Asta LTE, governo prepara nuova legge anti-ricorsi tv locali

Da un articolo di Enrico Grazzini su Il Corriere Economia del 21/03/2011:

Si complica il pasticcio delle frequenze (per la banda larga mobile – n.d.r): tanto che probabilmente Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico (capace di contraddirsi nel giro di un paio di giorni sui temi del nucleare – n.d.r), sarà costretto a proporre a breve una nuova legge per l’assegnazione delle frequenze con l’obiettivo di evitare il rischio (concreto) che salti l’asta da 2,4 miliardi di euro.

La Legge di Stabilità elaborata da Giulio tremonti prevede infatti che entro settembre nella casse del Tesoro italianao entrino almeno 2,4 miliardi di euro grazie alla gara per i gestori mobili delle frequenze attualmente occupate dalle emittenti locali (e in parte anche dal Ministero delle Difesa). (Ricavi miliardari che a detta degli stessi operatori tlc e dei rappresentanti delle tv locali sarebbero abbondantemente sovrastimati – n.d.r).

Il problema per Romani è proprio questo: le frequenze da assegnare ai gestori mobili sono ancora tutte occuppate. E se non cambieranno le regole di assegnazione, con una legge apposita o con decreti a prova di ricorso ai tribunali amministrativi regionali, sarà praticamente impossibile liberare le frequenze occupate dalle tv locali (che in verità il Ministero ha scelto in modo selettivo escludendo i canali nazionali – n.d.r) e potrebbe saltare anche il passaggio completo dalla televisione analogica a quella digitale (i famosi Switch-off – n.d.r) nelle regioni (Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) nelle quali le frequezne devono ancora essere assegnate.

La situazione è complessa: una parte delle frequenze che andranno all’asta (quelle a 2,6 GHz) è in mano al ministro della Difesa Ignazio La Russa che non vorrebbe darle a Romani senza avere in cambio alcuna ricompensa. Le frequenze migliori e di gran lunga più pregiate (9 frequenze sugli 800 MHz che la Commissione UE ha deciso di assegnare in tutta Europa ai gestori mobili per la banda ultralarga di quarta generazione) nelle regioni già passate alla tv digitale, sono già state assegnate da Romani alle tv locali (la maggior parte ma non tutte – n.d.r) in cambio delle frequenze analogiche prima utilizzate dalle emittenti: e le tv locali ovviamente non vogliono mollare le frequenze digitali appena ricevute (anche perchè il governo ha tagliato le sovvenzioni per il comparto e ha disposto alcune leggi, come l’impossibilità di affitare le frequenze ai network nazionali, che penalizzano fortemente il settore regionale – n.d.r).

Finora il criterio di assegnazione alle tv locali era semplice: una frequenza digitale per ogni frequenza analogica prima utilizzata. Ma adesso le emittenti locali risultano molto più delle frequenze disponibili (prima era 27, ora sono 18 sempre a causa delle scelte sconsiderate del governo – n.d.r). Dovrebbero allora cambiare tutti i criteri di assegnazione. E le nuove regole dovrebbero esssere a prova di bomba perchè altrimenti potrebbero esserci decine di ricorsi al TAR da parte delle tv locali. Per questo motivo probabilmente il governo dovrà ricorrere a una legge per creare nuovi meccanismi selettivi di assegnazione delle frequenze. Per Romani è una corsa contro il tempo, l’asta si dovrebbe tenere entro settembre e non sarà facile risolvere il rebus entro scadenza.

Ma Romani deve affrontare anche un altro problema ancora: dopo il parere positivo del Consiglio di Stato sull’ammissibilità di Sky alla gara (gratuita) per assegnare sei nuove frequenze alle televisioni nazionali, tra cui Rai e Mediaset, dovrebbe finalmente indire la gara (beauty contest – n.d.r.) : ma deve affrontare le critiche simultanee delle tv locali e dei gestori mobili. Le prime denunciano il grande privilegio dei grandi broadcaster nazionali. Secondo Marco Rossignoli, presidente dell’associazione delle emittenti locali Aerenti-Corallo, «se le sei frequenze non venissero date gratis alle tv nazionali, lo Stato incasserebbe più di quanto ricava dalla cessione ai gestori mobili delle nove frequenze digitali già assegnate alle tv locali». I gestori mobili, con meno clamore, pongono al governo un semplice quesito: perchè devono pagare 2,4 miliardi per le frequenze digitali mentre le tv nazionali le hanno gratis?

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