Digitale terrestre, la tendenza della tv sempre più a pagamento

La transizione al digitale terrestre è giunta più o meno a un terzo del suo percorso nel nostro paese. Il consorzio DGTVi pochi giorni fa ha annunciato che gli ascolti della tv digitale hanno superato la soglia del 30% (il doppio rispetto agli ascolti del satellite). Nel 2009 sono stati venduti ben 2,6 milioni di decoder ogni mese. Dal 2004 ad oggi i dati mostrano quasi 26 milioni di ricevitori dtt venduti per un mercato che non sente minimamente gli effetti della crisi economica. Le proiezioni Makno, in linea con la pianificazione degli switch-off programmati del 2009, rivelano che ormai altre il 60% delle famiglie italiane possiede un decoder per la tv digitale.

DGTVi afferma che il passaggio al dtt delle regioni del nord Italia nel 2010 coinvolgerà 23 milioni di italiani e il 70% della popolazione italiana sarà all-digital entro la fine dell’anno. Si pensa pure a un’accelerazione dei lavori prima del termine del 2012, per mantenere un primato europeo millantato in questi anni, ma palesemente falso (Olanda, Lussemburgo, Finlandia hanno già concluso il passaggio da tempo, e il prossimo 6 aprile lo terminerà la Spagna).

Ma le reali motivazioni economiche di questa corsa tutta italiana alla conversione digitale del sistema televisivo risiedono nella trasformazione del mercato tv a danno dei poveri e inermi consumatori. Uno studio di e-Media Institute sulle tendenze del mercato tv italiano (pubblicato nell’ottobre del 2009) indica per il 2012, data della fine del passaggio al digitale, un decisivo sorpasso dei ricavi della pay-tv nei confronti dei modelli classici di ricavo pubblicitario e attraverso canone rispettivamente dei network privati commerciali e di quelli pubblici. Questa previsione, rafforzata dalla tendenza registrata dal 1992 ad oggi, mostra chiaramente che il nuovo mercato della tv digitale terrestre causerà aumento esponeziale dell’offerta della tv a pagamento in un regime di duopolio Rai-Mediaset. La direzione verso un’offerta principalmente a pagamento si può rilevare quotidianamente confrontando la programmazione delle pay-tv con quella decisamente di bassa qualità dei canali in chiaro.

Lo studio di e-Media Institute dimostra inoltre che le famiglie italiane pagano sempre di più la semplice visione della tv. Nel 1992 per guardare la televisione si spendevano 1,9 miliardi di euro, nel 2008 si è arrivati a 6,2 miliardi, nel 2012 si prevede un’assurda spesa di 7,9 miliardi all’anno. Il mercato delle pay-tv salirà al 60% della spesa totale dei consumatori, relegando il pubblico della tv commerciale basata su pubblicità e di quella pubblica in un mercato di nicchia. E’ già in atto infatti un aumento di audience dei nuovi canali mini-generalisti e tematici sul digitale terrestre, come ad esempio Rai 4 e Iris.

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