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Rai: approvato il Piano Industriale 2013-2015
«Il Consiglio di Amministrazione riunito oggi in Viale Mazzini e presieduto da Anna Maria Tarantola ha approvato all’unanimità – si legge in un comunicato stampa di ieri della Rai – il Piano Industriale 2013-2015 illustrato dal Direttore Generale Luigi Gubitosi.
Sono state identificate le seguenti dodici aree di intervento su cui si concentreranno i lavori: pubblicità, ricavi commerciali, ottimizzazione palinsesto, sviluppo all news, rilancio radio, sviluppo web, modello e assetto produttivo, digitalizzazione, revisione processi, risorse umane, assetto immobiliare, efficacia ed efficienza acquisti».
Il Piano di Viale Mazzini stabilisce infatti i passaggi chiave per passare dalla Rai delle grandi direzioni, con altrettante poltrone, alla Rai con macro aree, con meno poltrone. Insomma, un’azienda più snella e agile, capace di rispondere con rapidità alle domande che pone il mercato. Un rivoluzione strutturale voluta dal dg Gubitosi che prevede la costituzione di quattro macro aree: editoriale, finanziaria, corporate e supporto, tecnologica (sotto quest’ultima confluirebbe Rai Way), che comporterà probabilmente la riduzione delle direzioni con conseguente calo delle poltrone, assegnate sino a oggi con il manuale Cencelli.
Il Piano 2013-2015 dovrà inoltre cercare di sistemare i conti in rosso dell’azienda tv pubblica. Nei primi nove mesi dell’anno la Rai ha perso 184,5 milioni di euro, imputabili (nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni) alla flessione dei ricavi pubblicitari e del costo dei grandi eventi sportivi. Stando a quanto risulta dai primi dati emersi da viale Mazzini, sembra che il fatturato pubblicitario nel 2013 sarà di 650 milioni di euro rispetto alla previsione di 750 milioni. Addirittura c’è chi ritiene che si arriverà solo a 600 milioni di euro. Che equivale a un calo del 20%, mentre il rosso del bilancio si dovrebbe attestare attorno ai 250 milioni di euro.
Secondo il budget del dicembre scorso, il risultato netto della gestione ordinaria sarà negativo per circa 200 milioni di euro. Impatteranno, inoltre, sul risultato complessivo altri 53 milioni di euro, legati alla costituzione di un fondo incentivazione per i famosi esodati, che dovrebbero ridurre i costi di struttura attraverso i pensionamenti anticipati di circa 600 dipendenti, dei quali solo 400, per ora, hanno aderito.
Fonti: Asca | Lettera43 | MF
Rai: stop ai doppi incarichi, rivoluzione per reti e testate
Stop a doppi incarichi, per i direttori, vicedirettori o i caporedattore che sono anche conduttori, in tutte le reti e nelle testate giornalistiche del servizio pubblico. Una “tempesta perfetta” sta per abbattersi infatti sulla Rai dopo la circolare del direttore generale Luigi Gubitosi.
Tutto dovrà avvenire nei prossimi giorni e le soluzioni operative dovranno essere trovate dai direttori e arrivare entro e non oltre il 28 febbraio. Anche se non sono da escludersi deroghe per tempi tecnici. Il primo a mettere in pratica la direttiva del direttore generale nero su bianco è stato il direttore del Tg1 Mario Orfeo che ha presentato l’altro giorno il suo piano editoriale. Ma presto anche le altre testate dovranno attenersi alla circolare aziendale che riporta in vigore lo stop.
Infatti dopo una fase di studio e assestamento, Gubitosi ha deciso di entrare pienamente a regime. Nei giorni scorsi dal settimo piano di Viale Mazzini è partita la direttiva interna che, di fatto, blocca doppi e tripli incarichi. Gubitosi, che è ripartito alla carica dopo aver affrontato il tema anche nell’incontro con l’Usigrai che ha posto la questione dati alla mano, ha direttamente incaricato direttori di reti e Tg di trovare il modo di applicare la direttiva. La questione non riguarda soltanto molti dei volti noti del Tg1, ma anche il Tg2 e il Tg3, dove per esempio il direttore Bianca Berlinguer conduce spesso l’edizione delle 19 e anche il programma Linea Notte. Così come Andrea Vianello, neo direttore di Rai3 e conduttore della trasmissione Agorà. Va dato atto a Vianello che già prima della diffusione della direttiva aziendale era stato lui stesso a far sapere, appena nominato direttore, che avrebbe mantenuto la conduzione del suo programma solo fino alle conclusione delle elezioni. Non trova credito la sua sostituzione con Luisella Costamagna, che ieri ha confermato di aver lasciato Servizio Pubblico di Michele Santoro.
