UE: Wi-fi per tutti dalle frequenze liberate dal digitale terrestre

Da un articolo di Tiziano Toniutti su repubblica.it:

INTERNET nelle frequenze che furono della televisione analogica e della radio. Dopo il passaggio al digitale terrestre, questo potrebbe essere lo scenario proposto dall’Unione Europea agli Stati membri. Le frequenze liberate nella banda tra i 790-862 MHz potrebbero ospitare servizi di comunicazione elettronica. A regime, una mossa che faciliterebbe di molto la diffusione della connettività senza fili, e la presenza della rete nella vita dei cittadini. Un modo per garantire almeno un po’ quel “diritto fondamentale” a internet già riconosciuto dall’Europa.

Il punto di partenza. Non è ancora deciso ufficialmente che le frequenze liberate dal digitale terrestre debbano ospitare il web, ma oggi la Commissione europea ha adottato una decisione con cui definisce le norme tecniche che gli tutti Stati membri sono tenuti a rispettare per l’assegnazione delle frequenze in quella banda. Un primo passo verso la definizione di una zona specifica dell’etere da destinare alla connettività wireless, un’idea che Bruxelles sta valutando di presentare nel prossimo programma strategico per le radiocomunicazioni. E che potrebbe aiutare quelle zone dell’Unione dove l’adsl non arriva fisicamente a connettersi con la rete e contribuire a colmare le ampie zone del “digital divide”, il “baratro elettronico” che separa le aree dotate di connettività da quelle al momento isolate.

I piani dell’Ue. L’attenzione posta sulla banda degli 800 Mhz non significa automaticamente nell’immediato la “prenotazione” di quello spazio per i servizi telematici, ma nelle intenzioni della Commisione Ue, le frequenze liberate dal passaggio delle radiocomunicazioni sul dtt andranno espressamente assegnate alla banda larga senza fili. In questo senso, l’Ue ha chiesto a quegli Stati che già hanno provveduto alla nuova assegnazione delle frequenze di utilizzare protocolli di trasmissione comuni per tutta l’area interessata. Lo scopo è standardizzare a livello continentale le trasmissioni in quello spettro per arrivare a una sincronia delle reti wi-fi in tutta Europa. Evitando in questo modo possibili interferenze e mettendo le basi per un servizio disponibile con modalità di gestione simili in tutto il continente.

A doppio filo, senza fili. La domanda di connettività mobile è in crescita costante. La diffusione della banda larga, fissa o mobile che sia, è tra le priorità dell’Europa, una necessità e non solo una comodità per milioni di cittadini. Gli Stati membri investono sulla connettività, ma in questo scenario di ampliamento l’Italia è tristemente ferma al palo. Unico segnale, gli incentivi governativi riservati a chi ha meno di 30 anni, che il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò ha recentemente definito insufficienti.

Per quanto riguarda i vantaggi che verrebbero dall’assegnazione delle frequenze al web, la Commissione stima che se le frequenze liberate fossero l’80%, basterebbe una quota del 20% per assicurare le forniture di servizi a banda larga. Inoltre, l’infrastruttura necessaria per assicurare la copertura della banda larga mobile utilizzando le frequenze a 800 mhz costerà all’incirca il 70% in meno rispetto alle frequenze utilizzate attualmente per la tecnologia mobile 3G-Umts. “I minori costi derivanti dal dispiegamento di queste reti spingeranno gli operatori ad investire di più, con l’effetto di aumentare la copertura geografica dei servizi a banda larga senza fili“, nota l’esecutivo Ue in un comunicato in cui la Commissione auspica “che gli stati membri agiscano in fretta, perché una gestione coordinata dello spettro potrebbe dare all’economia dell’Ue un impulso economico pari a 44 miliardi di euro e contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di fornire la banda a larga ad alta velocità a tutti entro la fine del 2013“.

Con una manovra sullo spettro radio imposta dall’Europa, la situazione italiana potrebbe arrivare a una svolta. E il nostro Paese, che langue alle ultime posizioni nella classifica continentale sulla diffusione della banda larga, potrebbe rapidamente adeguarsi alla media europea.

Le prospettive per combattere il divario digitale nel nostro paese però non sono molto rosee. In Italia lo sviluppo della banda larga è bloccato dal CIPE da mesi. Per ora, secondo i piani del Ministero dello sviluppo economico dipartimento per le comunicazioni, le frequenze liberate dal digitale terrestre sono state assegnate alla trasmissioni per la tv sulla telefonia mobile. Tutte le altre frequenze sono presidiate dai canali televisivi, in un dividendo digitale che ancora oggi assomiglia tremendamente alla “spartizione dei barbari”.

L’altro gravoso problema italiano che mette molti dubbi sull’adeguamento allo standard europeo è costituito dalla normativa italiana per il Wi-fi. Il decreto Pisanu (dal D.L. 207/2008), prorogato il 31 dicembre del 2009 e attualmente in vigore, limita fortemente la diffusione libera del Wi-fi, per assurde questioni di sicurezza anti-terrorismo. Il decreto obbliga i pubblici esercizi o i circoli privati, che vogliono diffondere la rete wireless, a registrarsi presso la questura e a tenere un registro di tutti gli accessi dei propri clienti, obbligandoli all’identificazione con documenti validi. Questa specie di legge di orwelliana memoria, unico esempio in tutto il mondo occidentale, è valida anche per un semplice privato che vuole dare accesso a Internet a terzi.

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