Digitale terrestre, quanto pesa alle tasche degli italiani?

«Vedere il digitale terrestre è semplicissimo. – dicevano – Basta acquistare un decoder, collegarlo e sintonizzare!».  In questo modo, imperterrite, professano ancora ai cittadini le pur scarne campagne d’informazione governative sul passaggio alla tv digitale. Ma a fronte degli infiniti problemi che da mesi tartassano i telespettatori frustrati che vorrebbero guardare semplicemente la televisione, si domandano in molti: Ma il digitale terrestre non doveva essere a costo zero per gli utenti? Ecco l’opinione di Remigio del Grosso, Segretario Nazionale Lega Consumatori estratta da un articolo della rivista Millecanali:

«È la favola degli impianti di antenna che non avrebbero dovuto essere sostituiti. Il segnale digitale, invece, per essere ricevuto adeguatamente, ha bisogno (in molti impianti, ma non in tutti – n.d.r.) di un’antenna di nuova generazione ad ampio raggio di azione (i ripetitori delle varie emittenti spesso sono situati su diverse postazioni anche molto lontane tra di loro), che preveda anche appositi “filtraggi” che consentono la cosiddetta “taratura” dei canali (il segnale di alcune emittenti è troppo forte, mentre quello di altre è troppo debole). I cavi, inoltre, devono essere in perfette condizioni, altrimenti quando piove si bagnano e la Tv si vede “a quadretti”.

D’altronde, basta leggere quello che consiglia la Rai agli antennisti sul proprio sito, sin dall’inizio del passaggio al digitale, per rendersi conto della complessità, ed onerosità, dell’adeguamento: “Negli impianti centralizzati di tipo “canalizzato” (per esempio gli impianti condominiali), e comunque dove sia previsto un filtraggio di canale, occorre adeguare la banda passante del filtro, altrimenti i mux DTT “non passano”.

Occorre assicurarsi, inoltre, che le centraline siano in buono stato (evitare possibili sbalzi di tensione). È opportuno verificare l’integrità di cavi e bocchettoni: l’attenuazione introdotta sul segnale in ingresso in antenna deve essere in linea con quella dichiarata dai produttori della cavetteria stessa. È necessario controllare che il MER non venga degradato nel trasporto del segnale. Si deve prestare attenzione alla distribuzione RF nell’abitazione dell’utente: ciascuna presa d’antenna deve fornire livelli di potenza di campo e MER adeguati al funzionamento del decoder che si intende utilizzare su quella specifica presa (fare un collaudo)”.

Anche il Dipartimento Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, anzichè stipulare improbabili accordi con le associazioni degli antennisti per tentare di calmierare i prezzi, avrebbe potuto proporre la detrazione dalla dichiarazione dei redditi delle spese di adeguamento al digitale, anche per evitare che gli utenti pagassero in nero oltre 300 euro per il cambio di antenna.

Anche i decoder digitali non sono tutti uguali. Di solito, quelli incorporati nei tv Lcd più commerciali ed economici, sono meno potenti degli apparati esterni. Quindi anche in questo caso, chi risparmia, spreca.
Ma è tutta l’operazione che è stata gestita con l’approssimazione tipica italiana, se si pensa alla querelle – ancora non sopita – dell’LCN (la numerazione automatica dei canali), alla mancata vigilanza sulla qualità dei televisori digitali messi in commercio (alcuni dei quali non permettono il riordino dei canali), mentre si è ancora in attesa di una classificazione dei decoder da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Prima o poi, si spera, il Digitale Terrestre si vedrà dappertutto: ma quanto sarà costato agli utenti, in frustrazione e soldi?».

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