Consiglio di Stato: Sky può andare sul digitale terrestre (di nuovo)

Sky può partecipare alla gara di assegnazione dei mux del digitale terrestre (di nuovo). Lo dice anche il Consiglio di Stato, tirato in ballo da una strana richiesta del Ministero dello sviluppo economico.

Non era proprio necessaria un’ulteriore conferma, dopo il via libera della Commissione Europea e dell’Agcom, ma per il ministro Romani accertare il concetto del principio di reciprocità tra Stati, all’interno del contesto di un’asta pubblica (quella delle frequenze tv imposta dall’Unione Europea), era di fondamentale importanza per capire quanto Sky fosse ammissibile o no nel mercato della piattaforma del digitale terrestre.

Il Ministero dello Sviluppo economico quindi non può modificare le decisioni dall’Agcom, che hanno ammesso Sky Italia come concorrente del beauty contest per 6 frequenze del digitale terrestre, e non può escludere le imprese partecipanti in base della nazionalità extra-europea delle loro controllanti.

Sky Italia è controllata in parte della multinazionale dell’informazione dalla News Corp di Rupert Murdoch, che ha sede negli USA. Romani con la sua ardita richiesta , per escludere il concorrente di Mediaset sul mercato del dtt, ha cercato di aggrapparsi ad alcuni cavilli ed interpretazioni del concetto di società controllata e nazionalità di un’impresa dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, rimanendo seccamente smentito sia dall’Agcom sia dal Consiglio di Stato (qui il documento), il quale ha sottolineato che l’UE ha abolito le restrizioni del regime transitorio delle licenze a favore dell’autorizzazione generale già da tre anni e inoltre ha aggiunto che il Ministero dello sviluppo economico non ha nessuna influenza e autorità sulla definizione delle procedure di gara e sui soggetti legittimati a parteciparvi. Il Consiglio di Stato è intervenuto infine per notificare che quello del Ministero sarebbe “un intervento manipolativo delle condizioni che solo l’Agcom può stabilire“. Insomma la richiesta di Romani è stata bollata come “interferenze politica” non ammissibile.

Il parere dell’organo supremo costituzionale della Repubblica italiana forse mette fine, dopo i mille ricorsi condotti dal governo e da Mediaset (ma anche da Telecom Italia Media), alle strategie di ostruzionismo nei confronti dell’ingresso di Sky come operatore del digitale terrestre, già ampiante regolato dalla Commisione europea che ha limitato l’azione del monopolista del satellite sul digitale terrestre a 5 anni su un solo multiplex con canali esclusivamente in chiaro.

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