritardo strutturale difficilmente recuperabile, che conivolgerà tutti i settori dell’economia, della cultura e della conoscenza.

Il problema però non sembra preoccupare gli italiani tradizionalmente legati ad un altro mezzo di comunicazione: la televisione. Una recente indagine condotta da Altroconsumo su 1452 consumatori conferma che il pubblico nostrano non può proprio farne a meno: quattro italiani su cinque (piu’ precisamente il 78%) hanno l’abitudine di porsi almeno una volta al giorno di fronte al teleschermo. In media nel nostro paese la tv viene guardata per 5,2 ore al giorno, quasi un’ora in più che in Belgio e circa mezz’ora in più che in Spagna. Il 35% trascorre in media più di sei ore davanti al piccolo schermo e un altro 32% dalle quattro alle sei ore.

E gli ascolti crescono soprattutto a favore delle tv a pagamento, tra Sky sul satellite e Mediaset Premium sul digitale terrestre. I dati forniti da Altroconsumo registrano che circa un terzo dei telespettatori italiani ha sottoscritto un abbonamento alla pay-tv digitale. Per quanto concerne il gradimento del pubblico sulle pay-tv, Sky vince nettamente la sfida con Mediaset Premium sulla varietà dei contenuti, sul costo del servizio e sulla qualità dell’assistenza tecnica. Fra i capitoli d’eccellenza dell’offerta Sky spiccano in particolare il numero di canali disponibili e la loro varietà in termini di contenuti. Sky supera Mediaset anche per il giudizio sulla qualità video e audio. I telespettatori non sono contenti dell’assistenza tecnica di entrambi i servizi, mentre sul fronte dei costi l’offerta Mediaset batte quella di Sky.

L’indagine Altroconsumo rivela poi che metà dei telespettatori non può acquistare l’abbonamento alla pay-tv a causa del prezzo, mentre il 39% è contrario a pagare per la tv e il 33% non sente il bisogno di tanti canali. Fra gli utenti delle tv a pagamento, invece, quasi la metà ha sottoscritto l’abbonamento per seguire lo sport, e in particolare il calcio, vero traino dei servizi pay.

Il faticoso passaggio alla tv digitale terrestre ha segnato le scelte sugli acquisti di nuovi apparecchi per vedere la televisione: il 45% dell’utenza tv ha deciso di acquistare un nuovo televisore con decoder integrato, con una spesa media superiore ai 500 euro. Quasi il 70% dei telespettatori che abitano nelle regioni che hanno fatto lo Switch-off ha acquistato un decoder esterno per ricevere la tv digitale, con una spesa media di 90 euro. La ricerca dell’associazione che tutela i consumatori rivela infine che l’82% delle persone intervistate dichiara di informarsi attraverso la visione frequente dei telegiornali.

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