Digitale terrestre, la rivolta delle reti private a Roma e nel Lazio

Da un articolo di Paolo Foschi sul roma.corriere.it:

ROMA – Molte tv locali di Roma e del Lazio rischiano la chiusura. L’effetto combinato della crisi economica e del passaggio al digitale terrestre sta mettendo in ginocchio i piccoli operatori: lo «switch off», cioè il passaggio alla nuova tecnologia, è avvenuto senza regole certe sul posizionamento dei canali nella piattaforma, che spesso si verifica in maniera casuale, offrendo un ordine privilegiato per Rai e Mediaset. In assenza di un quadro normativo univoco, a farne le spese sono quindi appunto i «piccoli» che rischiano di scomparire nella piattaforma, in posizioni infelici e di scarsissima visibilità.

I dati di ascolto, che certo dipendono anche dalla qualità della programmazione ma non solo, parlano chiaro: Rai in particolare e anche Mediaset con il digitale terrestre (quindi con i nuovi canali) hanno registrato un deciso aumento degli ascolti. E a pagare sono i piccoli operatori, che accusano una flessione intorno al 10%. Il grido di allarme è stato lanciato ieri dalle stesse emittenti locali, a partire da Teleroma 56 della famiglia Caltagirone e da Super3 di Filippo Rebecchini, oltre a un’altra trentina di reti, con le tre associazioni di categoria presenti: la Frt, la Conna e l’Aeranti Corallo.

Le tv private erano state convocate per una riunione sulla «par condicio elettorale» presso il Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, l’organismo di vigilanza presieduto da Francesco Soro. La discussione è però scivolata subito sul rischio chiusura. I rappresentanti delle emittenti hanno chiesto l’intervento del Corecom. «Se non sappiamo dove viene posizionato il nostro canale nella piattaforma digitale, non possiamo vendere la pubblicità, che già risente degli ascolti in calo e della crisi», hanno detto i rappresentati delle reti locali, che poi hanno firmato un appello congiunto: «La situazione è drammatica. La ragione principale sta nell’assoluta confusione che caratterizza il sistema di posizionamento dei canali sul telecomando (il cosiddetto Lcn).

Oggi non c’è alcuna regolamentazione, rischiamo di tornare alla stagione del Far west televisivo che speravamo fosse solo un ricordo del passato. Trovare una emittente locale sul televisore ormai è diventato difficilissimo. Se non si vuole condannare al fallimento l’intero sistema televisivo locale del Lazio, con la perdita di migliaia di posti di lavoro, chiediamo che l’Agcom intervenga al più presto possibile per definire una regolamentazione chiara e certa». E senza correzioni normative, «siamo costretti a bloccare gli investimenti». Francesco Soro, al termine dell’incontro, ha espresso «preoccupazione per la situazione, perché parliamo di un settore che occupa, compreso l’indotto, migliaia di persone. Per questo come Corecom ci facciamo portavoce anche presso l’Agcom (Authority di controllo per le comunicazioni che ha già aperto un’istruttoria sulla questione del posizionamento dei canali, ndr), perché si tenga conto delle legittime istanze delle emittenti locali».

Per questo motivo la settimana scorsa l’Adiconsum in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei consumatori e degli utenti) e del CRTL (Comitato Radio Tv Locali) ha formulato una proposta comune all’Agcom per richiedere una chiara regolamentazione sulla numerazione automatica dei canali digitali e per inserire nella norma dei paletti e delle regole per salvaguardare gli utenti.

Le associazioni di consumatori e le tv locali richiedono con forza delle posizioni accessibili nella numerazione LCN del telecomando compatibili con le abitudini dei telespettatori. L’Adiconsum chiede inoltre l’eliminazione dei conflitti di numerazioni tra i canali, un ritorno a una lista numerica simile a quella della vecchia tv analogica dal numero 1 al numero 99, e l’inserimento dei nuovi canali del digitale terrestre dal numero 100 in poi.

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