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Tag: usigrai

apr
11
2013

Rai: parte il riassetto dei canali tv pubblici

11 apr 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il piano industriale della Rai 2013-2015, approvato il 9 aprile scorso dal consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, ha diverse priorità, ma uno dei primi punti su cui il direttore generale Luigi Gubitosi concentrerà la sua attenzione è il riassetto dei canali digitali Rai.

Il servizio pubblico italiano, infatti, può vantare una offerta complessiva di 15 canali (inclusi Rai 1, 2, 3 ed Rai News), ovvero la più ampia rispetto agli altri broadcaster pubblici europei: in Inghilterra sono otto, in Francia cinque, in Germania 12, in Spagna sette. Gli 11 canali non generalisti, quelli nati grazie al digitale terrestre, hanno ascolti complessivi sulle 24 ore nel periodo marzo 2012-marzo 2013 pari al 6,28% di share e a 670.947 spettatori, ovvero 85 mila in meno di Rai Due, il meno visto dei tre canali storici Rai. Di certo, quindi, l’offerta Rai è molto variegata ed esaustiva da un punto di vista dei contenuti. Ma, considerando le audience, sono pochi i canali per i quali l’esistenza è giustificata anche sotto un profilo economico.

Sei canali Rai del dtt sono sotto lo 0,5% di share; cinque fanno, insieme, l’ascolto di Rai Premium (1,29%), che è il più visto dell’offerta; solo quattro canali non generalisti superano lo 0,8% di share. Riempire i palinsesti di 11 canali, e soprattutto di Rai News, Rai Sport 1 e 2, che sono tra i più deludenti quanto ad ascolti, è molto costoso. E sostenere tali spese a fronte di audience e fatturati pubblicitari bassi diventa sempre più difficile per i vertici di Viale Mazzini.

Tanto per dare qualche cifra, nel 2012 la concessionaria Sipra (Rai pubblicità), in base ai dati Nielsen, ha raccolto 62 milioni di euro per gli 11 canali Rai del digitale terrestre. Di questi, 20,5 milioni sono andati a Rai 4, di gran lunga la più appetita dagli investitori, per il suo target privilegiato (la rete guidata da Carlo Freccero ha una media di share dello 0,87% sulle 24 ore nel periodo marzo 2012-marzo 2013), e poi 14 milioni di euro a Rai Premium (1,29% di share), 8,6 milioni a Rai Movie (0,94% di share) e 5,6 milioni a Rai news (0,58% di share). Rimangono 13,3 milioni, ovvero le briciole, per gli altri sette canali: dai cartoon di Rai YoYo (1%) e Rai Gulp (0,37%) ai documentari di Rai Storia (0,15%), fino ai match di Rai Sport 1 (0,44%) e Rai Sport 2 (0,32%), la cultura di Rai 5 (0,31%) e le lezioni di Rai Scuola (0,01%).

Gubitosi, in sostanza, deve capire se la Rai può ancora permettersi un ventaglio così ampio di canali gratuiti, poiché il bilancio 2012 del gruppo si è chiuso con un rosso di 230 milioni. E anche se il canone Rai è salito a 113,5 euro nel 2013 (+1,4% sul 2012), la raccolta pubblicitaria ha parecchi problemi: nel 2012 è scesa del 23,5% sul 2011, e nel 2013, nonostante l’impegno del nuovo direttore generale di Sipra-Rai Pubblicità, Fabrizio Piscopo, in gennaio il calo del fatturato è stato del 17,4% sullo stesso mese del 2012 (59,3 milioni di euro, rispetto ai 71,8 mln del 2012), a fronte di spazi pubblicitari solo lievemente inferiori (830 mila secondi in gennaio 2013, rispetto agli 855 mila secondi del gennaio 2012, -3%).

Urge quindi una strategia unitaria sul digitale terrestre, sia in termini di target che di offerta, a dettare la quale potrebbe essere chiamato, secondo alcune indiscrezioni, Giorgio Gori, fondatore della casa di produzione Magnolia ed ex direttore di Canale 5. Antonio Campo Dall’Orto, invece, appena uscito dal gruppo Viacom-Mtv, ha un patto di non concorrenza di sei mesi, e quindi non può essere, per ora, della partita.