Fonte: Avvenire
Rai: arriva la manovra salva conti e una causa contro YouTube
Una causa contro YouTube (come Mediaset) per la trasmissione non autorizzata di filmati coperti da copyright. Seicento prepensionamenti che manderebbero a casa i massimi dirigenti aziendali. E a seguire fino a 300 assunzioni di giovani, anche attraverso concorsi. Tagli ai cachet delle stelle del video e alla spesa per i diritti sportivi. Secondo un articolo di Aldo Fontanarosa del quotidiano La Repubblica, sarebbero queste le contromisure che lancerà Viale Mazzini per salvare le casse della tv di Stato.
La Rai dovrebbe varare infatti un pacchetto di misure strutturali atte a puntellare i conti dei prossimi 5 anni, ma con effetti già nel 2013. L’aumento del nuovo canone ordinario (quello per le famiglie) di un euro e mezzo (costerà ora 113,5 euro) non basta dunque a risolvere l’emergenza finanziaria delle reti pubbliche. Che hanno bisogno di una cura più severa.
Copyright online. Contro YouTube, il gruppo Mediaset si è mobilitato addirittura nel luglio del 2008, con una richiesta di risarcimento danni di 500 milioni per «l’illecita diffusione di video e audio». Il canale di condivisione video di Google, sotto imposizione di un tribunale italiano, è stato costretto a rimuovere i filmati del Grande Fratello postati dagli utenti. Ma nel corso della lunga guerra col Biscione è stato anche scagionato dall’accusa di responsbilità sulle violazioni del diritto d’autore per lo streaming delle partite di calcio trasmesse legalmente da Mediaset Premium.
Ora anche la televisione di Stato “muove” contro i colossi del web. Dal dibattito in Consiglio di amministrazione, si deduce che Rai sta monitorando Internet per documentare quanti e quali video siano presenti in Rete senza autorizzazione. Poi partiranno una richiesta di chiarimenti a Google e YouTube, una proposta di conciliazione pacifica, se necessario le contestazioni legali.
Nel bilancio economico per il 2013, la tv pubblica accantona una cifra importante — 53 milioni — per convincere un plotone di suoi dipendenti (600) a lasciare la scrivania volontariamente, in pensione anticipata. Nel confronto con i sindacati, la Rai traccia l’identikit di questi lavoratori che sono anziani (dai 60 ai 65 anni), hanno ruoli e stipendi pesantissimi, e ormai i requisiti per la pensione (oppure la raggiungeranno entro il 2015). L’operazione può sfoltire l’intero stato maggiore — o quasi — di Viale Mazzini. Se questi top manager rifiuteranno lo “scivolo” incentivato la tv pubblica dichiarerà lo stato di crisi e imporrà il pensionamento.
Questa è una televisione di vecchi. A Viale Mazzini lavorano solo 50 persone sotto i trent’anni. E tra questi 50, non c’è uno straccio di giornalista. E’ urgente un’iniezione di energie giovani (inclusi i “nativi digitali”, gente oggi sotto i 25 anni). Intanto che gli anziani lasceranno il campo, la Rai procederà a nuove assunzioni, «da 200 a 300». Tornano i concorsi pubblici, evento eccezionale nella televisione di Stato preda dei partiti. Per ritrovare dei concorsi in Rai, bisogna andare indietro ai 40 neolaureati che il direttore generale Cappon prese nel 2007, ai 30 praticanti giornalisti reclutati nel 1989, in tutt’altra era geologica. Anche sui “ragazzini” ingaggiati nel 2013, cadrà il compito di tenere alta la qualità dell’offerta dei programmi, che il vertice aziendale non deprimerà, malgrado i tagli economici.
