Dipendenti Rai Way scrivono a Romani: stop alla vendita, a rischio il passaggio al digitale terrestre

Per la Rai è tempo di tagli. A fronte di un grave indebitamento, che si aggira intorno ai 130 milioni di euro per il solo  2010 e tende a cresce esponenzialmente negli anni a venire, è stato avviato un piano industriale che prevede un periodo di austerity e numerose esternalizzazioni di importanti asset dell’azienda pubblica. Il piano redatto dal direttore generale Mauro Masi ha pianificato inoltre la cessione della rete di stazioni trasmittenti di Rai Way stimando un ricavo di 300 milioni di euro derivante dalla vendita dell’intero asset. I sindacati Rai, dopo lo sciopero generale del 10 dicembre del 2010, sono sul piede di guerra, compatti nel portare avanti la vertenza contro il nuovo piano industriale.

I dipendenti di Rai Way, attraverso una lettera aperta rivolta direttamente al ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani, descrivono i grandi sacrifici che il personale opera per garantire il passaggio alla tv digitale terrestre nei tempi dovuti, e denunciano a quali rischi si va incontro se si attuerà la vendita delle torri trasmittenti di Raiway.

Egregio, Ministro dello Sviluppo Economico con delega sulle Comunicazioni, On. Paolo Romani,

Le scriviamo per descriverle la difficile condizione in cui ci troviamo e la situazione in cui siamo costretti a lavorare. Noi siamo i dipendenti di Rai Way, società del gruppo Rai che si occupa della gestione della rete di trasmissione e diffusione dei segnali audio-video del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. Ci permettiamo di scriverle, soprattutto, per quanto da Lei dichiarato in più occasioni, in merito all’importanza del passaggio al Digitale Terrestre, la centralità dell’utilizzo e della diffusione delle nuove tecnologie per il Paese.

Lei saprà che Rai Way ha impegnato ingenti risorse economiche, anche concesse dal governo, per realizzare il passaggio alle nuove tecnologie (circa 400 milioni di euro sino ad oggi), ed ha impegnato tutti noi in un pesante lavoro, di alto livello professionale, per “convertire” gli impianti e per garantire alla Rai la transizione così come definito dalla legge 112/2004. Da parte nostra, per svolgere nei tempi dovuti, entro dicembre 2012 (o forse come Lei ha ipotizzato entro dicembre 2011), il processo di transizione al DTT, abbiamo acconsentito a livelli di flessibilità e disponibilità operative al limite del normativamente permesso, anche mettendo in secondo piano la nostra vita privata. Abbiamo dato disponibilità all’Azienda, per mesi, a spostarci su tutto il territorio nazionale, per consentire ai territori impegnati nello switch-off la realizzazione del passaggio; sopperendo a mancanze di personale, di conoscenze e alle volte di tecnologie; riducendo oltretutto l’utilizzo degli appalti, scelta che, condivisa tra azienda e organizzazioni sindacali, ha prodotto un risparmio per l’Azienda valutabile in milioni di euro.

Oggi, il Piano Industriale elaborato dai vertici aziendali, contro il quale i lavoratori, Rai Way e Rai, il 10 dicembre hanno compattamente scioperato, sta mettendo in campo la vendita degli impianti, strumenti indispensabili per la nostra attività. Lei saprà che l’ipotesi di vendita delle stazioni trasmittenti di Rai Way (si dice per 300 milioni), è sul tavolo del Ministro dell’Economia e delle Finanze, l’On. Giulio Tremonti.

