Commissione Europea: nel dividendo digitale spazio alla banda larga

Bruxelles –  La Commissione Europea ha stilato una nota contenente gli interrogativi più  urgenti che riguardano la tv digitale terrestre e il conseguente riassetto delle frequenze tv, chiamato dividendo digitale. Il passaggio al digitale terrestre consentirà in tutti i paesi dell’Unione Europea una razionalizzazione della sezione dello spettro elettromagnetico dedicata alle frequenze televisive, che moltiplicherà i canali, aumenterà la qualità video e audio, e permetterà l’attivazione di servizi interattivi. Ben cinque paesi della UE (Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia) hanno già spento le trasmissioni tv analogiche e liberato le frequenze radio per far posto al dtt. In Italia stiamo assistendo alla transizione, regione per regione, che terminerà, se tutto andrà bene, alla fine del 2012.

La questione del dividendo digitale pone delle problematiche su scala continentale e anche nazionale. Le frequenze tv dovranno essere organizzate e coordinate su tutto il territorio europeo quando tutte le nazioni avranno compiuto il passaggio al dtt, perchè attualmente i segnali analogici radiotelevisivi provocano molte interferenze nei paesi confinanti.

spettro

La suddivisione dello spettro in ogni Stato è regolato dalle leggi nazionali. La Commissione Europea si pone l’obiettivo di lavorare per una normativa europea sul dividendo digitale perchè il mercato unico esige sempre nuovi servizi con applicazioni wireless. La nota sottolinea di definire nei prossimi mesi delle condizioni comuni di armonizzazione tecnica per la banda UHF V nell’intervallo di frequenze  da 790 a 862 MHz, per nuovi usi, come  la banda larga senza fili, in tutti gli Stati membri. Inoltre raccomanda, per il lungo termine, di considerare un regolamento per sfruttare gli “spazi bianchi” nello spettro per dividere le zone di copertura televisiva tra nazioni ed evitare così interferenze.

La regolamentazione del dividendo digitale darebbe un accesso migliore e più conveniente ai servizi wireless a banda larga, in modo da ordinare le onde dello spettro per fare spazio alle tecnologie di trasmissione Wi-Fi , UWB (con raggio limitato), WiMax e al nuovo standard della telefonia mobile LTE (Long Term Evolution) integrato con l’UMTS, che può operare sulle frequenze sotto il GHz. Inoltre consetirebbe un più facile uso dei servizi di radiodiffusione, e di una gamma di nuovi servizi senza fili innovativi della telefonia mobile di terza generazione. E potrebbe colmare il divario digitale infrastrutturale che coinvolge il 30% delle zone rurali europee. Ci guadagnerebbero gli utenti europei di Internet  in quelle aree non raggiungibili dai servizi a banda larga su filo. Ne avrebbero molto da guadagnare i cittadini italiani, tra i più colpiti in Europa dal digital divide delle infrastrutture della rete.

Nel nostro paese il dividendo digitale del dtt è stato formulato senza alcuna assegnazione di merito e senza gare pubbliche. Le frequenze comprese fra 200 MHz e 862 MHz sono state semplicemente assegnate alle società che già detenevano licenze nell’analogico. Non sono state considerate applicazioni diverse dai segnali televisivi. Lo Stato ha assegnato in grave ritardo, questa volta con regolare bando di gara pubblica, le concessioni per il WiMax, ma fino a settembre 2009 la copertura del segnale wireless fornito dalle società private (Aria, Linkem, Mandarin, Freemax) raggiunge in via semi-sperimentale poche zone rurali e cittadine (provincia di Milano, provincia di Como, provincia di Varese , Pisa, alcune città siciliane, Brescia, Bari, alcune città dell’Umbria). Una legge comunitaria sul dividendo digitale costringerebbe il mercato e il governo italiano ad un’inversione di rotta, a meno di eventuali  e soventi violazioni, come la recente storia insegna.

Il documento ufficiale della Commissione Europea.

Fonte: Europa.eu

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