Il canone delle famiglie, dunque, aumenta di un euro e mezzo e arriva a 113,5. La tv di Stato — non contenta — rispolvera alcune armi contro gli evasori della “gabella” (il 27% delle famiglie, con danno ai conti aziendali per 500 milioni). Viale Mazzini chiederà di conoscere i nominativi delle persone che comprano un televisore (e che sono tenute a versare il canone, in quanto imposta sul possesso dell’apparecchio). Grazie alla sponda dell’Agenzia delle Entrate, la televisione pubblica confida di accedere anche al database di clienti Sky.
Infine come Mediaset, come la stessa Sky, Viale Mazzini ha deciso di sforbiciare i compensi delle star, a scadenza di contratto. I diritti per trasmettere il calcio all’estero vengono pagati ormai il 40% in meno. Stesso discorso per i diritti di nuoto o ciclismo.
Fonte. La Repubblica
Rai: 600-700 tagli nel nuovo piano industriale
Da un articolo di Alberto Guarnieri su Il Messagero del 16/12/2012:
Secondo indiscrezioni attendibili rivelate oggi dal Messaggero, potrebbero essere 600 o forse 700 i tagli al personale che il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, ritiene necessari per riordinare i conti della tv pubblica, appesantita se non immobilizzata da 12 mila dipendenti, migliaia di precari e 200 milioni di debiti.
Certo non basteranno gli esodi incentivati per far passare senza polemiche e proteste una simile cura dimagrante. Ma Gubitosi non vuole solo tagliare. Conta di farlo sì, ma per poter assumere energie fresche. Giovani, che in Rai quasi non esistono, capaci di affrontare con competenza e freschezza mentale le nuove sfide della multimedialità alle quali la tv pubblica non può più sottrarsi e verso le quali è in grave ritardo.
«Qualche neo laureato della Luiss potrei raccomandarglielo», scherza, ma nemmeno troppo, Pier Luigi Celli, indimenticato predecessore, ora alla guida della prestigiosa università dell’Enit. Celli ha molta stima di Gubitosi e ritiene «necessario» il suo piano di interventi, anche se ancora non se ne conoscono i singoli dettagli operativi. Anche un anziano giornalista Rai non ha difficoltà a dire che «sotto i trent’anni colleghi proprio non ne ho».
Il sindacato dei giornalisti Usigrai non commenta ancora il piano ma si prepara a una trattativa che non sarà facile. Da questo fronte ci si limita a ricordare che a pagare esodi anticipati sarebbero soprattutto le donne. E non si manca di far notare che i primi provvedimenti del nuovo vertice aziendale sono andati proprio a colpire i redattori delle varie testate. Per loro almeno 5 giorni di ferie obbligate entro l’anno e, per chi ha cento giorni di arretrato, l’obbligo di smaltirne almeno venti entro gennaio.
Gubitosi vuole che la Rai torni a produrre la gran parte dei programmi al suo interno. Come farlo prevedendo tagli di personale? Il dg vuole rimodellare le figure professionali, arrivare ad evitare duplicazioni di ruolo e privilegi che in Rai sono all’ordine del giorno. D’altra parte, si fa notare dal settimo piano, Mediaset ha circa la metà dei dipendenti Rai e Sky un terzo. Eppure i fatturati dei tre big del settore televisivo sono equiparabili. Anzi, chi sta peggio è proprio la tv pubblica.
Se la battaglia sindacale si annuncia ostica, meno pesante, anzi roseo, sembra essere il clima in consiglio di amministrazione. Antonio Verro, tra i più critici verso il nuovo vertice, lamenta di apprendere le cose per via indiretta, ma conviene sul fatto che la Rai ha bisogno di «una profonda ristrutturazione». Luisa Todini non vuole entrare nel merito in attesa di un dibattito a viale Mazzini con i colleghi, ma ammette che «tagliare qualcosa è assolutamente necessario». Dentro l’azienda c’è preoccupazione ma anche la sensazione che senza una svolta la Rai non può andare avanti. Con un pubblico sempre più anziano e nessuna strategia precisa nei confronti delle nuove tecnologie. Tante riforme sono fallite. Anche le «divisioni» con cui Celli voleva dividere e magari vendere per quote parte dell’ azienda. Poi le «direzioni» di Lorenza Lei. Ora si aspetta il nuovo piano con la convinzione che potrebbe essere l’ultimo senza bisogno di versare lacrime e sangue.
