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Il futuro della Tv? Converge nella Rete
Da un articolo di Paolo Calcagno su L’Unità del 21 aprile 2013:
Il «Peccato originale» non è un tatuaggio leggero, facilmente eliminabile con uno scroscio d’acqua.
Per i geniali uomini di tv Carlo Momigliano e Carlo Freccero, rispettivamente chief Marketing Officer di MindShare e direttore di Rai 4, e per eccellenti professionisti del piccolo schermo, quali Giorgio Gori (ex capo di Magnolia, cui si devono programmi come L’Isola dei Famosie L’eredità) e Maurizio Carlotti, vicepresidente della spagnola Antena Très, il «peccato originale » è la comune formazione e crescita nella tv commerciale di Berlusconi, esperienza che portano indelebilmente incisa sulla loro «pelle», anche quando estremizzano il loro desiderio di «parricidio» chiedendosi se dobbiamo aspettarci la «Fine della televisione o l’espansione della televisione negli altri media?» come è accaduto al convegno milanese «La tv, il futuro di un’illusione», organizzato da Mindshare, alla presenza del suo presidente Roberto Binaghi.
La complessa trasformazione della tv integrata dal web, dai social networks, eccetera, è stata battezzata «ibridazione» e associata a nuovi impatti con il pubblico e il mercato pubblicitario. «L’ultima volta che la tv si è rivelata in sintonia con il comune sentire – ha sostenuto Freccero – è stato quando nel 2000 ha lanciato il Grande Fratello, ottenendo giustamente il 40%dell’audience nazionale. Oggi, la piazza è Internet, come viene dimostrato anche in queste ore con i recenti fenomeni politici. La tv generalista non può aspirare più a grandi audience, mentre assistiamo alla novità dell’associazione tra mezzo televisivo e web: l’applausometro di XFactor, su Sky, genera ulteriore audience, così come su La7 un programma tocca il record dei 167mila messaggi da Twitter: la capacità della tv di generare quantità enormi di parentele e di accresciuti ascolti, è l’espansione misurabile della Connect Tv».
Rivolto alla numerosa platea di ricercatori e operatori del marketing televisivo, Carlo Freccero ha definito «una fortuna» la crisi economica che affligge mezzo mondo. «Dovrete partire da questa crisi – ha aggiunto Freccero – per disseminare e raccogliere nuove audience in tv, per far crescere il pubblico con nuove idee. E accanto al televisore avrete sempre un computer per misurare i valori reali dell’audience». Anche per Carlotti quello in corso «sarà “un secolo d’oro” per la pubblicità e per la ricerca di nuovi marchi. E il mezzo migliore per lanciare le nuove marche rimane la tv. Altro che ibridare. La tv commerciale è il martello, ha cambiato tutto. Di meglio ricordo solo la tv monopolista».
Infine, Gori ha sottolineato quanto il digitale abbia cambiato ogni cosa con la frammentazione del pubblico in infinite offerte e l’apparentamento dei programmi con i social network. «Quando sul Web circoleranno le grandi reti ad alta velocità – ha osservato l’ex direttore di Canale 5 – gli editori saranno Google, Facebook, Twitter, Microsoft, eccetera. È inevitabile, anche se per la produzione-tv italiana sarà una catastrofe». Web o non web per i tre ex Fininvest (4, con Momigliano) tv vuol dire audience e da lì si salta sul mercato. E l’apparentamento con la rete, veloce e no, sarà comunque al servizio del «martello » che ci delizierà: insomma, «ibridata» o no, la tv resta un «mass medium», uno che parla e tutti ad «ascoltare», più o meno raffinati dalle innumerevoli scelte che ci illuderanno di interagire coi programmi e di crearci il proprio palinsesto.
Il «peccato originale» non si cancella e nell’alleanza tra web (che per sua natura si basa sulle «Intelligenze connettive» e sul rapporto «peer to peer») e tv gli ex Fininvest annunciano la supremazia del video, sia pure arricchito di un nuovo valore. «Cosa salvo della tv commerciale, oggi? – si è chiesto Freccero -. Salvo Le Iene, Maria De Filippi e le trasmissioni del mio amico Antonio Ricci (Striscia, Paperissima): sono programmi che, in qualche modo, trasmettono dei valori. Accanto ai numeri, alla quantità, occorre che ci sia un valore, qualcosa che non si può misurare. “Comunicare è condividere”, secondo lo spot Telecom e questo mi colpisce. Oggi, la merce non può essere venduta se non trasmette anche un valore».
Mediaset: scoppia la pace tra Berlusconi e Murdoch
Tra Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch non è mai corso buon sangue. Ora, dopo più di 5 anni di battaglie (spesso poco onorevoli) e tensioni nel mercato tv italiano, il Biscione in crisi prova a riallacciare i contatti con il colosso mondiale dei media.
