In Italia la Tv è la killer application della banda larga. E se lo dice Bernabè…

Da un articolo di Andrea Bassi su MF – Milano Finanza del 08/04/2011:

Telecom Italia è pronta a mettere a disposizione la banda larga alle emittenti televisive. Non sarà forse l’annuncio di un matrimonio ma sembra decisamente una proposta di fidanzamento. Il conterggitore è Franco Bernabè, la corteggiata è la Tv commerciale che in Italia significa soprattutto Mediaset e Rai. Sky, che ha già un accordo con Fastweb e che opera comunque sul satellite, non è detto che possa essere dlela partita.

Parlando ieri al Senato in un’audizione sul tema del futuro della rete, il numero uno di Telecom si è detto pronto a mettere a disposizione delle emittenti televisive le proprie piattaforme braodband «con l’obiettivo – ha spiegato – di favorire un’evoluzione efficiente delmercato dell’audiovisivo, creando nuovo valore per tutti i soggetti della filiera Internet».

Il patto, insomma, sarebbe questo: Telecom offre la sua rete a banda larga, le Tv commerciali mettono a disposizione la riprogrammazione dei loro contenuti, il tutto facilitato dal fatto che sul mercato stanno arrivando gli apparecchi televisivi di nuova generazione (già ci sono dei modelli Sony e Samsung) che si connettono ettamente a Internet senza la necessità di decoder o altri apparati esterni (come tra l’atltro lo stesso Cubo lanciato da Telecom).

La Tv, dunque, dovrebbe diventare la killer application per far decollare la banda larga in Italia dal lato della domanda, fino ad oggi decisamente latitante. Un’idea da tempo accarezzata proprio da Mediaset, che ha sempre visto nella IPTv il vero sviluppo della televisione con la possibilità dell’On Demand, strumento essenziale per far concorrenza proprio a Sky. Tanto che in un parere inviato all’Agcom firmato da Gina Nieri, Mediaset si è schierata per lo scorporo dell’infrastruttura Telecom con l’obiettivo di garantirsi condizioni di accesso favorevoli. Proprio quelle condizioni che, ora, Bernabè offre di sua spontanea volontà. Con un corollario, però: che la rete deve rimanere di proprietà Telecom («è un asset strategico che il gruppo deve mantenere e valorizzare»).

Ma perchè questa apertura? In realtà il partito dello scorporo della rete non è stato ancora battuto. Anzi, secondo alcuni osservatori presto potrebbe tentare il colpo di coda. L’occasione sarebbe la chiusura del tavolo Romani su Fibra S.p.a., la società per lo sviluppo della banda larga. Nei giorni scorsi cisono stati dei contatti a livello tecnico per chiarire la governance, la mission e, soprattutto, chi dovrà entrare a far parte.

La Cassa dei Depositi e Prestiti potrebbe essere della partita, ma la società guidata da Giovanni Gorno Tempini per finanziare la nuova rete ha bisogno di rendimenti garantiti e stabili. Cosa che non sarebbe possibile se la società della fibra fosse costretta (come tra l’altro prevede il memorandum of understanding) a lavorare solo nelle zone dove di fatto Telecom non ha un programma di investimento. Di tutto questo si dovrebbe discutere in un vertice che si terrà entro fine mese tra il ministro delleSviluppo Econonico Romani e gli amministratori delegati delle società telefoniche.

Durante l’audizione di ieri Bernabè ha affrontato anche altri temi. Ha chiesto certezza giuridica sul trasferimento delle frequenze del dividendo digitale esterno, quelle messe all’asta togliendole alla Tv locali e per le quali il governo punta ad incassare 2,4 miliardi. Il Tesoro ha immediatamente replicato che, grazie alle norme inserite nel decreto Omnibus, la certezza giuridica c’è e dunque gli incassi non sono un rischio. Il numeor uno di Telecom poi, ha spiegato che rame e fibra conviveranno a lungo, e che la  società nel piano triennale da 8,7 mld di investimenti, metterà sulla vecchia rete 2,1 mld. Anche Bernabè, infine, ha chiesto che pure Google, Apple e Facebook partecipino agli investimenti per la rete.

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