Le truffe digitali di Mediaset Premium

Fin dal lontano 2005 i telespettatori assistono inermi all’imponente campagna pubblicitaria e mediatica del servizio pay-tv di Mediaset, ideato e progettato fin nei minimi particolari in concomitanza dell’esordio della tv digitale terrestre. Ora che il 30% della popolazione italiana riceve (più o meno) solo i segnali digitali tv, e che la tv a pagamento del biscione ha quasi raggiunto (muovendosi spesso scorrettamente sul mercato) la quantità d’audience del principale competitor Sky della piattaforma satellitare, l’azienda di Cologno Monzese scopre le sue carte e attua le subdole strategie commerciali che spesso danneggiano i consumatori, tipiche di un mercato in fermento ma bloccato da una posizione dominante.

Mediaset Premium On Demand: i decoder non funzionanti.

Il 20 novembre del 2009 Mediaset ha lanciato sul mercato il suo servizio di video on demand sul digitale terrestre. Orgoglio del figliol prodigo Pier Silvio, l’offerta Mediset Premium On Demand si compone di un decoder dedicato e proprietaro con hard disk e un abbonamento Premium per film e serie tv visibili su richiesta (limitata). Forse per l’eccessiva fretta di far uscire il nuovo prodotto, per battere la concorrenza di Sky, o forse a causa di un evidente profitto aggiuntivo, la maggior parte dei consumatori che hanno acquistato entusiasti Mediaset Premium On Demand hanno portato a casa un apparecchio, prodotto dalla società tedesca Techno Trend Gorler, con evidenti difetti di fabbrica.

Da quanto è emerso dai blog e dai forum di discussione in rete, una grossa partita di decoder non ha mai funzionato perchè al suo interno il cavo del disco rigido era staccato; altri ricevitori on demand inizialmente funzionanti al primo sbalzo di tensione della corrente elettrica sono completamente andati in tilt. Centinaia di decoder TT-select® T502 sono stati restituiti ai rivenditori. L’utenza ha lamentato una totale inefficienza di informazione e dei costi eccessivi dei numeri telefonici d’assistenza dei call-center Mediaset, denunciando anche un comportamento maleducato da parte degli operatori telefonici. Molti utenti hanno notato la grave mancanza dei termini di garanzia dell’apparecchio, che per legge dovrebbe essere di due anni.

Tutto ciò potrebbe essere spiegato da un difetto di fabbrica dipeso dall’azienda produttrice dei decoder, ma i sospetti di truffa ricadono anche e soprattutto su Mediaset a causa della forma a tempo dei suoi abbonamenti Premium. Infatti all’interno della confezione di Mediaset Premium On Demand i consumatori hanno trovato un tessera con un mese gratuito di visione dell’offerta Premium Gallery. Nella maggior parte dei casi dopo l’attivazione della smart-card i contenuti offerti gratuitamente non sono stati consumati a causa dei difetti tecnici dei ricevitori. Le tessere sono quindi scadute e le funzioni on demand del decoder sono divenute inutili, a meno di un rinnovo o di una nuova attivazione dell’abbonamento a tempo dell’offerta Premium Gallery. Gli utenti già in possesso di abbonamenti Gallery, al momento dell’acquisto di Premium On Demand, sono stati costretti a convertire il vecchio pacchetto pay-tv nel nuovo abbonamento sulla nuova smart-card sobbarcandosi ulteriori costi per le chiamate ai numeri telefonici a pagamento Mediaset.

Abbonamento Premium Gallery: l’aumento illecito.

In occasione del lancio di Premium On Demand l’azienda della famiglia Berlusconi ha inaugurato sulla piattaforma digitale terrestre due nuovi canali tematici pay: Premium Cinema Emotion e Premium Cinema Energy. I due nuovi canali di cinema sono stati introdotti senza costi aggiuntivi all’interno dell’abbonamento Gallery. Ma dal primo febbraio del 2010 gli utenti che hanno sottoscritto questo tipo di abbonamento avranno una sgradita sorpresa: il costo di Premium Gallery aumenterà di 2 euro al mese attraverso la sudbola clausola contrattuale di tacito-assenso. La variazione dei costi dell’abbonamento è stata comunicata solamente con una lettera pubblicitaria inviata per posta che notifica al consumatore, nel caso non desideri pagare i due nuovi canali, di affrettarsi a spedire una raccomandata di disdetta entro il 31 gennaio 2010. Un’altra truffa che prospetta un’ondata di nuove proteste

Mediaset Premium: paghi ma non si vede.

Mediaset Premium ha quasi raggiunto il numero di abbonati del concorrente pay-tv Sky. Le cifre dell’auditel sugli spettacoli calcistici, ad esempio, presentano ancora un lieve vantaggio d’audience da parte di Sky, ma ormai i network si fronteggiano, se pur da piattaforme differenti, alla pari sul mercato. L’ascesa del biscione nel mercato della tv a pagamento è frutto soprattutto delle strategie politco-economiche attuate dal governo  compiacente e dai consorzi privati come DGTVi e Tivù, e non certo dalla qualità superiore del servizio nei confronti della concorrenza.

In molte zone delle regioni del paese raggiunte dallo switch-off del digitale terrestre infatti, i segnali del Mux Mediaset 1 e del Mux DFree (dove vengono trasmessi i canali a pagamento) sono scarsi o assenti, a mesi di distanza dallo spegnimento della tv analogica. Una consistente percentuale di utenti che hanno sottoscritto gli abbonamenti Mediaset Premium possono solo assistere al consumo del tempo inutilizzato delle proprie tessere fino all’inevitabile scadenza delle stesse card. Come,  ad esempio, sta accadendo a Napoli nella zona di Fuorigrotta molti consumatori non ricevono alcun segnale, non hanno alcuna tutela, ma non sanno neppure con chi protestare, dato che i numeri di assistenza Mediaset (sempre a pagamento) non danno alcuna risposta utile.

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Le proteste degli utenti di Mediaset Premium On Demand su digitaleterrestrefacile.it

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