Switch-off digitale terrestre Veneto: il nuovo rinvio sembra imminente

Il passaggio alla tv digitale terrestre delle regioni del Nord-Est sta divenendo un problema più complicato della congettura di Poincaré. Le date dello switch-off del 30 novembre potrebbero realisticamente slittare, un’altra volta, almeno al primo semestre del 2011. E la nomina del nuovo ministro dello Sviluppo Economico Romani di certo non sarà una svolta atta migliorare le cose.

Tutto è iniziato nel giugno scorso con l’approvazione da parte del Comitato Nazionale Italia Digitale e dell’Authority per le comunicazioni del Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze televisive che ha assegnato in modo sconclusionato e irresponsabile la maggior parte dei canali disponibili alle tv nazionali.

Il piano PNAF infatti ha concesso 27 nuove frequenze per area tecnica alle grandi aziende nazionali della televisione ignorando la legge italiana che impone di riservare 1/3 dello spettro disponibile alle tv locali, e trascurando il problema della presenza delle frequenze televisive straniere nelle zone di confine del Nord Est e in quasi tutte le regioni che si affacciano sul Mar Adriatico che limitano fortemente i canali sfruttabili dalle tv locali. Il rischio concreto è la chiusura di centinaia di tv regionali per le interferenze nello spettro che provengono dalla Croazia, Slovenia, Bosnia, Albania e Montenegro.

In segno di protesta il 7 settembre scorso le associazioni delle tv locali (Aeranti-Corallo e FRT) hanno abbandonato il tavolo tecnico per l’area n. 3 (Lombardia e Piemonte orientale). I governatori delle regioni coinvolte chiedono da tempo con insistenza la convocazione di tavoli tecnici regionali senza alcuna risposta da parte del governo. Il Comitato Nazionale Italia Digitale presieduto dal neo-ministro Paolo Romani e l’Autorità per la garanzia delle comunicazioni si ostinano a non concedere ulteriori frequenze alle tv locali, e hanno scelto un’unica improbabile soluzione che consiste nella richiesta dei canali utili alle autorità straniere. Il 21 ottobre una delegazione tecnica italiana si recherà a Brdo in Slovenia, per chiedere, anzi per supplicare la concessione di trasmissione sui canali condivisi assegnati dagli accordi UIT di Ginevra del 2006 alla Slovenia e alla Croazia. Non è assolutamente sicuro che questa richiesta di ospitalità sulle frequenze slovene e croate sia concessa così facilmente, ma anche se lo fosse potrebbe risolvere i grossi problemi di mancanza di canali solo in Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia, e il problema rimarrebbe aperto per le altre regioni sull’Adriatico.

Il rinvio dello switch-off in Veneto sembra più che una probabilità anche perchè la messa in onda degli spot, la pubblicazione di brochure e delle pubblicità sulla carta stampata della compagna informativa sul passaggio, già pronte da settimane, sono bloccate nell’incertezza generale in attesa di notizie.

A quello delle tv locali si aggiunge anche un altro noto problema del passaggio al digitale: il mantenimento del segnale tv anche in tecnica digitale nelle zone del Bellunese e nella fascia Pedemontana. Come accaduto nelle valli e nei comuni montani del Trentino Alto Adige e del Piemonte, moltissime aree coperte ora da ripetitori di fortuna (sono ben 35 impianti di proprietà dei privati, dei Comuni o delle Comunità montane) potrebbero subire lunghi black out tv durante e dopo il passaggio. La Rai ha garantito la diffusione dei suoi primi canali e la regione Veneto ha creato un fondo per i comuni più piccoli per acquistare nuovi trasmettitori. In ogni caso nessuno dei lavori di aggiornamento dei trasmettitori è già partito e l’utenza televisiva delle valli e dei comuni del bellunese dovrà comunque dotarsi di impianti satellitari per avere accesso alle altre tv nazionali.

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