Ultima mossa del Cavaliere per bloccare Sky sul digitale terrestre

Pare che al Ministero per lo sviluppo economico sia un fatto di routine quotidiana, un modo per perseguire e perseverare gli obiettivi del governo morente (anzi del capo del governo), quello di ostacolare con ogni mezzo l’ingresso di Sky Italia sulla piattaforma del digitale terrestre.

In una nota il Ministero precisa che ha presentato un quesito al Consiglio di Stato per effetuare un’indagine supplementare su come debba essere inteso il principio di reciprocità tra Stati nell’ambito del mercato tv del dtt italiano, con particolar riguardo alle società extra-comunitarie interessate a partecipare al beauty contest per le frequenze tv. Romani vuole chiarire se i partecipanti all’asta, della quale sta mettendo a punto il bando, debbano avere solo la residenza comunitaria oppure debbano necessariamente provenire da un Paese che riconosca la stessa possibilità di controllo societario nel settore televisivo a operatori esteri.

Detto in parole povere si cerca un altro modo per escludere la News Corp. dalla gara per i 5 mux digitali, almeno secondo le denunce di alcuni esponenti politici del PD e di Idv. C’è da dire che una richiesta di accertamento è obbligatoria alla vigilia di una gara di rilevanza internazionale che consentirà l’ingresso di nuovi soggetti nel mercato italiano. Ma Romani pone un quesito al Consiglio di Stato (ma anche al ministero degli Esteri e all’Autorità per le garanzie) per cercare di interpretare strumentalmente un vecchio principio generale stabilito nel comparto televisivo ai tempi dalla legge Maccanico del 1997, che intendeva la reciprocità riferita al controllo societario di un’impresa stabilita nella spazio economico europeo.

Nonostante il via libera del luglio scorso concesso dalla Commissione Europea che in teoria consente a Sky di partecipare alla gara per l’assegnazione dei 5 multiplex del dtt, il governo e il Ministero, con Romani sempre in prima linea, non hanno mai smesso di contrastare questa decisione con ogni mezzo a disposizione. L’ok dell’Ue si basava sul principio di reciprocità tra piattaforme tv. Ora invece «la nuova richiesta da parte del governo non è solo un cavillo per ritardare l’ingresso di Sky, ma è anche una gaffe nei confronti della Commissione Europea e un ennesimo episodio del conflitto di interessi», commenta Paolo Gentiloni (PD).

Più deciso è il capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi: «quale può essere il motivo per cui il governo prova a bloccare, con argomenti risibili e solo dilatatori, l’ingresso di Sky sul digitale terrestre? Evidentemente solo la volontà di favorire il monopolio di Berlusconi su Raiset, ennesima prova del conflitto di interessi del nostro presidente del Consiglio. Speriamo davvero che questo non sia l’ultimo colpo di coda, l’ultimo provvedimento ad personam a favore di Berlusconi della storia della Repubblica prima del ritorno a casa».

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