Digitale terrestre: Veneto ancora senza Rai. “Non paghiamo il canone”

Sale la protesta dei cittadini del Veneto orientale, che da un mese e più (dalla data dello Switch-off  del digitale terrestre) non vedono più i canali della Rai. I telespettatori, orfani di Rai 1, Rai 2 e Rai 3 e delle altre emittenti nazionali, ormai stufi e infuriati,  si organizzano con raccolta firme e campagne di contestazione, e minacciano di non pagare più il canone della Tv pubblica.

Dai primi di dicembre l’oscuramento tv si è diffuso da Annone Veneto, sul confine orientale della pianura veneziana, fino a Fossalta di Portogruaro dove si sono perse ormai da troppo tempo le tracce dei canali della Rai. «Le famiglie coinvolte sono centomila», affermano i rappresentanti dei Comitati anti-Rai constituitosi spontaneamente per protestare e agire contro il disservizio televisivo.

E’ un caos digitale senza nè capo e nè coda, denunciano i consiglieri comunali dei comitati. La maggior parte degli abbonati veneti riceve e vede solo la Rai Regionale friulana, mentre in Friuli si vede solo la Rai Regionale Veneto. Poi in molte altre zone più a sud non si vede proprio nulla. E’ sorto perciò tra i telespettatori un clima di confusione e disinformazione sul passaggio al digitale terrestre, che vede tanti abbonati Rai ancora in attesa che il problema venga risolto dalla fonte, come indicato dai centralini del Ministero delle comunicazioni. Mentre una parte dell’utenza tv se la prende con le istituzioni locali.

A detta degli esperti neanche gli antennisti possono farci un granchè. La zona coinvolta è lontana da tutti i ripetitori principali che forniscono i segnali Rai; segnali che in certi casi arrivano debolmente e in altri provocano interferenze e problemi di sincronizzazione delle frequenze.  La scelta tardiva del Ministero dell’assegnazione dei canali VHF e UHF per le emittenti Rai, l‘uso di frequenze mai utilizzate prima, e la chiusura del ripetitore di Udine puntato sul Veneto, a detta dei tecnici antennisti, costringerà gli utenti ad adeguare l’impianto tv e il puntamento delle proprie antenne su altre stazioni tv.

Il sindaco di Fossalta di Portogruaro minaccia: «Non pagheremo il canone». Poi corregge il tiro: «E’ logicamente una provocazione, ma è chiaro che una trattativa va avviata: che tolgano almeno il costo sostenuto dalla gente dal canone del 2011». Anche perché l’adeguamento o il cambio dell’impianto d’antenna può costare fino a 400 euro. Il sindaco di Cinto usa un approccio più diplomatico e invoca la calma. Ma il comitato anti-Rai minaccia: «La cittadinanza consegni al sindaco le televisioni e così l’intero Comune pagherà un solo canone, visto che il possessore diventa una solo».

I Comitati non stanno più a guardare e studiano mosse e provocazioni. «Il canone è una tassa di possesso su un apparecchio atto a ricevere la Rai, dice la legge. Ma questi apparecchi non ricevono», dicono. La rivolta contro la Rai continua nei bar dove si cerca l’idea giusta per concretizzare la lotta catodica. «La televisione pubblica dice che chi paga il canone ha diritto a un servizio, ma se non dà il servizio non vedo perché devo pagare. Cioè, possibile che la Rai non abbia alcun dovere?», affermano altri componenti dei Comitati.

«Servono nuovi impianti» dichiarano i più esperti. La Rai dovrebbe creare un ponte radio tv e investire 200 mila euro per coprire in modo ottimale tutta l’area del Veneto orientale. Ma in pochi ci sperano. La battaglia contro la Rai è ancora tutta da combattere. Ma i sindaci più agguerriti minacciano: «se le cose rimangono così chiederemo come Comuni il trasferimento di regione già votato dalla popolazione».

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