Fonte: ItaliaOggi



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apr
10
2013

Rai: approvato il Piano Industriale 2013-2015

10 apr 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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«Il Consiglio di Amministrazione riunito oggi in Viale Mazzini e presieduto da Anna Maria Tarantola ha approvato all’unanimità – si legge in un comunicato stampa di ieri della Rai – il Piano Industriale 2013-2015 illustrato dal Direttore Generale Luigi Gubitosi.

Sono state identificate le seguenti dodici aree di intervento su cui si concentreranno i lavori: pubblicità, ricavi commerciali, ottimizzazione palinsesto, sviluppo all news, rilancio radio, sviluppo web, modello e assetto produttivo, digitalizzazione, revisione processi, risorse umane, assetto immobiliare, efficacia ed efficienza acquisti».

Il Piano di Viale Mazzini stabilisce infatti i passaggi chiave per passare dalla Rai delle grandi direzioni, con altrettante poltrone, alla Rai con macro aree, con meno poltrone. Insomma, un’azienda più snella e agile, capace di rispondere con rapidità alle domande che pone il mercato. Un rivoluzione strutturale voluta dal dg Gubitosi che prevede la costituzione di quattro macro aree: editoriale, finanziaria, corporate e supporto, tecnologica (sotto quest’ultima confluirebbe Rai Way), che comporterà probabilmente la riduzione delle direzioni con conseguente calo delle poltrone, assegnate sino a oggi con il manuale Cencelli.

Il Piano 2013-2015 dovrà inoltre cercare di sistemare i conti in rosso dell’azienda tv pubblica. Nei primi nove mesi dell’anno la Rai ha perso 184,5 milioni di euro, imputabili (nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni) alla flessione dei ricavi pubblicitari e del costo dei grandi eventi sportivi. Stando a quanto risulta dai primi dati emersi da viale Mazzini, sembra che il fatturato pubblicitario nel 2013 sarà di 650 milioni di euro rispetto alla previsione di 750 milioni. Addirittura c’è chi ritiene che si arriverà solo a 600 milioni di euro. Che equivale a un calo del 20%, mentre il rosso del bilancio si dovrebbe attestare attorno ai 250 milioni di euro.

Secondo il budget del dicembre scorso, il risultato netto della gestione ordinaria sarà negativo per circa 200 milioni di euro. Impatteranno, inoltre, sul risultato complessivo altri 53 milioni di euro, legati alla costituzione di un fondo incentivazione per i famosi esodati, che dovrebbero ridurre i costi di struttura attraverso i pensionamenti anticipati di circa 600 dipendenti, dei quali solo 400, per ora, hanno aderito.

Fonti: Asca | Lettera43 | MF

 



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24
2013

Rai: i grillini sognano la Vigilanza

24 mar 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Da un articolo di Natalia Lombardo su L’Unità del 24/03/2013:

Il salto d’orgoglio in un giorno post elettorale, è stato quello dei «grillini pronti a squarciare viale Mazzini con l’apriscatole, riuniti nella sala dell’Usigrai a Saxa Rubra. Però si muovono ancora cercando proseliti, anche se nelle redazioni Rai non si ha notizia, per ora, della nascita di una vera «cellula» del Movimento Cinque Stelle. Senza contare che tra i 20 punti del programma di Beppe Grillo c’è l’abolizione di due reti Rai, per lasciarne solo una di servizio pubblico puro, destinato ad essere divorato da Mediaset, da Sky e magari anche da La7.

Progetto allarmante, tanto che dal gruppo a Cinque Stelle è scattata una moral suasion sul comico e soprattutto sul guru Casaleggio per spiegare loro la dura vita del servizio pubblico. Ci hanno provato, spinti dall’onda irresistibile del Movimento, o magari per salire sul carro del (non) vincitore, tentati dal dire un «vaffa» trasversale alle componenti politiche che governano viale Mazzini da che Rai è Rai. Così Leonardo Metalli, inviato di spettacoli del Tg1, costola di Minzolini direttore nelle trasferte più glamour, è ora l’avanguardia a Cinque stelle. Insieme a lui Fabrizio De Jorio giornalista di Televideo, già nella componente «Alternativa» dell’Usigrai (centrodestra) che si candidò nella lista Polverini: vuole mettere in piedi un sindacatino grillino dentro l’associazione Stampa Romana. Con loro Alberto Morosetti, vice caporedattore del Tg2, Maria Grazia Capulli sempre Tg2, ora si è avvicinata Teresa De Sanctis ora vicedirettore a Televideo.

