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Tv locali, il Mse pubblica le nuove graduatorie delle frequenze
La guerra delle caotiche e pasticciate graduatorie ministeriali per il Piano di assegnazione delle frequenze del digitale terrestre segna un’altra vittoria in favore delle tv locali.
A seguito dei numerosi ricorsi delle emittenti regionali presso il TAR del Lazio (in attuazione della delibera Agcom n. 265/12/Cons.) giungono infatti le nuove disposizioni del Ministero a seguito dei contenziosi sulle domande di inserimento nelle graduatorie.
In Toscana la sentenza in favore dell’emittente televisiva TV1 di Montevarchi – Ordinanza n. 02207/2013 del Tar Lazio – ha costretto il Ministero dello sviluppo economico – Dipartimento comunicazioni a rivedere la speciale e contestatissima classifica per l’assegnazione dei diritti d’uso dei canali tv, già pubblicata a novembre 2011, alla luce dei motivi del ricorso. Le variazioni hanno interessato i soggetti posizionatisi al 19°, 20° e 21° posto della graduatoria e per tale motivo potrebbero essere riviste le assegnazioni rilasciate ai soggetti non utilmente collocati.
Nel dettaglio, passa al diciannovesimo posto la cordata guidata da Tv1 con Telecentro 1, Tele Liguria Sud e Retesole; al ventesimo posto troviamo ora Antenna 5, Antenna 3 Massa e Linea 1 e infine al ventunesimo Noi Tv, Teleidea, Rtu Aquesio e Primocanale.
Leggi qui le nuove graduatorie per la Toscana
Il Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le Comunicazioni ha adottato nel 2011 i bandi per l’assegnazione delle frequenze in tecnica digitale terrestre alle emittenti televisive locali delle regioni Toscana e Umbria, aree tecniche da digitalizzare nel corso dell’anno 2011, ai sensi dell’art. 4, del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75.
Il Ministero ha provveduto ad esaminare inoltre le osservazioni pervenute sulle graduatorie di revisione delle frequenze digitali del Lazio, già pubblicate a dicembre 2012, ed ha apportato le dovute variazioni laddove ha riscontrato propri errori materiali. Inoltre sono stati recepiti gli ordini di esecuzione e di riesame delle posizioni di alcune ricorrenti pronunciati dagli organi giurisdizionali. Nelle nuove graduatorie pubblicate resta fuori posizione utile la romana Super 3. Rientrano per l’assegnazione di un mux ITR Sora, Napoli Canale 21 e RTR di Rieti (erano sul canale 35).
L’avanzamento delle rispettive emittenti nella classifica è stato possibile grazie ai 7 punti sottratti all’intesa forzata del canale 29, quella che comprendeva appunto i resti di Super 3 (dopo la rottamazione del canale regionale) e Tele Obiettivo. La voce che ha fatto la differenza è solo quella legata alla copertura. La Tv di Rebecchini (che probabilmente farà a sua volta ricorso) è superata così non solo da ITR Sora, ma anche da Teleitalia, Teledonna e Telestudio.
Nuove graduatorie frequenze Lazio.
Il Ministero ha pubblicato anche le dovute modifiche sulle graduatorie di revisione delle frequenze digitali della Campania. Inoltre sono stati recepiti gli ordini di esecuzione e di riesame delle posizioni di alcune ricorrenti pronunciati dagli organi giurisdizionali. Nella graduatoria della Campania,viene indicato che a 7 Gold Campania sarà assegnato il canale 59, appositamente tolto da quelli a disposizione per la possibile asta per le frequenze nazionali nata dal famoso ex-beauty contest.
Qui le nuove graduatorie per la Campania.
Fonte: sviluppoeconomico.gov.it | millecanali.it
Guerra tv locali: nel Lazio a rischio 23 emittenti storiche
Siamo alle soglie di una svolta epocale della televisione italiana. Un punto di non ritorno tra la conclusione del passaggio definitivo alla tv digitale terrestre e la liberazione delle frequenze a favore della banda larga mobile. Il mercato televisivo del Bel Paese però soffre ancora di quella malattia da duopolio dominante, che comprende pochi, pochissimi, operatori nazionali che si spartiscono da più di vent’anni tutta la torta, e da un comparto locale di più di 600 emittenti, che rischia di finire in disgrazia.
