Banda larga: scoppia la guerra delle telcom

Mentre il mercato cerca con affanno di costruire un progetto concreto per lo sviluppo di un rete a fibra ottica di nuova generazione, che potrebbe risolvere il grave divario digitale che affligge il nostro paese, gli operatori del settore delle telecomunicazioni si danno battaglia a colpi di ribasso dei prezzi e mosse anti-concorrenziali. E mentre il governo sta al palo, scatta la denuncia all’Antitrust per Telecom Italia.

Lo sviluppo di una nuova rete per la banda larga veloce è un problema da troppo tempo procrastinato, che condanna il paese ad uno stato di arretratezza tecnologico e culturale senza pari in Europa.  Ma qualcosa oggi si muove, anche perchè le telcom comprendono quanto possa essere remunerativo l’investimento sulle NGN, nonostante le difficoltà oggettive della cablatura che sorgono di fronte alla conformazione del territorio italiano. Fastweb, Wind e Vodafone infatti sono pronte a creare un piano industriale (chiamato “Fibra per l’Italia“) da 2,5 miliardi di euro che potrebbe fornire la fibra alle 15 maggiori città italiane. E’ pronta ad unirsi al progetto anche Tiscali, società sempre all’avanguardia e di grande esperienza nel settore, ed è stata invitata anche la società leader guidata da Franco Bernabè.

Ma l’Italia si sa è il paese dei monopoli di mercato, e il quasi monopolio della banda larga (intesa come infrastruttura) lo detiene l’ex società pubblica dei telefoni, ora denominata Telecom Italia. E proprio qui sorgono i problemi e i ritardi: Telecom ha già un suo piano per la fibra che porterà 100 Mbit in 13 grandi città entro il 2012; ha stretto accordi con il MSE e il governo per uno sviluppo a lungo termine di una public company; e non ha nessuna intenzione di partecipare ad un progetto condiviso con il resto del mercato.

Governo e Ministero dello sviluppo economico, inoltre, sono troppo impegnati nell’epocale transizione alla tv digitale terrestre, che ha determinato il “congelamento” degli 800 milioni per gli investimenti della rete Internet. Nei giorni scorsi è stato introdotto un tavolo di lavoro aperto a tutti gli operatori. I rappresentati di Telecom, Vodafone, Fastweb, Wind, Tiscali, 3 Italia e BT, mediati dal vice ministro MSE Romani, si sono riuniti per trovare un accordo verso un progetto condiviso. La riunione ha messo in evidenza solamente la certezza che non vi sono risorse e capacità per costruire più di una rete che copra tutto il paese. Il prossimo incontro è previsto per il 15 luglio. In realtà il lavoro del Ministero tende, senza troppo nasconderlo, a frenare le mire dei concorrenti e agevolare il lento e macchinoso piano dell’ex (o quasi) monopolista.

Forse questo approccio da parte del Ministero e di Telecom, che tende ad escludere e limitare gli operatori concorrenti, che ha di fatto eretto delle barriere di mercato, ha indotto Fastweb e Wind a denunciare la società condotta da Franco Bernabè all‘Autorità garante per la concorrenza e il mercato. L’Agcom infatti ha aperto un’istruttoria per accertare se Telecom Italia abbia violato l’articolo 102 sul Trattato sul Funzionamento dell’UE per abuso di posizione dominante e condotta anti-concorrenziale. In particolare Wind ha segnalato una strategia di boicottaggio tecnico che avrebbe impedito agli utenti Telecom di passare ad un’offerta Wind. Fastweb, insieme a Wind, invece hanno denunciato che Telecom avrebbe offerto abbonamenti di linea fissa a prezzi notevolmente bassi, fortemente anti-concorrenziali, per l’accesso alla rete tramite unbunding, cioè l’affitto dell’ultimo miglio.

Si è aperto un conflitto nel mercato per la banda larga?

Il provvedimento dell’Antitrust in pdf

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