Rai: assemblea Rai News respinge il progetto di fusione con Televideo
L’assemblea di redazione di Rai News respinge il progetto di fusione della testata con quella di Televideo, “un progetto di fusione fumoso e che non prevede nessun investimento o piano di rilancio. Non ricopriremo il ruolo di spettatori passivi, e prossime vittime. Vogliamo essere invece soggetti attivi ed elaborare proposte concrete, sulle quali chiediamo fin da ora un confronto diretto con il direttore generale”.
E viene attaccato il vice direttore Rai Antonio Marano, al quale il dg di viale Mazzini, Luigi Gubitosi, ha affidato l’incarico (insieme alla Direzione Risorse Umane) di mettere a punto il piano di fusione. L’assemblea di Rai News definisce Marano, vice direttore per l’offerta televisiva, da sempre “strenuo avversario dell’autonomia di Rainews, imponendo intromissioni nel palinsesto con programmi prodotti e gestiti in esclusiva dalla TGR, che hanno impedito al canale di andare in diretta persino in occasione di eventi di grande portata nazionale e internazionale, e peraltro con esiti di ascolto disastrosi”.
Uno di questi spazi è “Piazza Affari”, che va in onda alle 15 a cura della TgR di Milano, “pur avendo noi una nostra redazione milanese che segue ormai da 13 anni finanza ed economia”. “Una preoccupazione rafforzata – aggiunge la nota – dalle ultime dichiarazioni di Marano ai nostri microfoni: secondo lui, il modello attuale di allnews ’si inserisce nella logica del modello informativo delle tv generaliste in cui dalle 7 del mattino a mezzanotte gli spazi non coperti dall’informazione dei tg sono solo 2 ore, 2 ore e mezzo’. Inoltre Marano dà per già fatta la fusione Televideo e Rai News ‘la cui funzione sarebbe di factory dell’informazione di base, che i direttori dei tg generalisti incorniciano nella loro offerta’”.
Per la redazione di Rai News è questa “una visione fuori dal mondo che noi respingiamo, riaffermando la missione specifica di Rai News che, in quanto allnews, offre un’informazione di flusso continua e in tempo reale, garantisce dirette integrali su eventi nazionali e internazionali che le tv generaliste non possono offrire. Come è accaduto ieri sera con le dimissioni della presidente della Regione Lazio Polverini, che solo Rai News ha dato in diretta”. Inoltre, “contestiamo anche l’affermazione che resterebbero solo due ore scoperte dai tg generalisti. Basta scorrere i palinsesti delle reti Rai, per capire che sono molte di più, e non solo nella fascia notturna”.
Viene quindi chiesto al dg di viale Mazzini “un segnale di discontinuità dalla passata gestione, che ha peraltro fallito nella sua missione industriale”. E poi – aggiunge l’assemblea di redazione – “ci preoccupa anche il futuro della redazione internet che cura il sito di Rainews24: anche su questo punto, non si sa nulla, neanche se continuerà a far parte di Rai News o se sarà scorporato in una testata differente. Il sito internet di Rainews24 è il più visitato tra i siti della Rai. Inoltre, un suo eventuale scorporo dalla testata allnews televisiva priverebbe questa di un apporto caratterizzante per un mezzo d’informazione che punta sull’innovazione di linguaggio, sull’aggiornamento in tempo reale e sulla diffusione capillare della sua produzione verso il web e le altre piattaforme multimediali”.
L’assemblea, infine, prende atto che nel comitato ristretto che dovrà preparare la fusione, “non solo non sono coinvolti i direttori delle due testate, ma neanche i comparti responsabili degli apparati e delle tecnologie. Una mancanza gravissima trattandosi delle due realtà che, in Rai, lavorano a più stretto contatto, anzi in simbiosi, e che denota una sottovalutazione della reale portata che dovrebbe avere il progetto”. Progetto che viene respinto. (AGI)
Articolo 21: Rai Corporation in vendita su asta online
Heritage Global Partners (Hgp) società leader globale nei servizi di consulenza e aste e consociata di Counsel RB Capital ha annunciato che sta per mettere all’asta on line in tutto il mondo un completo studio di trasmissione TV newyorchese e la sua intera infrastruttura, tra cui attrezzature pre-e post-produzione, che appartenevano a Rai Corporation, importante emittente tv e radio in lingua italiana.