Il governo Monti ha infatti ereditato dal precedente esecutivo il piano per liberare le frequenze tv 61-69 UHF, già eseguito in alcune regioni del centro Italia, a discapito delle sole emittenti locali. Televisioni regionali che saranno forzate ad abbandonare i propri canali in cambio di un indennizzo dello Stato, frequenze che in alcuni casi occupano da più di trent’anni. Da quando cioè sono esplose nell’etere degli anni Settanta le tv libere italiane.
Come riportato da Alberto Guarnieri su Il Messaggero, dovranno fare i bagagli e traslocare su un’altra frequenza in condivisione con altre emittenti, tv storiche come Telelombardia di Parenzo, o Teleroma 56, Tele Oro, Tvr Voxson del Lazio. Ma lo spostamento, di banda e di numerazione sul telecomando col passagio al digitale terrestre, oltre a causare ingenti costi di adeguamento tecnologico, che per alcune tv potrebbe determinare la chiusura, significa anche perdita di visibilità e di audience per le emittenti più grandi, e quindi un danno alle rispettive attività imprenditoriali.
Il governo tecnico offre alle tv locali che saranno costrette a trasferirsi un rimborso pari a 175 milioni di euro, una cifra ridotta più volte che deriva direttamente dagli incassi della vendita delle stesse frequenze alle compagnie telefoniche (in origine avrebbero dovuto essere 400 milioni, il 10% dell‘asta LTE). Per il Lazio il totale è di circa 1 milione e 600 mila euro. Ma le modalità degli indennizzi, redatte dal Ministero dello sviluppo e criticate aspramente dalle associazione delle emittenti e dagli editori, non considerano il numero di dipendenti, la qualità e l’audience dei programmi delle tv, e distribuiranno a pioggia i contributi discriminando le aziende più grandi.
FRT e Aeranti-Corallo hanno infatti chiesto più volte al Parlamento la revisione della distribuzione degli indennizzi. Alfredo Donato di FRT ricorda che il settore locale fattura quasi 600 milioni di euro l’anno, con oltre 5 mila addetti a contratto. «Nel Lazio sono a rischio 23 televisioni, marchi storici della televisione regionale», afferma il direttore dell’associazione per le tv private. Ma a fronte dei 5,6 miliardi di euro di fatturato che producono le tv nazionali, secondo il parere di Luca Balestrieri (Rai) e di Gina Nieri (Mediaset), « non possono continuare ad esistere circa 620 operatori sull’intero territorio italiano, perché non ci sono i margini di guadagno e di efficienza per tutti i soggetti coinvolti».
In ogni caso il governo ha il dovere di evitare la chiusura di decine e decine di attività televisive. Magari togliendo alcune frequenze alle tv nazionali, come proposto da Paolo Gentiloni del Pd. E in ogni caso modificando gli indennizzi sulle frequenze espropriate e mettendo degli sgravi fiscali sugli stessi risarcimenti, come proposto in un emendamento dal deputato dell’Udc Roberto Rao.
Fonte: Il Messaggero
Digitale terrestre: l’emorragia di ascolti delle tv locali
Il digitale terrestre all’italiana è un grande pasticcio indigesto per molti operatori e milioni di utenti. E le tv locali, che rappresentano il settore più danneggiato dalla transizione, subiscono un’emorragia di ascolti continua e inflessibile.
Le cause sono da ricercare nell’inadeguatezza tecnologica di alcuni decoder a basso costo (molto venduti), negli strani criteri con i quali il governo e il Ministero dello sviluppo economico hanno assegnato le frequenze nel passaggio al digitale terrestre, e infine nella tardiva e carente attuazione della numerazione automatica LCN dei canali sui tv e sui telecomandi. C’è pure da considerare la vasta frammentazione degli ascolti che sta coinvolgendo tutte le emittenti (nazionali e locali) dovuta alla proliferazione dei canali sulla piattaforma digitale.
