La strategia illecita di oscuramento della Rai

Dal blog de L’Espresso.it Piovono Rane:

Una quantità impressionante di “oscuramenti”. Concentrati soprattutto su Raidue, la rete di Stato che in alcune regioni è già stata tolta dall’analogico e si può vedere solo sul digitale terrestre. Per convincere con le cattive gli italiani a passare al mitico Dtt.

Il quadro che emerge dal dossier dell’associazione Altroconsumo è quello di una tivù di Stato che viola apertamente le norme del servizio pubblico e arriva a oltre 400 ore di black out sulla piattaforma satellitare di Sky in soli due mesi, dal 4 agosto al 4 ottobre 2009: per la precisione, 413 ore in 60 giorni, pari 6 ore e 52 minuti di oscuramenti al giorno: qui l’elenco completo.

Nel calderone di trasmissioni che gli abbonati Rai non hanno potuto vedere sul satellite c’è di tutto, dai telegiornali ad “Arsenio Lupin”, da “Cominciamo bene estate” a “Fuori orario”. Un fuoco di fila di oscuramenti apparentemente casuale, ma che ha colpito soprattutto Raidue (220 ore di black out sulle 413 complessive): in questo modo, gli spettatori delle regioni dove lo switch off è già avvenuto, sono stati di fatto privati del loro diiritto di abbonati di vedere i programmi Rai.

Senza dire che il contratto di servizio pubblico firmato con lo Stato dalla Rai obbliga la tivù di Stato a emettere i propri contenuti su tutte le piattafrome disponibili.

Per questo Altroconsumo si è rivolta al tribunale di Roma presentando un ricorso contro la Rai per quella che definisce «una pratica commerciale scorretta, lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti».

Secondo Altroconsumo, «privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico, persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell’Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti».

L’associazione di consumatori ha chiesto quindi al giudice del Tribunale di inibire il prima possibile «la pratica illecita degli oscuramenti».

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