A quella riunione il gruppetto erano in sette, ora sono una decina, ma «di grillini in Rai non se ne vedono tracce», raccontano i colleghi. La parola d’ordine dei «Giornalisti liberi in movimento», uno dei nomi in ballo (potremmo suggerire GrilleRai?) è «trasparenza»: bilanci on line, tutto in chiaro sulle consulenze esterne, tra gli obiettivi: «Prevenire i conflitti d’interesse e valorizzare le tante professionalità ad oggi sottoutilizzate», diceva Morosetti a Linkiesta.

Mentre i grillini crescono il direttore generale, Luigi Gubitosi, è in affanno con il piano di «esodi volontari» (diciamo così), perché l’obiettivo di 600 uscite, tra dirigenti, giornalisti e quadri impiegati e operai (il contratto prevalente i Rai, appena rinnovato) sembra lontano. Al massimo si arriverà a 400 esodi, quindi i sindacati attendono di sapere come il dg correrà ai ripari. Un passaggio chiave sarà nel piano industriale che il Cda sta per esaminare.

Nel frattempo il «tecnico» Gubitosi sta muovendo un po’ di pezzi dalla scacchiera: il direttore dell’Internal Auditing, Marco Zuppi, è in sostituzione con una persona che probabilmente sarà assunta dall’esterno, un altro di fiducia di Gubitosi per gestire le indagini interne all’azienda. Così come Costanza Esclapon, arrivata in Rai nello staff del dg, è ora nel Cda di Rai Cinema nominato da poco all’unanimità, insieme a Vincenzo Mollica e Camillo Rossotto, presidente Nicola Claudio e ad Paolo Del Brocco. Un altro dirigente che sarebbe tenuto sul filo di lana è Andrea Lo Russo Caputi, direttore del centro di produzione Rai (al suo posto andrebbe l’attuale vice, Cecatto), ma lui sarebbe tranquillo ancora al suo posto, in vista della pensione.

Chi invece ha chiesto l’aspettativa alla Rai è Augusto Minzolini, infatti ha già partecipato alle sedute del Senato, compagno di scranno di Bonaiuti. Ha fatto ricorso per essere reintegrato al Tg1, ma l’azienda lo aveva incaricato di diventare il capo della sede di New York. Ma ora, se andasse davvero nella Grande Mela (lasciando il Parlamento), Minzolini si troverebbe come capo dei corrispondenti proprio Tiziana Ferrario, l’inviata che discriminò e spedì fuori dal video quando era il «direttorissimo » nel cuore di Berlusconi. Antonio Verro, altro senatore del Pdl, attende invece che la Giunta per le elezioni gli dica che deve dimettersi dal Cda di viale Mazzini, anche se per ora non partecipa alle riunioni. Ma quando lascerà resterà un Cda a otto (sempre che Luisa Todini non si candidi sindaco di Roma, secondo alcune voci). Ma il consigliere non può essere sostituito, per legge tutto il consiglio dev’essere rinominato. Tempi lunghi, quindi, l’era dei «tecnici» montiani è al tramonto e a decidere il rinnovo del Cda sarà la nuova Vigilanza. Un altro bastione che i grillini vogliono conquistare. E allora sarà da ridere con le nomine secondo legge Gasparri


feb
21
2013

Rai: nominati 12 vicedirettori e tagliati 450 posti

21 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Tra conferme e new entry, sono 12 le nomine di vicedirettori che il cda della Rai ha approvato su proposta del direttore generale Luigi Gubitosi. Quattro di questi 12 vicedirettori sono donne, e a fare la parte del leone è stata la rete ammiraglia.

Nel frattempo la Rai dei tecnici, che ha avviato l’attuazione del Piano Industriale 2013-2015, per recuperare il pesante deficit (nel 2012 ha toccato i 200 milioni di euro), con un taglio netto dei costi e la riduzione di almeno 600 posti nel personale, tra pensionamenti e esodi incentivati.

Le nomine riguardano le sole reti generaliste, Rai1, Rai2 e Rai3, e questo passaggio interviene ogni qualvolta c’è un cambio alla direzione. E negli ultimi tempi sono cambiati tutti e tre i direttori di rete: Giancarlo Leone è andato a Rai1 al posto di Mauro Mazza, Angelo Teodoli a Rai2 al posto di Pasquale D’Alessandro, e Andrea Vianello per Antonio Di Bella. Per Rai1 le novità alle vicedirezioni riguardano Roberta Enni, responsabile di Palinsesto e Marketing, e Rosa Anna Pastore, responsabile Pianificazione economica e mezzi, mentre le conferme riguardano Maria Pia Ammirati, per il day time della mattina; Ludovico Di Meo come responsabile delle Rubriche e approfondimenti informativi; Daniel Toaff, per il day time pomeridiano.