Nel Lazio, dagli Switch-off nel novembre del 2009, si sta verificando una vera e propria “fuga” di telespettatori dalle tv locali. «Abbiamo subito un danno enorme – spiega Filippo Rebecchini, di Super Tre – si è spento l’analogico senza avere la numerazione automatica dei canali. È stata una gestione inadeguata. Tutti si sono collocati nei canali dal numero otto in giù, generando conflitti che ne impedivano la visione, la numerazione decisa dall’Agcom vale per chi ha un nuovo decoder o per chi risintonizza quello esistente. Molti però non lo fanno». O non hanno abbastanza informazione per capire cosa fare. I dati Auditel sono impietosi: dall’aprile 2009 allo stesso mese del 2011, nell’intera giornata, i contatti per almeno un minuto di Super Tre, leader nel Lazio, sono scesi da 371 mila a 116 mila: quelli di T9 da 164 mila a 63 mila; quelli di TeleRoma 56 da 168 mila a 46 mila; e quelli di Gold Lazio da 115 mila a 31 mila.
Nel ricco Nord-Est le cose non vanno meglio: «Se i dati Auditel sono giusti – sostiene Giorgio Galante di TelePadova -tutte le emittenti licali hanno perso ascolto, tranne una che ha gli stessi palinsesti di prima ed è rimasta agli ascolti dell’analogico. Il problema non sta nella trasmissione, dove pure bisogna lavorare parecchio, ma nella ricezione. I decoder hanno protocolli e sistemi di accesso tutti diversi. Dopo l’assegnazione dei numeri ad ogni canale, vanno risintonizzati. Per l’utenza anziana è un’operazione non semplice. Gli utenti, allora, si accontentano di quello che riescono a vedere. E accade di tutto: un giorno non si sente l’audio a Castelfranco e c’è persino un decoder che seleziona solo i primi 60 canali. Uno Scandalo».
La programmazione del passaggio digitale ha poi riservato alle sole tv nazionali le frequenze “coordinate” con quelle dei paesi confinanti. Mentre per gli ultimi del carro, le tv locali, sono state assegnate anche quelle predisposte per le trasmissioni tv dei paesi stranieri. Le decisioni del governo col nuovo piano di assegnazione delle frequenze hanno creato un vero e proprio caos televisivo nelle aree di confine del paese. L’esproprio per le sole emittenti regionali dei canali 61-69 UHF, destinati alle telcom per l’uso della banda larga mobile, ha ridotto drasticamente il numero di frequenze per l’emittenti regionali da 27 a 18. Canali che verranno ridotti ulteriomente nelle regioni italiane che si affacciano o confinano con la copertura dei canali tv stranieri.
Durante lo Switch-off del Nord Italia tutte le frequenze disponibili furono assegnate alle emittenti regionali e questo fu causa di problemi con le autorità croate e slovene. Ora con la sottrazione di altri canali ci sarà ancora meno spazio per le tv locali. Soprattutto per quanto concerne l‘Istria che fronteggia i Colli Euganei da cui trasmettono le tv del Nord-Est, e per la Corsica, isola francese prossima allo Switch-off del digitale terrestre, che potrebbe avere conflitti e interferenze tv con le frequenze che partono dalla Toscana.
Per questi e altri motivi le emittenti regionali, rappresentate dalle associazioni Aeranti-Corallo e FRT, chiedono più incentivi e finanziamenti (il 20% dei ricavi dell’asta per la banda larga mobile) per “disoccupare” le frequenze tv, come recentemente imposto dal decreto Omnibus. Entro la settimana inoltre scadranno, nelle regioni prossime al passaggio alla tv digitale (cioè Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise), i termini per le richieste di status di operatore di rete che consentirà alle tv locali più fortunate di mantenere alcuni multiplex del digitale terrestre.
L’asta per le frequenze LTE però sembra destinata a slittare nuovamente oltre il termine del 30 settembre fissato nel solito decreto Omnibus. Le tv locali non gradiscono affatto le disposizioni di una speciale graduatoria che stabilirà chi avrà la frequenza (divenendo operatore di rete) e quale emittente invece dovrà traslocare (acquisendo lo status di fornitore di contenuti), e puntano i piedi.«È difficile che un progetto del genere trovi effettiva realizzazione nei tempi desiderati. – ha sottolineato Marco Rossignoli, presidente di Aerantí-Corallo – Dopo la conversione del decreto andranno approvati diversi regolamenti, tra cui quelli sulle modalità per le domande. Andranno costituite le commissioni, si dovranno fare le graduatorie. Provinciali o regionali? Bisognerà riassegnare la numerazione automatica LCN ai fornitori di contenuti». Il direttore del circuito nazionale 7Gold, Giorgio Galante, afferma: «O c’è un indennizzo efficace o sarà dura battaglia legale».