Lo rivela Articolo 21 sulla base di una notizia pubblicata alcuni giorni fa da marketwatch.com uno dei siti del gruppo appartenente al Wall Street Journal. L’azienda pubblica ha deciso di chiudere Rai Corporation, dove erano impiegati 38 lavoratori. La vendita – si legge in una nota – inizierà mercoledì 2 maggio 2012 alle ore 10 del mattino (orario Usa) e terminerà il giorno successivo alla stessa ora tramite un’asta globale on-line accessibile sul sito www.hgpauction.com. Il primo maggio dalle 9 alle 16 si terrà un’anteprima.
L’asta – prosegue Articolo21 – è destinata ad essere una vendita aggregata di tutta la struttura Rai e dei suoi contenuti, comprese le apparecchiature di trasmissione pre- e post-produzione, gli arredi aziendali e molto altro. A colui che si aggiudicherà l’asta sarà richiesto di rimuovere tutti i beni in modo tempestivo. Nel caso in cui non venga accettata alcuna offerta chiavi in mano, tutti i beni saranno aggiudicati on-line contemporaneamente con una vendita frammentaria. Cioé pezzo per pezzo. Così – conclude Articolo21 – finisce una società che da 51 anni è stata la finestra della tv di Stato negli Stati Uniti. (ANSA)
Rai: a picco la pubblicità nel primo trimestre 2012 (-17%). E arrivano altri tagli da 60 mln
Dopo i festeggiamenti del dg Lorenza Lei in occasione dell’approvazione del Bilancio 2011 Rai per quei 4 milioni di euro di utile (dopo più di 5 anni di perdite), nel 2012 si torna bruscamente alla realtà. Non sarà l’anno della fine del mondo, ma potrebbe rivelarsi quello del disastro Rai guardando i risultati della Sipra, la concessionaria pubblicitaria della tv pubblica, nel primo trimestre 2012: -17% a gennaio, rispetto alle previsioni, -14% a febbraio e un durissimo -22% a marzo.
La crisi del mercato pubblicitario si fa sentire (Mediaset né sa qualcosa), nonostante gli apprezzabili sforzi dei vertici Sipra. Traducendo tutto questo in denaro, si parla di circa -40 milioni di euro rispetto alle previsioni trimestrali. La Sipra dovrebbe in teoria chiudere il 2012 con introiti prossimi al miliardo di euro: c’è chi ormai prevede invece un realistico 915-920 milioni. Anche se è tutto da stabilire, poiché Olimpiade e Europei di Calcio (teoricamente) potrebbero produrre ottimi affari. Comunque vadano le cose, Sipra chiuderebbe ad almeno -50 milioni: questo, nella migliore delle ipotesi possibili.
Un duro colpo non solo per l’azienda ma anche per la stessa Lorenza Lei, candidata alla successione di se stessa (e sponsorizzata dal Vaticano), che contava di poter mostrare al ministero del Tesoro (azionista Rai, dunque Mario Monti in persona) e al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera una ottimistica previsione di pareggio anche per il 2012. Per mantenere un simile impegno, non le resta che dare il via a una ulteriore manovra, che tradotto significa ulteriori tagli ai costi.
Tre giorni fa, in una ristretta riunione in vista del Cda convocato per il 26 aprile (quando si discuterà la prima riprevisione di bilancio 2012) Lorenza Lei e i vicedirettori generali Gianfranco Comanducci e Antonio Marano, con i dirigenti del comparto finanziario, hanno messo a punto una possibile manovra da ben 60 milioni di euro. La fetta che riguarda più da vicino il telespettatore è il -20 milioni immaginato per gli investimenti nella produzione. Cioè meno soldi per la fiction, per tutti i programmi prodotti dalla Rai, per l’intrattenimento e gli show. I tagli coinvolgeranno quindi le reti Rai: -5 milioni a Raiuno, -3,5 a Raidue, -1 a Raitre, -2 al resto della produzione dei vari canali digitali, e soprattutto l’informazione già ridotta all’osso dai precedenti Piani industriali.
