Agenda Digitale per l’Italia fissa le tappe per lo sviluppo

Il 21 marzo a Milano si è svolto il primo convegno organizzato da agendadigitale.org per chiedere alla politica, ma anche ai cittadini, nuove idee e un piano per la diffusione delle nuove tecnologie di Internet nel paese Italia. Sono state presentate decine di proposte, che saranno esaminate da otto gruppi di lavoro.

L’articolo di Claudio Leonardi sulla stampa.it del 22/03/2011:

Si è svolto ieri a Milano, presso l’università Iulm, il convegno di “medio termine” di agendadigitale.org, gruppo di pressione che si è riunito attorno alla richiesta, alla classe dirigente del nostro Paese, di dotarsi di una strategia organica e lungimirante per la diffusione delle tecnologie digitali nel tessuto sociale ed economico.

Sono passati 48 giorni da quando i promotori dell’iniziativa, una compagine eterogenea (21 mila aderenti finora) lontana da intenzioni lobbistiche e ancora meno corporative, ha pubblicato, tramite autofinanziamento, un appello alla politica su una pagina del Corriere della Sera. La richiesta era semplice: ci si organizzi per traghettare l’italia nell’era di internet e del digitale. Richiesta semplice, ma risposte complicate: perché l’appello non si rivelasse velleitario, Agendadigitale ha deciso di darsi la scadenza di cento giorni prima di valutarne l’impatto. Giorni che ha anche scelto di nutrire con iniziative pubbliche e individuali, trasformando ieri l’aula magna dello Iulm in un autentico laboratorio di idee, da tradursi in proposte concrete al prossimo forum della Pubblica Amministrazione.

Il bilancio provvisorio non racconta di grandi iniziative della politica: qualche esponente, anche autorevole, ha speso parole di impegno e di adesione, ma poco di concreto si è visto. Eppure, come ha spiegato Lucilla Sioli, capo unità dell’unità INFSO.C4 (Economic and Statistical Analysis), la traccia per lavorare c’è. E’ l’Agenda Digitale Europea, che si propone obiettivi numerici sostanziali perché i prossimi anni colmino il digital divide che affligge ancora il vecchio continente rispetto agli esempi statunitensi e giapponesi.

Tutti gli europei connessi” è l’obiettivo della commissaria europea Neelie Kroes, deputata olandese del gruppo Popolare, che intende, con questo slogan, dare a tutti i cittadini dell’Ue una connessione veloce a costi contenuti. L’Italia ha una storia specifica, che la relega spesso (ma non sempre) tra le ultime posizioni europee quando si tratta di misurare la conversione al digitale della società e dell’economia. Colpa, si dice, di un’età media troppo alta, ma anche di un problema culturale che Mario Dal Co, Direttore Generale Agenzia per la diffusione dell’Innovazione, riassume nell’ossessione “formalistico-giuridica” della nostra burocrazia e della classe dirigente stessa.

Il lavoro da fare non è solo tecnico e infrastrutturale, anzi. In Europa la banda larga (sia pure con velocità non altissime) raggiunge circa il 94% dei cittadini, anche se l’obiettivo posto dall’Agenda digitale europea prevede una copertura del 100% entro il 2013, che coinvolga finalmente anche le zone rurali, e per il 2020 una banda passante garantita di 30 Megabit al secondo. Ma fatta la rete, per parafrasare Massimo D’Azeglio, bisogna fare gli utenti.

In Europa esiste un 30% di cittadini che non si è mai avvicinata a internet, percentuale che in Italia salirebbe circa al 40% (dati dell’anno scorso). Il 50% degli utenti realizza acquisti online, ma solo l’8% di questi acquisti avviene in altri Paesei dell’Unione. C’è poco da stupirsi se si pensa che il 60% delle transazioni transfrontaliere fallisce per ragioni tecniche o legali. Troppe diverse, ancora, alcune regole del mercato, come per esempio le licenze copyright: un musicista che voglia avendere le proprie canzoni in europa ha bisogno di 27 diverse licenze, una per ogni Stato!

Molti i fronti sui cui lavorare: da quello della sicurezza informatica per aumentare il livello di fiducia negli acquisti online, alla normativa sulla privacy, alla creazione di standard che garantiscano la famosa “interoperabilità”, vale a dire la possibilità di dialogare tra sistemi tecnologici, ma anche giuridici. Un’esigenza particolarmente sentita, per esempio, nel settore della sanità, ma anche in quello della partecipazione agli appalti pubblici in tutta l’Unione Europea. Da questo punto di vista, spiega la Sioli, in Europa esistono già progetti sperimentali chiamati Cip, che si spera diano frutti nei prossimi anni.

In questo fermento, però, c’è spazio anche per le idee che arrivano dal basso. E Agendadigitale.org si farà carico, in economia di mezzi e con l’ausilio di solo lavoro volontario, di raccogliere e organizzare gruppi di lavoro su sette fondamentali argomenti: dalla ricerca e sviluppo alla creazione di un mercato digitale unico, dall’alfabetizzazione alla creazione di reti veloci. Molti gli interventi nell’ambito del convegno, tra cui quello di Juan Carlos De Martin, firma nota ai lettori de La Stampa, che ha affrontato il tema della riforma del diritto d’autore e dei piani di stanziamento di fondi per lo sviluppo del digitale in Italia.

Torino era presente anche con l’iniziativa Torino Open Gov, presentata da Fabio Malagnino, una sorta di impegno per i candidati alla guida del capoluogo piemontese per la pubblicazione online di tutti i dati che riguardano il comune, ma anche un programma in cinque punti che prevede, per esempio, la creazione di reti Wi-Fi libere e l’inserimento nello statuto della città del diritto all’accesso alla Rete.

La parola “partecipata” e “dal basso” suscitano quasi sempre il consenso dalla platea, che ascolta proposte (credibili) perché siano i cittadini a provvedere alla stesura della fibra ottica nelle città, e non le aziende di telecomunicazioni, per permettere il riciclo di computer a favore delle scuole, per raccogliere online il patrimonio quotidiano delle lezioni universitarie e per la creazione di una banca unica per l’innovazione. C’è anche chi invoca, su tutto, il metodo di Pietro il Grande quando impose la rasatura ai suoi nobili per avvicinarli all’Europa: l’innovazione, è il messaggio, qualche volta va imposta, spegnendo le vecchie tecnologie. Si è fatto per passare al digitale terrestre e per radicare l’autocertificazione nei burocrati restii. E’ sempre giusto darsi scadenze, come quella dei cento giorni di Agendadigitale.org. Ne mancano ancora cinquanta.

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