Il 4 marzo scorso Silvio Berlusconi ha invitato ad Arcore Rupert Murdoch. Un pranzo faccia a faccia per riprendere appunto i contatti dopo un lungo periodo di tensioni, e per porre le basi di un disarmo tra Mediaset e Sky in una fase molto difficile del mercato televisivo. Che si abbina a una crisi politica dagli sbocchi ancora imprevedibili. Secondo quanto riporta l’Espresso di oggi, all’incontro di Arcore, organizzato e gestito con la massima riservatezza, è seguita il 18 marzo una riunione più operativa cui hanno preso parte Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, James Murdoch, figlio di Rupert e presidente di Sky, e Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky.
All’origine del riavvicinamento c’e’ la comune preoccupazione per l’andamento del settore: il calo della raccolta pubblicitaria, la concorrenza di nuovi strumenti e in particolare di Internet. Mediaset, poi, deve fare i conti con la performance poco lusinghiera di Mediaset Premium, la pay-tv sul digitale terrestre nata per togliere spazio a Sky e trasformatasi in un pozzo di perdite. Silvio Berlusconi avrebbe addirittura sondato la disponibilià di Murdoch a rilevare Premium, sentendosi obiettare che bisognerebbe superare l’ostacolo Antitrust. E non sarebbe facile. Ma i due gruppi hanno tanti modi per collaborare.
Da pochi mesi, per esempio, Mediaset ha di nuovo concesso a Sky la possibilità di fare pubblicità sulle sue reti. In cambio ha ottenuto i diritti per trasmettere in chiaro alcune partite di calcio della Champions League. Più recentemente Sky non ha mosso obiezioni alla decisione dell’Agcom di non modificare l’assegnazione dei numeri sul telecomando del digitale terrestre che la penalizza.
Il business tra Berlusconi e Murdoch è di lunga data. La Newscorp (società proprietaria di Dowjones & Co. che insieme a Class E.) dell’imprenditore australiano è stata a un passo dall’acquisizione di una quota di Mediaset nel 1998 quando l’allora premier inglese Tony Blair intervenne su Romano Prodi per favorire l’operazione. La rottura risale al novembre 2008 quando, già in piena recessione, il governo guidato da Silvio Berlusconi decise di raddoppiare l’Iva sulle pay-tv portandola al 20%. Lo scontro fu durissimo e si trasferì sul piano politico. Murdoch accusò Berlusconi di fare i propri interessi e il leader del Pdl replicò sostenendo che i giornali e le tv del gruppo Newscorp venivano utilizzati per una campagna contro l’Italia. Poi ci fu lo “scippo” di Fiorello da parte di Sky che a sua volta portò Publitalia in tribunale per il rifiuto di ospitare la sua pubblicità sui canali Mediaset. Ma il tempo guarisce le ferite. E grazie al lavoro delle diplomazie interne i contatti sono stati ristabiliti. Così, pochi giorni dopo le elezioni del 27 febbraio, Berlusconi è tornato a stringere la mano a Murdoch.
Mediaset, dopo le anticipazioni dell’articolo dell’Espresso, precisa che non ha «alcuna intenzione di cedere un asset strategico come Mediaset Premium che oltretutto sta registrando risultati positivi, in controtendenza rispetto all’andamento generale dei consumi». Nel primo trimestre 2013, i ricavi di Mediaset Premium sono cresciuti infatti di oltre il 10% rispetto all’analogo periodo 2012.
Fonte: MF-DJ
TI Media verso la cessione di Mtv
Focus sulle infrastrutture mentre nel futuro di Telecom Italia Media l’asset Mtv non sarà più considerato core business. Lo ha detto il presidente, Severino Salvemini, nel corso dell’assemblea degli azionisti, spiegando che il gruppo sta cercando di valorizzare al massimo Mtv Italia, di cui detiene il 51% mentre il restante è in mano agli americani di Viacom.
«Stiamo cercando di valorizzare al massimo Mtv per poterci concentrare sull’infrastruttura. In percorso prospettico, TI Media non avrà grande interesse di rimanere nel mondo della tv, che peraltro Mtv è un asset condiviso con un altro socio».
La quota nelle tasche di TI Media sarà quindi ceduta, dopo essere stata trasformata in una tv più generalista per essere più appetibile per potenziali acquirenti. «Nel momento in cui la società vende La7 e rimane con l’infrastruttura e con un pezzettino a metà di Mtv, nel medio-lungo termine», ha spiegato il presidente, «quel pezzettino andrà via».