Per Rai2, nuovi vicedirettori sono Patrizia Cardelli per la Pianificazione e il Marketing, e Massimo Lavatore per la Pianificazione economica e mezzi, mentre i confermati nel ruolo sono Roberto Giacobbo, in qualità di responsabile dei programmi divulgativi, e Marco Giudici, responsabile Cultura e Società. Infine a Rai3 sono tutti nuovi i tre vicedirettori proposti e nominati: Stefano Coletta al Palinsesto e Marketing; Luca Mazzà, con delega all’organizzazione del canale ed eventi speciali; Andrea Valentini, con delega all’informazione.

Il piano di riduzione e di ricambio dei dipendenti, che avvierà (forse) nuovi concorsi per la tv pubblica, è già a buon punto, dato che 150 lavoratori hanno già lasciato l’azienda, mentre altri 300 hanno aderito al programma di esodo. Restano da convincerne  altri 150, tra i quali alcuni storici e vetusti dirigenti arroccati sulle proprie poltrone politiche.

Fonte: ItaliaOggi | Il Messaggero


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25
2013

Par Condicio, La7: “immediato ricorso a sanzioni Agcom”

25 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Dopo i richiami dell’Agcom, sono arrivate anche le prime sanzioni per la violazione della intelleggibile ed evasiva legge sulla par condicio in campagna elettorale. Il Consiglio dell’Autorità ha deciso di sanzionare il Tg4, Studio Aperto e TgLa7 per il mancato riequilibrio delle presenze delle forze politiche, dopo gli ordini inviati la scorsa settimana. A favore il presidente Marcello Cardani e i commissari Maurizio Decina e Francesco Posteraro, contrari i commissari Antonio Preto e Antonio Martusciello.

Il consiglio ha comminato una sanzione di 60 mila euro nei confronti del Tg4 e di 40 mila euro nei confronti di Studio Aperto. Sanzione di 100 mila euro per i Tg di La7 di Enrico Mentana, nei confronti dei quali è stata evidenziata una sovraesposizione di Mario Monti, Movimento 5 Stelle, Rivoluzione civile ed una scarsa presenza di Pdl e Pd. Emanati, inoltre, nuovi ordini di riequilibrio che, in caso di mancata ottemperanza, potrebbero portare la prossima settimana a nuove sanzioni.

Telecom Italia Media, editore di La7 e Mtv, ha annunciato ieri immediato ricorso contro la sanzione notificata ieri, con richiesta di sospensiva trattandosi, a suo giudizio, di un provvedimento “incostituzionale, incoerente e contraddittorio”. La sanzione, spiega TI Media, «trasla sui telegiornali le regole matematiche della comunicazione politica al fine di costringere il TGLa7 a forzare le notizie su soggetti politici ormai confluiti in nuove liste o coalizzati con i soggetti di cui è contestata la sovraesposizione. Di fatto, paradossalmente, si rileva quindi la contemporanea sovraesposizione e la sottoesposizione dei medesimi soggetti o coalizioni». Ciò si traduce, spiega TI Media, «in una illegittima compressione del diritto delle emittenti La7 e di Mtv a fornire una informazione libera, corretta e completa. Inoltre, i dati incoerenti su cui si basano le sanzioni e gli ordini di riequilibrio, dimostrano, essi stessi, il rispetto del pluralismo informativo e l’accesso all’informazione a tutti i soggetti sempre garantito dalla testata».

TI Media ritiene che l’Authority «sia incorsa in una erronea interpretazione della legge sulla par condicio, ledendo la libertà delle testate giornalistiche e delle redazioni di fare scelte editoriali in coerenza con l’esigenza di informare l’opinione pubblica». Le emittenti del gruppo «assicurano, come è nella loro riconosciuta vocazione editoriale, e come è del tutto evidente attraverso un palinsesto che nell’intera giornata offre programmi e spazi dedicati all`informazione molto più ampi rispetto alle altre reti generaliste, l’equilibrio nella rappresentazione dei vari schieramenti politici».

