Nuova richiesta al Consiglio di Stato per Sky sul digitale terrestre. Romani ritarda ancora il beauty contest

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, si dice. Il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani si sta applicando duramente per confutare il vecchio proverbio, lasciando per i corridoi e gli uffici del Ministero le tracce del suo ambiguo operato.

Da mesi il ministro si affretta a rincorrere l’esordio della gara di assegnazione delle frequenze tv (beauty contest), richiesta a gran voce anche dall’UE, ma sotto sotto continua l’insistente e alquanto sospetto lavoro oscuro per estromettere dall’asta pubblica il concorrente numero uno (Sky), temuto e odiato, e ora anche unico, dell’amata e protetta azienda tv di famiglia (Mediaset).

Ieri mattina infatti il Ministero per lo Sviluppo economico, nonostante gli annunci del ministro sull’imminente preparazione del bando di gara (pochi giorni fa dichiarò due settimane), ha nuovamente presentato al Consiglio di Stato un altro quesito sul principio di reciprocità «in tema di attribuzione dei diritto d’uso delle frequenze radio per la diffusione televisiva». Dato che il primo era stato respinto dal Consiglio perchè formulato «in termini generali e sintetici» e «privo di un’argomentata illustrazione dei punti problematici».

Il governo e il suo organo competente del MSE cercano in tutti i modi di chiarire (e invalidare) la partecipazione dei concorrenti extracomunitari al beauty contest per i 5 mux del digitale terrestre, e quindi anche e soprattutto quella di Sky, anche se già da tempo è stata approvata e certificata dalla Commissione Europea.

Il nuovo quesito – spiega Romani – è più dettagliato, e cerca di individuare gli aspetti controversi nell’investitura di un’azienda con sede extra-UE alla partecipazione della gara,  «senza però citare mai Sky». Anzi, secondo il Ministero, lo scopo è quello di accelerare i tempi per il bando di gara: «In caso di errore nella formulazione – spiegano i funzionari del dicastero– un ricorso potrebbe fermare il beauty contest. E d’altra parte è fondamentale che non ci siano dubbi interpretativi perché è la prima volta che in Europa si fa una gara simile». Che gara vera e propria non è, perchè le frequenze tv (i mux del digitale terrestre) verranno assegnate gratuitamente dal Comitato istituito dal Ministero con la forma del beauty contest, che tra le altre cose fu utilizzata in passato nel nostro paese per l’assegnazione delle frequenze telefoniche.

Intanto l’ulteriore accertamento ministeriale sulle regole per le società non europee farà slittare il beauty contest almeno sino a marzo, anche se l’Agcom e il Ministero degli Esteri hanno già chiarito che non esiste alcun problema di conflitto di interesse, altrimenti l’UE sarebbe già intervenuta. Il ritardo della gara di assegnazione delle frequenze ha già fatto abbastanza danni, tutti molto grati a Mediaset. La messa in liquidazione di Dahlia Tv, il ritardo degli Switch-off del digitale terrestre nel nord Italia, il caos frequenze delle tv locali e le loro azioni di protesta, sono solo alcuni eventi scaturiti e causati almeno in parte dalla procrastinazione del bando di gara. Un’asta obbligatoria che è stata imposta da Bruxelles all’Italia per compensare le gravi infrazioni della legge Gasparri che a suo tempo concesse (e regalò) le nuove frequenze digitali ai soli monopolisti del mercato tv (Rai-Mediaset), tagliando fuori dai giochi i nuovi entranti.

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