Scoppia la guerra del digitale terrestre, le tv locali rompono con DGTVi

Sono mesi che i consorzi e le associazioni delle emittenti locali protestano per le discriminazioni paventate e poi subite nel processo di passaggio alla tv digitale terrestre.

E fin dall’anno scorso le stesse tv regionali in modo autonomo o riunite in syndacation attaccano la scellerata gestione della transizione da parte del Ministero dello Sviluppo economico e dell’associazione DGTVi per lo sviluppo della tv digitale terrestre, ree di tutelare solo ed esclusivamente i grossi network nazionali e di mantenere e rafforzare un monopolio che mira a cancellare la realtà locale del mercato tv.

Ieri è giunta la fatidica goccia. In segno di profondo dissenso Maurizio Giunco, presidente di Federazione Radio Tv Locali, ha dato le dimissioni dal Cda di DGTVi, seguito poi dall’abbandono, in segno di protesta, della potente associazione Aeranti-Corallo, che rappresenta ben 320 tv locali, quasi 600 radio, e 6 syndacation.

Quasi 450 emittenti locali lasciano quindi l’organizzazione per il digitale terrestre, guidata da Mediaset e Rai, perchè a detta degli interessati, «non rappresenta gli interessi del comparto». Anzi sembra agire contro le emittenti regionali che puntano il dito contro il vincolo, contenuto nella Legge di Stabilità (Comma 10), che obbliga le aziende tv a un’attività esclusivamente locale (chiamata dalla legge “valorizzazione e promozione delle sole culture locali”) e priva loro (sui multiplex dei consorzi partecipati) la possibilità di affittare o vendere la capacità trasmissiva a operatori nazionali.

Inoltre l’emittenza locale è di fatto penalizzata dal regolamento dettato dall’Agcom sulla numerazione LCN dei canali, che assegna alle eventuali tv nazionali ospitate nei mux regionali numeri differenti da quelli che vengono usati nelle frequenze dei grandi network nazionali (ufficialmente per evitare i conflitti di numero sui decoder). Ciò determina un’emarginazione anti-concorrenziale per i consorzi delle tv locali che non potranno così competere con i provider nazionali. Una logica che, secondo le tv, corrisponde a una manovra contro il possibile sbarco sul digitale terrestre del nuovo entrante Sky, e che secondo Aeranti-Corallo chiude il mercato del dtt e va contro la delibera n. 435/01/CONS dell’Agcom stessa.

Le associazioni delle emittenti locali si oppongono anche all’imposizione dettata dal Governo con la Legge di Stabilità 2011, che prevede la sottrazione coatta alle sole tv locali delle nove frequenze (i canali 61-69 in Banda UHF) da destinare alla banda larga mobile, che ancora una volta penalizza solo il comparto regionale del mercato tv.

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