Approvate modifiche al decreto Romani. La rete (forse) è ancora libera

Il viceministro Romani cambia rotta e il decreto legge sui diritti tv e sul controllo di Internet allenta la morsa. L’ondata di proteste piovute dalla rete (ancora una volta) ha formato l’opinione pubblica e influenzato dal basso i fatti reali. La Commissione Lavori Pubblici del Senato ha approvato un testo di emendamento che modifica sensibilemte il testo di legge censorio.

La forza dei molti degli utenti della rete, le segnalazioni dalla Commisione Europea e l’intervento dell’Autorità Garante ha indotto il Ministero e il governo a concentrare la censura e il controllo solamente sui servizi di condivisione di prodotti audiovisivi (ad esempio You Tube) che trasmettono video con diritti delle emittenti tv private (ad esempio Mediaset).

Sono stati esclusi dal controllo i blog, i giornali on-line, i motori di ricerca, i portali di video amatoriali. Il decreto pone le basi per una stretta sorveglianza, attraverso l‘autorizzazione dell’Agcom, sulle responsabilità editoriali di quei portali di condivisione video che consentono l’immissione di contenuti con diritti d’autore ed esclude il coinvolgimento dei provider che forniscono gli accessi alla rete.

Il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò ha commentato:«Non c’è nessun filtro. L’unica cosa prevista è una semplice dichiarazione di inizio di attività, ma che non comporta alcun controllo preventivo. Poi se il sito manda in rete delle cose non dignitose, sarà l’Autorità casomai a intervenire». E’ evidente che la legge è stata forgiata per tutelare i diritti sui media audiovisivi e ostacolarne la condivisione libera (alcuni direbbero non legale) in rete. Inoltre, dopo la vittoria di Mediaset nelle aule di tribunale, infligge il colpo di grazia sulla questione dei diritti d’autore (cioè d’azienda) a You Tube.

Anche se è stato cancellato dal decreto l’obbligo di rettifica per il Web, le modifiche pongono molte domande e altrettanti dubbi. Con quali criteri saranno selezionati i siti e i portali che non rispettano le norme del decreto? La dichiarazione di attività non rischia di divenire un mezzo di controllo della rete? In quale modo saranno vagliati i contenuti “dignitosi” da quelli non accettabili? E infine, come farà l’Autorità Garante a sondare tutto ma proprio tutto il Web e Internet?

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