Ministro Romani, ci rivolgiamo a Lei sottolineando che dare seguito a tale scelta industriale, oltretutto in un momento di transizione delicatissimo, al solo fine di fare cassa e risolvere temporaneamente i problemi di bilancio della Rai, vuol dire: gettare via finanziamenti pubblici e un lavoro fin qui ben fatto, delle professionalità importanti, e mettere a dura prova la disponibilità sino ad ora concessa da noi lavoratori, con l’effetto di esporre ad un rischio elevato i tempi della realizzazione del digitale terrestre del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. Siamo convinti che la scelta prevista nel piano industriale 2010-2012 , se si concretizzerà, porrà le basi per condizionare fortemente, nel futuro prossimo, la tenuta industriale, non solo di Rai Way, ma dell’intero gruppo Rai. Crediamo che la vendita degli impianti, implicita rinuncia del Cda a consentire alla Rai (Rai Way) di essere il “primo” operatore di rete nazionale, lasciando di fatto tale opportunità ad un soggetto privato o pubblico che sia, comporterà: il pagamento di un canone annuo, dettato dal mercato e dal “nuovo” gestore della rete, per l’utilizzazione delle antenne (nel 2009 Rai ha pagato a RaiWay 165 milioni di euro); la perdita di proventi (39 milioni col bilancio 2009) derivanti dalle ospitalità di altre broadcasting nei cespiti di proprietà (in costante crescita – si desume dai bilanci degli ultimi anni); la perdita della gestione diretta di una rete capillare costruita e modernizzata con risorse pubbliche; senza tralasciare che tale scelta costituirà, per ciò che ci riguarda direttamente, la necessità di riconvertire ad altra funzione 650 risorse, professionalmente insostituibili per la gestione degli impianti, sminuendo di fatto l’importanza anche economica del nostro lavoro.

Per aggiungere elementi importanti alla nostra riflessione vorremmo citare il suo predecessore, il ministro Maurizio Gasparri che, nel 2001, rigettò la vendita del 49% della proprietà di Rai Way (per 400 milioni di euro), con queste motivazioni: “L’interesse a mantenere in capo alla Rai impianti di un così rilevante interesse strategico anche per la sicurezza; i dubbi circa la congruità del valore attribuito agli impianti, che risulta eguale a quello attribuito dall’Iri nel 1991; la pesante portata dei patti parasociali che assegnavano al socio di minoranza poteri di indirizzo addirittura superiori a quelli della Rai, socio di maggioranza” (resoconto stenografico, Senato, 8° commissione permanente lavori pubblici, comunicazioni seduta dell’13-11-2001)”.

Concludiamo dicendo che, da parte nostra, non vi è la preoccupazione solo per i posti di lavoro, tanto importanti in un periodo di crisi com’è quello attuale, non vi è neppure la sola volontà di conservare il nostro mestiere a cui tanto teniamo, ma c’è, oltre al desiderio di rimanere, per motivi affettivi e professionali, dipendenti di Rai Way in Rai, l’idea di conservare per l’Azienda quelle caratteristiche e quelle potenzialità proprie di ogni Servizio Pubblico Nazionale e a pieno titolo Società Per Azioni in competizione sul mercato. Con quanto detto vorremmo sensibilizzare Lei e l’interno Governo, auspicando che la Vostra determinazione sia aiutata dalle nostre, seppure sintetiche, argomentazioni.

Le chiediamo con la presente, un autorevole pronunciamento che allontani la paventata ipotesi di cessione degli asset di Rai Way, pregandola cortesemente di intervenire, nonostante i suoi molti impegni, rapidamente. Deve sapere che a giorni si discuterà, tra Rai e organizzazioni sindacali, dei contenuti del Piano Industriale, tema complesso e articolato nel quale, purtroppo, è prevista “la cessione ad un operatore di mercato degli asset e della gestione delle componenti passive delle torri” che tanto ci preoccupa e che ci ha portato alla stesura di questa lettera.

Cordiali Saluti,

I lavoratori di Rai Way

A difesa dei dipendenti di Rai Way sono intervenuti il 13 gennaio scorso i senatori Felice Belisario e Pancho Pardi dell’Italia dei Valori che rivolgendosi al ministro per lo sviluppo economico hanno proposto un’interrogazione in Senato che chiede di riconsiderare l’autorizzazione alla cessione delle torri, rispetto all’attuale grave esposizione finanziaria della Rai, alla rinuncia ai probabili ricavi, alla perdita del controllo di un asset strategico, all’attuale valore stimato ed ai costi dovuti all’operatore terzo per tutti i servizi di diffusione, trasmissione, collegamento, fonia ecc., svolti da Rai Way.

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