Fonte: Il Sole 24 Ore
Digitale terrestre, la rivolta delle reti private a Roma e nel Lazio
Da un articolo di Paolo Foschi sul roma.corriere.it:
ROMA – Molte tv locali di Roma e del Lazio rischiano la chiusura. L’effetto combinato della crisi economica e del passaggio al digitale terrestre sta mettendo in ginocchio i piccoli operatori: lo «switch off», cioè il passaggio alla nuova tecnologia, è avvenuto senza regole certe sul posizionamento dei canali nella piattaforma, che spesso si verifica in maniera casuale, offrendo un ordine privilegiato per Rai e Mediaset. In assenza di un quadro normativo univoco, a farne le spese sono quindi appunto i «piccoli» che rischiano di scomparire nella piattaforma, in posizioni infelici e di scarsissima visibilità.
I dati di ascolto, che certo dipendono anche dalla qualità della programmazione ma non solo, parlano chiaro: Rai in particolare e anche Mediaset con il digitale terrestre (quindi con i nuovi canali) hanno registrato un deciso aumento degli ascolti. E a pagare sono i piccoli operatori, che accusano una flessione intorno al 10%. Il grido di allarme è stato lanciato ieri dalle stesse emittenti locali, a partire da Teleroma 56 della famiglia Caltagirone e da Super3 di Filippo Rebecchini, oltre a un’altra trentina di reti, con le tre associazioni di categoria presenti: la Frt, la Conna e l’Aeranti Corallo.
Le tv private erano state convocate per una riunione sulla «par condicio elettorale» presso il Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, l’organismo di vigilanza presieduto da Francesco Soro. La discussione è però scivolata subito sul rischio chiusura. I rappresentanti delle emittenti hanno chiesto l’intervento del Corecom. «Se non sappiamo dove viene posizionato il nostro canale nella piattaforma digitale, non possiamo vendere la pubblicità, che già risente degli ascolti in calo e della crisi», hanno detto i rappresentati delle reti locali, che poi hanno firmato un appello congiunto: «La situazione è drammatica. La ragione principale sta nell’assoluta confusione che caratterizza il sistema di posizionamento dei canali sul telecomando (il cosiddetto Lcn).
Oggi non c’è alcuna regolamentazione, rischiamo di tornare alla stagione del Far west televisivo che speravamo fosse solo un ricordo del passato. Trovare una emittente locale sul televisore ormai è diventato difficilissimo. Se non si vuole condannare al fallimento l’intero sistema televisivo locale del Lazio, con la perdita di migliaia di posti di lavoro, chiediamo che l’Agcom intervenga al più presto possibile per definire una regolamentazione chiara e certa». E senza correzioni normative, «siamo costretti a bloccare gli investimenti». Francesco Soro, al termine dell’incontro, ha espresso «preoccupazione per la situazione, perché parliamo di un settore che occupa, compreso l’indotto, migliaia di persone. Per questo come Corecom ci facciamo portavoce anche presso l’Agcom (Authority di controllo per le comunicazioni che ha già aperto un’istruttoria sulla questione del posizionamento dei canali, ndr), perché si tenga conto delle legittime istanze delle emittenti locali».
Per questo motivo la settimana scorsa l’Adiconsum in rappresentanza del CNCU (Consiglio Nazionale dei consumatori e degli utenti) e del CRTL (Comitato Radio Tv Locali) ha formulato una proposta comune all’Agcom per richiedere una chiara regolamentazione sulla numerazione automatica dei canali digitali e per inserire nella norma dei paletti e delle regole per salvaguardare gli utenti.
Le associazioni di consumatori e le tv locali richiedono con forza delle posizioni accessibili nella numerazione LCN del telecomando compatibili con le abitudini dei telespettatori. L’Adiconsum chiede inoltre l’eliminazione dei conflitti di numerazioni tra i canali, un ritorno a una lista numerica simile a quella della vecchia tv analogica dal numero 1 al numero 99, e l’inserimento dei nuovi canali del digitale terrestre dal numero 100 in poi.