La nota, infine, evidenzia come TI Media «sia particolarmente attiva e aperta all’utilizzo dei più innovativi strumenti legati alla campagna elettorale in corso. Proprio in questi giorni sono state lanciate due importanti iniziative, una con La7 denominata Google Elezioni 2013 che favorirà il dibattito politico, aperto a tutti sul web con la partecipazione dei cittadini e l’altra con MTV denominata “IOVOTO” con lo scopo di avvicinare i giovani alla politica attraverso un coinvolgimento attivo”.

Anche Mediaset ha annunciato ricorso. «Respingiamo le sanzioni ingiustificate dell’Agcom a Mediaset in tema di par condicio», ha affermato Gina Nieri, consigliere d’amministrazione di Mediaset. «I dati su cui si basano le sanzioni dell’Autorità dimostrano, al contrario, il rispetto dell’equilibrio nell’informazione politica dettato dalle norme di riferimento».

Fonti: Ansa | TMNews


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24
2013

Rai, Usigrai: “Sette riforme per una nuova tv pubblica”

24 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Sette riforme per cambiare il futuro della Rai. Le ha proposte l’Usigrai nel convegno #AgendaRai, in vista della prossima legislatura.

Al primo punto – ha spiegato il segretario Vittorio Di Trapani, eletto lo scorso novembre - la riforma della legge Gasparri. Sul tema sono intervenuti diversi esponenti politici, oltre al dg Luigi Gubitosi. «I vertici della tv pubblica sono oggetto e non soggetto delle variazioni di legg – ha sostenuto. – Anche io sono stato nominato da qualcuno, ma questo qualcuno non mi ha chiesto niente e non lo incontro da tanto tempo – ha proseguito riferendosi al premier Mario Monti -. Si può dire quello che si vuole, ma nella mia gestione nomine politiche non ci sono state».

«Siamo pronti alla sfida anche di fronte alla riorganizzazione aziendale», ha assicurato Di Trapani, definendo «opportuno immaginare un tavolo a tre tra azienda, sindacato e istituzioni». Il segretario Usigrai ha citato in primo luogo la necessità della riforma sulla governance «per assicurare autonomia e indipendenza e per eliminare i costi legati alla politica». Ha poi chiesto «certezza di risorse perché l’evasione del canone è a livelli altissimi e la riforma della natura giuridica dell’azienda, perché essere equiparati alla pubblica amministrazione impedisce di essere al passo con il mercato».

Di Trapani ha quindi auspicato una legge sui conflitti di interesse («c’é ne è uno macro – ha spiegato – ma poi ce ne sono tanti altri») e «un nuovo piano frequenze, ancor più importante in vista dell’asta, perché la Rai in molte parti d’Italia non si vede. Nel 2016 scade la concessione di servizio pubblico per la Rai – ha proseguito -. Chiediamo che si parta subito con il dibattito, tenendo presente che il servizio pubblico è uno e indivisibile». Di Trapani ha quindi posto l’accento sulle pari opportunità e sulla corretta rappresentazione di genere «in tutte le sfaccettature del servizio pubblico».

Fonte: ANSA


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20
2013

Rai: stop ai doppi incarichi, rivoluzione per reti e testate

20 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Stop a doppi incarichi, per i direttori, vicedirettori o i caporedattore che sono anche conduttori, in tutte le reti e nelle testate giornalistiche del servizio pubblico. Una “tempesta perfetta” sta per abbattersi infatti sulla Rai dopo la circolare del direttore generale Luigi Gubitosi.

Tutto dovrà avvenire nei prossimi giorni e le soluzioni operative dovranno essere trovate dai direttori e arrivare entro e non oltre il 28 febbraio. Anche se non sono da escludersi deroghe per tempi tecnici. Il primo a mettere in pratica la direttiva del direttore generale nero su bianco è stato il direttore del Tg1 Mario Orfeo che ha presentato l’altro giorno il suo piano editoriale. Ma presto anche le altre testate dovranno attenersi alla circolare aziendale che riporta in vigore lo stop.