Il Piano di riassetto infinito della Lei non risparmierà gli asset Rai (-15 milioni di euro) a partire dal cinema, e riserva -5 milioni alle spese della Corporate (dagli impegni di rappresentanza alla comunicazione). Per la prima volta Viale Mazzini potrebbe toccare i dipendenti con altri 20 milioni sottratti dai premi di risultato previsti in caso di bilancio positivi e alle parti mobili degli stipendi dei dirigenti. Ma la stretta sul Bilancio Rai sarà pagata come al solito dai precari, tanti contratti a tempo determinato non saranno rinnovati e quelli a progetto verranno ridotti ancora una volta.
Ora il dossier, dopo un’ultima limatura da parte dei vicedirettori generali, è sul tavolo di Lorenza Lei. Che dovrà affrontare un nodo spinosissimo. Può la Rai, tv pubblica e legata a un contratto di servizio, incidere così pesantemente sulla quantità e la qualità dei programmi condannando i palinsesti a un inevitabile impoverimento editoriale e anche a un congruo ricorso alle repliche? Altro punto interrogativo. Tagliare sul prodotto significa necessariamente produrre meno novità e diventare meno appetibili verso i clienti pubblicitari. Non si aggraverebbero così i problemi della Sipra, ma si andrebbero a risolvere forse quelli di Publitalia 80, concessionaria di Mediaset ancora più in crisi?
Un direttore generale che abbia davanti a sé altri due anni di incarico potrebbe sostenere il peso di un bilancio negativo puntando a una migliore performance l’anno seguente. Ma Lorenza Lei deve necessariamente pensare all’immediato. Difficile pensare che deciderà di non tagliare. A dimostrazione del clima che regna alla Rai, ci sono i 38 dipendenti licenziati a New York da Rai Corporation, attiva da 51 anni negli Stati Uniti, per la politica di ottimizzazione delle risorse decisa nei consigli di amministrazione della fine dello scorso anno.
Fonti: Il Corriere della Sera | Il Fatto Quotidiano
Rai: mercoledì 29 febbraio incontro pubblico in difesa delle sedi estere
«Col mondo: Incontro pubblico contro la chiusura delle sedi Rai». E’ il tema dell’iniziativa che si terrà mercoledì 29 febbraio a Roma presso la sede della FNSI. L’incontro è organizzato dai promotori dell’Appello “Non chiudete quelle sedi!“, tra cui Tavola della Pace, Articolo 21, FNSI, Usigrai, Nigrizia, Missione Oggi, Popoli e Missione, Misna.
Nel contesto del Piano straordinario e di emergenza attuato dalla dirigenza di viale Mazzini, la Rai ha infatti deciso di ridurre drasticamente gli uffici di corrispondenza e addirittura di chiudere le sedi estere di Nairobi, Beirut, Istanbul, Nuova Delhi, Buenos Aires e Mosca e il canale Rai Med, l’unico canale pubblico in arabo in Europa. Un progetto che pare profondamente contrario agli interessi dell’Italia e degli italiani che devono essere messi nelle condizioni di affrontare da protagonisti le grandi sfide del nostro tempo.
Al contrario, secondo i promotori dell’Appello, serve una maggiore apertura internazionale della Rai che ci deve aiutare a capire in tempo reale quello che accade nel mondo costruendo ponti fra le culture e le civiltà e diffondendo la cultura della pace, del dialogo, della cooperazione e dell’integrazione. Le sedi di corrispondenza della Rai non sono uno spreco ma un investimento strategico per il nostro paese. Non vanno chiuse ma sostenute da nuovi spazi nei palinsesti quotidiani capaci di portare in primo piano la vita delle persone e dei popoli. Con questo spirito i promotori dell’incontro di mercoledì e i sindacati Rai tornano a chiedere una struttura editoriale per i diritti umani e il rilancio di Rai Med e il rafforzamento di RaiNews24 che deve essere finalmente messa nelle condizioni tecniche di fornire il servizio “all-news” al quale è stata preposta.
Fonte : l’Unità | perlapace.it























