Tv on Demand: da maggio Auditel monitorerà i nuovi consumi televisivi

Da un articolo di Alberto Guarnieri su Il Messaggero del 21/04/2011:

Qualcuno ha tirato in ballo Marcel Proust: tempo perduto e tempo ritrovato. Però non bisogna esagerare: solo di tempo passato davanti al televisore stiamo parlando. Diciamo allora, col supporto della moderna sociologia che si è passati dal prime time al my time.

Da 1° maggio Auditel misurerà gli asscolti televisivi non lineari, cioè quelli generati dalla visione ritardata dei programmi rispetto alla trasmissione live. La Tv on demand: quel tipo di televisione che grazie alle nuove tecnologie digitali consente la visione accessibile in ogni momento e con differenti modalità di comando. Fino ad oggi (meglio fino al 30 aprile), contava per la rilevazione solo la visione in diretta. Così come non venivano considerati gli ascolti di contenuti precedentemente registrati anche a pochi minuti dalla visione  live.

Da ora in poi, non sarà più così e, Auditel si adegua (non può fare altrimenti pena la perdita di attendibilità) a uno dei principali fenomeni che si stanno osservando con l’avvento della tecnologia digitale. Una novità che sta  cambiando tutte le abitudini di consumo dei telespettatori: la visione non lineare. Cioè la liberazione dalla schiavitù del palinsesto, dall’obbligo di guardare il programma preferito nell’orario in cui la televisione lo mando in onda.

Questo schema si chiama palinsesto e ha costituito per anni una sorta di metronomo delle nostre serate. Appuntamenti immutabili: lo stesso genere (film, telefilm, partita) alla stessa ora. Corse furiose per tornare a casa in tempo con la paura di perdere la puntata della fiction preferita. Il direttore di Rai4, Carlo Freccero, per anni maestro della controprogrammazione («So cosa manda in onda il concorrente e mi invento un programma che spiazzi alla stessa ora») ammette candidamente che «almeno nei confronti del pubblico più competente queste strategie non hanno più senso».

Quante sono le persone che guardano i programmi che vogliono all’ora che vogliono? Partiamo dal dato più rilevabile, quello di Sky, pay-tv satellitare che vive di abbonati cui cede direttamente gli strumenti tecnologici (decoder, parabola, ecc). Sky conta su 4 milioni e 800 mila abbonati. Il 30% ha il decoder MySky che consente la messa il pausa e la registrazione di due programmi contemporaneamente. E’ presumibile che chi si dota di questo decoder lo usi e parliamo, quindi, di un milione e 600 mila persone.

Mediaset ha iniziato da un mese a vendere la sua Premium Net Tv. Un servizio che trasmette i programmi appena mandati in onda dalle sue reti generaliste più un bonus di film. Il decoder compatibile scarica in streaming i contenuti da Internet. E da qualche tempo ha messo in commercio Mediaset Premium On Demand, che fornisce film e serie tv scaricate automaticamente sull’hard disk interno dell’apposito decoder on demand. Già bruciati 100 mila pezzi. Ci sono poi i vecchi videoregistratori, per dvd o vhs, presenti nel 40% delle famiglie italiane.

I programmi Mediaset sono visibili anche sul computer e qui si apre un altro capitolo ancora non quantificabile. In streaming o salvando sul disco fisso, molte persone già guardano i programmi tv (o le chicche che propongono YouTube, la stessa Mediaset e Rai Net) attraverso il  piccolo schermo del Pc o Mac. «Questa utenza – spiega Francesco Siliato dello Studio Frasi – è ancora prevalentemente di giovani tra i 15  e i 35 anni. Ma è in crescita e Auditel dovrà presto fare i conti anche con lei». Andrea Scrosati, vice presidente di Sky, commenta: «Sta emergendo una tendenza molto importante per il mondo della televisione. In tutti i paesi in cui l’ascolto non lineare è rilevato da tempo, chi ha decoder che registrano guarda molta più televisione, perchè è veramente libero di scegliere quale programma vedere e quando vederlo». E infatti il consumo televisivo, è passato dai 249 minuti medi al giorno del 2007 (dato già molto elevato) ai 268 minuti del 2011, con un aumento del 7,6%.

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