Infatti dopo una fase di studio e assestamento, Gubitosi ha deciso di entrare pienamente a regime. Nei giorni scorsi dal settimo piano di Viale Mazzini è partita la direttiva interna che, di fatto, blocca doppi e tripli incarichi. Gubitosi, che è ripartito alla carica dopo aver affrontato il tema anche nell’incontro con l’Usigrai che ha posto la questione dati alla mano, ha direttamente incaricato direttori di reti e Tg di trovare il modo di applicare la direttiva. La questione non riguarda soltanto molti dei volti noti del Tg1, ma anche il Tg2 e il Tg3, dove per esempio il direttore Bianca Berlinguer conduce spesso l’edizione delle 19 e anche il programma Linea Notte. Così come Andrea Vianello, neo direttore di Rai3 e conduttore della trasmissione Agorà. Va dato atto a Vianello che già prima della diffusione della direttiva aziendale era stato lui stesso a far sapere, appena nominato direttore, che avrebbe mantenuto la conduzione del suo programma solo fino alle conclusione delle elezioni. Non trova credito la sua sostituzione con Luisella Costamagna, che ieri ha confermato di aver lasciato Servizio Pubblico di Michele Santoro.

Fonte: Avvenire


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04
2013

Zavoli contro i vertici Rai: “Monti fa uno sgarro alla par condicio”

04 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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«Va chiarito con la Rai come mai i direttori di reti e testate decidano come formulare gli inviti», sulla par condicio «lo sgarro è palese e grave». Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, nel corso dell’esame della bozza di regolamento di ieri sull’applicazione del par condicio nella tv pubblica, ha risposto seccato a una domanda di Paolo Bonaiuti (Pdl), che aveva protestato per la nuova incursione del premier Mario Monti a Unomattina. «Quanto più tarderemo ad approvare la delibera, tanto più la Rai si sentirà messa in un angolo rispetto al rapporto con una parte dell’azienda che cade in totale ribalteria rispetto al cda», ha concluso Zavoli.

E infatti dopo per 7 ore di lavoro la Commissione ha stabilito le regole della perniciosa par condicio, ovvero modi e tempi con cui i candidati alle elezioni del 24 e 25 febbraio potranno presentarsi agli elettori sugli schermi del servizio pubblico televisivo. Dopo litigi, 100 emendamenti in parlamento, e dichiarazioni roboanti, l’esito è piuttosto semplice. Prima regola: anche il premier dimissionario sarà sottoposto alla equa spartizione degli spazi, e dovrà perciò limitare al minimo le apparizioni istituzionali per non essere visibile nel doppio ruolo di presidente e candidato. Seconda regola: le tribune elettorali saranno trasmesse in due fasce orarie, dalle 7 alle 9 o dalle 17 alle 19.

Ma l’invasione della politica in tv non si ferma qui: sono previste infatti delle conferenze stampa sia per i leader di coalizione che per le singole liste, da mandare in onda tra le 21 e le 22.30. Orari pregiatissimi, prime serate da leccarsi i baffi, se non fosse che le uscite cadranno anche nella settimana sbagliata, cioè dal 12 al 16 febbraio, in pieno Sanremo: si estrae a sorte,a chi tocca tocca. «Praticamente ci sarà Rai1 con le canzonette e le altre due reti con i politici che parlano in continuazione» commenta Vincenzo Vita, deputato Pd e membro della Commissione.

Nel frattempo, i big si muovono in fretta: ieri sera Silvio Berlusconi è stato lungamente intervistato al Tg1, e da lì ha fatto sapere che la vittoria è vicina grazie a un accordo possibilissimo con la Lega Nord al Nord e con Grande Sud al Sud. «Sono pronto a una sfida tivù con chiunque, soprattutto con Monti» ha concluso spavaldo il Cavaliere ghignando per il dispettuccio che il direttore generale Rai, Luigi Gubitosi, ha rifilato a Monti: niente Arena di Giletti domenica pomeriggio. È il giorno della Befana, festa comandata, e la regoletta che imponeva lo stop ai politici nei sacri giorni del Natale (di fatto dal 24 al 26 dicembre) torna ora buona per arginare l’aggressiva espansività televisiva del professore.

Pdl e Pd lanciano sferzanti accuse di violazione tv al premier-candidato Monti. Ma «in verità le violazioni sono di tutti – ha sentenziato Marco Beltrandi, Radicali Italiani -: Berlusconi, Monti, Bersani con le primarie. Invece zero spazio per il dramma delle carceri, che ci era stato promesso: faremo denuncia a Strasburgo». Nel frattempo il sindacato Usigrai ha ottenuto che l’Agcom renda noti ogni settimana giorni e dati sulla presenza in video dei vari candidati (chiedevano ogni tre giorni), e sono state accolte anche le indicazioni sul genere: giornalisti e ospiti dovranno rispettare un certo equilibrio fra donne e uomini. Tra una canzonetta e l’altra, lo spettacolo non mancherà.

Fonti: Il Fatto Quotidiano | Ansa


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