Mediaset ricomincia da 3 e punta la frequenza DVB-H del digitale terrestre

Da un articolo di Roberto Sommella su MF – Milano Finanza del 24/12/2010:

Il sistema digitale terrestre è il nuovo oceano televisivo e le frequenze sono l’acqua necessaria a far vivere pesci grandi e piccoli. Chi le ha può dormire sonni tranquilli, chi le possiede senza una reale intenzione di usarle può sempre rivenderle.

E su questa banale considerazione che poggiano i ragionamenti degli esperti che stanno analizzando i dati sull’ultimo switch-off dall’analogico al digitale compiutosi a fine novembre in Lombardia e in altre regioni del Nord.

Per permettere a tutti gli editori, soprattutto quelli grandi come Rai e Mediaset, di raggiungere tutta la popolazione dell’Italia settentrionale servono impianti e frequenze di buona qualità. Cosa che, stando al numero delle famiglie che ancora non riescono a vedere la nuova televisione sulla piattaforma che ha soppiantato il sistema analogico (si parla di 300 mila famiglie nelle sole province lombarde), diventa fondamentale, soprattutto per colossi quali l’azienda di Cologno Monzese, che della tecnologia e della sollecitudine ha fatto un credo.

Ecco perchè da qualche settimana i grandi network, desiderosi di avere la massima capacità trasmissiva in territori molto popolati, hanno cominciato a porre attenzione anche alle frequenze delle compagnie telefoniche. Tanto che, come risulta a MF-Milano Finanza, starebbe per concretizzarsi un interessamento, proprio di Mediaset per un discorso commerciale con 3 Italia.

Che cosa c’entra il gioiellino italiano di Vincenzo Novari con la corazzata di Pier Silvio Berlusconi? E’ presto detto: 3 Italia costodisce un piccolo tesoretto, si tratta della frequenza DVB-H del canale 37 che attualmente sono utilizzate per l’ormai tramontato “tivufonino”. In pratica, Novari è un operatore telefonico ma anche televisivo, visto che il multiplex in suo possesso deriva dalla passata acquisizione di una televisione.

E considerando che nell’autunno del 2011 il governo lancerà la gara per l’assegnazione delle frequenze telefoniche (per la banda larga mobile n.d.r) per cercare di incassare la cifra monstre di 2,4 miliardi di euro, oggi Novari si trova ad avere un asset poco utilizzato ma che potrebbe trasformarsi in oro, subito dopo l’esperimento dell’assegnazione delle frequenze della banda 790-862 MHz. Perchè quelle frequenze di ottima qualità possono trasformarsi in bande telefoniche come televisive.

E chi può essere interessato a quei MHz se non Mediaset, che in Lombardia sta incontrando alcune difficoltà di capacità trasmissiva?

Secondo alcuni addetti ai lavori, il deal si può fare, anche se su questo fronte le bocche sono ovviamente cucite, considerando che il Biscione ha già quattro multiplex e non potrebbe superare la soglia di cinque, che raggiungerà molto probabilmente dopo un’altra importante gara, stavolta gratuita, per l’assegnazione delle frequenze digitali televisive lasciate libere dopo il passaggio alla nuova tecnologia. Insomma il fallimento della tv sul telefonino potrebbe dare una grossa mano a chi dall’elettrodomestico ancora più amato dagli italiani si aspetta lauti fatturati.

Sembra paradossale, ma la gara per le frequenze telefoniche rappresenta uno snodo cruciale per i futuri assetti della nuova televisione e per l’esito della guerra che si sta consumando tra Mediaset, Sky e le televisioni locali, che hanno già paventato la loro prematura scomparsa se il governo non modificherà la norma che le impedirà dal prossimo anno di ospitare fornitori di contenuti televisivi nazionali.

Come detto, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha previsto di avviare la gara per le frequenze telefoniche nell’autunno del 2011 (e questo ha fatto anche scattare la richiesta da parte dell’Agcom di anticipare tutti gli switch-off entro il 2011 n.d.r.): costo del chip di partecipazione, circa 800 milioni di euro per ciascuno blocco da 20 MHz. Chi parteciperà alla sfida tra Telecom, Vodafone, Wind, H3G, senza escludere nuovi entranti quali Fastweb e Poste? Sulla carta solo Telecom e Vodafone hanno i numeri per affrontare una simile prova. entrambi hanno un volume di investimenti annui attorno a 1 miliardo di euro e una quota di mercato intorno al 35%. Già Wind investe circa 900 milioni, ha una quota di mercato del 20% ma in questi mesi si trova coinvolta nella fusione del gruppo Sawiris dentro l’operazione russo-norvegese Vimpelcom. Quanto ad H3G, che chiuderà i conti 2010 con il primo ebit positivo della sua storia, potrebbe essere piuttosto indifferente alla gara, soprattutto perchè la frequenza (per di più pregiate) ce l’ha già sul DVB-H.

Tra l’altro lo stesso Novari, assieme al patron di Tiscali, Renato Soru, da tempo ha posto al governo Berlusconi un quesito: perchè le frequenze tv sono gratis e quelle telefoniche si pagano? Ecco perchè chi dovesse avere delle frequenze televisivepotrebbe effettivamente metterle a frutto, in concomitanza con la gara per le compagnie di tlc. Su cui vigilerà l’Agcom, con un ruolo non secondario.

L’Articolo 9 punto 7 della delibera dell’Autorità delle Comunicazioni sul beauty contest, approvata il25 novembre scorso, nasconde infatti il segreto che può giocare a favore dell’inedito switch-off telefonia-tv. Avendo posto le premesse per cui, di fatto, quattro multiplex su sei andranno quasi sicuramente a Rai, Mediaset, Telecom Italia e Sky, gli uffici di Corrado Calabrò hanno stabilito che l’operatore che si aggiudicherà il multiplex originariamente destinato alla tecnologia DVB-H, potrà utilizzarlo usando la nuova tecnologia DVB-T2, che permette di strizzare fino al 60% in più la capacità trasmissiva. Una clausola clamorosa che lega ancor di più le sorti dei giganti dell’etere ai big dei telefoni.

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