Banda Larga nel mondo: l’Italia è al 26° posto

Da un articolo del 21/02/2011 su La Repubblica Affari&Finanza:

Lo sviluppo della banda larga passa in Italia attraverso due percorsi paralleli: da un lato l’azzeramento del digital divide, per permettere a tutti gli italiani un collegamento a Internet a una velocità compresa tra 2 e 20 Megabit/s entro il 2012, e dall’altro lo sviluppo della banda larga ultraveloce per portare il collegamento a 100 Mbit al 50% della popolazione entro il 2020, secondo le indicazioni dell’Unione Europea. Ma entrambi i percorsi stanno avanzando lentamente anche a causa della scarso impegno del governo.

Nel 2009, per colmare il digital divide, il governo aveva stimato un investimento complessivo pari a 1,4 miliardi di cui 800 sarebbero stati messi a disposizione dallo Stato, risorse bloccate per ragioni di bilancio a causa della crisi e ridottesi progressivamente a soli 100 milioni dai fondi FAS, come annunciato dal ministro dello sviluppo economico Paolo Romani. (n.d.r – recentemente il governo ha ridotto ulteriormente i fondi FAS per lo sviluppo della banda larga sottraendo all’interno della legge Milleproroghe altri 30 milioni di euro da assegnare ai lavori degli Switch-off del 2011 della tv digitale terrestre).


Il progetto va di pari passo con quello della banda ultraveloce, che si sta sviluppando a macchia di leopardo grazie agli investimenti degli operatori privati nelle zone più remunerative come Roma o Milano o con iniziative pilota come quella del Trentino di Telecom Italia, o per la banda ultraveloce mobile in cui sta investendo Vodafone.

Esistono molti sistemi per valutare il digital divide di una nazione rispetto ad altre più evolute. La classifica forse più significativa è quella elaborate dal Said Business School della Oxford University, che mette insieme diversi parametri per fornire un punteggio indicativo finale. Sono 14 i paesi – sui 72 analizzati – già pronti per l’Internet del futuro. L’Italia non è fra questi, anzi: il nostro paese è al 26esimo posto fra i primi 30. Il punteggio dell’Italia in termini di qualità della banda larga è, sì, migliorato rispetto ai 68 punti del 2009 e ai 63 del 2008, ma il nostro paese è nel gruppo di quelli che riescono appena a soddisfare gli attuali bisogni di connettività, e il distacco dai leader della classifica è notevole.

Neanche una città italiana figura inoltre tra le 38 che dispongono di una qualità di banda sufficiente per essere predisposte a diventare comunità intelligenti e sempre connesse: ce ne sono 18 europee, ma nessuna italiana. Il nostro paese, del resto, non fa bella figura neanche sul fornte della banda larga mobile, la cui qualità,  livello globale, è migliorata significativamente, con il 10% degli utenti che può già usufruire di un’esperienza comparabile a quella della banda larga fissa.

Secondo i dati di Eurostat (l’ufficio statistico comunitario), meno della metà delle famiglie italiane (il 49%) dispone di Internet a banda larga. Una percentuale che ci colloca ben al di sotto della media europea (61%). Dal 2006 al 2010, infine, la percentuale di famiglie europee con connessioni Internet a banda larga è raddoppiata, passando dal 30% al 61%. Noi siamo ancora lontanti.

Secondo il Rapporto RIIR 2010, il primo rapporto sull’Innovazione nell’Italia delle Regioni, promosso dal Cisis (Centro Interregionale per i Sistemi Informatici, Geografici e Statistici) e da Forum PA che dettaglia la copertura in banda larga dei territori, scopriamo che il nostro paese è così indietro sulla banda larga rispetto al resto del mondo perchè ha una diffusione ed una copertura incostante, con punti di eccellenza (sopra la media europea) e regioni al di sotto di ogni aspettativa.

In questo senso infatti lo studio ha rilevato regioni come il Lazio con più del 75% delle linee, la Campania con il 72%, la Liguria con il 69,5%, la Lombardia con il 63%, la Sicilia e la Puglia con circa il 62%, l’Emilia Romagna con quasi il 61% con una copertura relativamente buona. Mentre in altre regioni ha rinvenuto un divario digitale infrastrutturale ancora molto forte: la Valle d’Aosta, ad esempio, ha una copertura in banda larga del 43% , il Molise 39%, la Calabria 36%, e la Basilicata 34% di copertura.

Per quanto concerne la diffusione di Internet (che inquadra anche la disponibilità per le famiglie di personal computer, connessione a internet da casa e connessione larga banda) il Rapporto, riprendendo dei dati ISTAT, dimostra chel’Italia può vantare solamente una manciata di regioni (Lazio, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento) con un’alta penetrazione; incredibilmente alcune regione del ricco nord sono sotto la media nazionale (Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria), mentre solo la Sardegna spicca sopra la media nazionale di diffusione delle rete in tutta l’area del Mezzogiorno.

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