«D’ora in avanti – ha proseguito Salvemini – vorremmo concentrarci sulla parte infrastrutturale che è particolarmente redditizia e che ha una prospettiva interessante. Questo progetto in parte è più coerente rispetto al core business della capogruppo e in parte è legato alla gestione aziendale che la società riesce a fare meglio rispetto al business televisivo».
«Nei mesi scorsi ci sono stati colloqui con il mercato» in questa direzione. «Quando parlo di valorizzazione, mi riferisco comunque a un processo editoriale che riposizionerà l’emittente», rendendola quindi più appetibile per potenziali acquirenti, per lo meno nei propositi di TI Media. «La tv verrà asciugata nella parte musicale e verrà resa più generalista», ha concluso Salvemini.
Per Telecom Italia Media si prospetta quindi un futuro più concentrato sulla parte della rete, dei multiplex, delle infrastrutture, con una strategia di crescita e redditività. Salvemini ha poi paragonato la cessione di La7 al gruppo Cairo Communication a un’operazione di stop loss poiché senza la vendita le perdite future sarebbero state maggiori rispetto al corrispettivo riconosciuto al compratore.
Se non si fosse venduta La7 il gruppo Telecom Italia Media avrebbe avuto bisogno di un continuo sostegno patrimoniale da parte di Telecom Italia e sarebbe stata necessaria una ricapitalizzazione molte forte che l’azionista di maggioranza non era disponibile più a sostenere, ha specificato Salvemini aggiungendo che TI Media aveva bisogno di chiudere in fretta la vendita perché la società era vicina al 2446, l’articolo del codice civile che impone la riduzione del capitale per perdite.
Il presidente di TI Media ha poi spiegato agli azionisti i motivi per cui l’operazione La7 è stata conclusa con Cairo. Oltre 100 investitori italiani ed esteri sono stati invitati lo scorso anno a farsi avanti per rilevare La7. Le due offerte pervenute, quella presentata dal fondo Clessidra di Claudio Sposito e quella avanzata dall’editore Urbano Cairo, erano difficilmente comparabili, e a far propendere il board verso l’imprenditore alessandrino è stata soprattutto l’obiettiva difficoltà a tracciare una valutazione attualizzata alle infrastrutture che Clessidra intendeva rilevare, proprio perchè Telecom Italia e Telecom Italia Media ritenevano e ritengono che questa parte di asset sarà estremamente interessante in futuro da un punto di vista della valorizzazione.
E non si è dato seguito all’offerta di Della Valle perché generica e non vincolante dal punto di vista del prezzo. «Prendere in considerazione offerte giunte in zona Cesarini», ha sottolineato Salvemini, «avrebbe richiesto approfondimenti dall’esito incerto e avrebbe allungato i tempi, già prorogati, a fronte dell’esigenza indifferibile dello stop loss e non era giustificabile interrompere le trattative in una fase che era molto avanzata».
Riguardo a un possibile delisting del titolo Telecom Italia Media, il presidente della società ha affermato che si tratta di una delle opzioni future ma non è oggi all’ordine del giorno. «In questo momento – ha detto – è una delle tante cose cui si pensa, potrebbe essere la parte conclusiva di un progetto strategico ma non è quello l’obiettivo».
Fonte: Milano Finanza
TI Media: addio d’oro per Stella, pioggia di bonus per cessione La7
Addio milionario per l’ex presidente di La7, Giovanni Stella. Il manager, dimessosi lo scorso 13 dicembre, ha ricevuto nel 2012 compensi per 2,25 milioni di euro, di cui 558 mila a titolo di retribuzione e 1,691 milioni come buonuscita.
TI Media, in un esercizio in rosso per circa 240 milioni e con un debito finanziario netto cresciuto di 121 milioni a 260 milioni, ha speso 2,24 milioni per retribuire il proprio Cda (3,9 milioni compresa la buonuscita di Stella). Al presidente Severino Salvemini, emerge dalla relazione sulle remunerazioni, sono andati circa 360 mila euro mentre il direttore generale Marco Ghigliani ha incassato circa 385 mila euro, inclusivo di 85 mila euro di bonus.
La cessione di La7 a Cairo, al prezzo di 1 milione di euro dopo aver ricapitalizzato l’emittente e rinunciato a 100 milioni di crediti, è valsa un sostanzioso bonus a Salvemini, Ghigliani e a “un ristretto numero di manager”, quantificato in 250 mila euro per il presidente e 100 mila euro per il dg e gli altri manager coinvolti. Nonostante le dimissioni, nel piano è stato inserito anche Stella: per la cessione di La7 l’ex vicepresidente esecutivo di TI Media ha percepito 400 mila euro, parte della sua buonuscita milionaria.
Il bonus per la vendita di La7 era stato deciso dal Cda il 13 dicembre 2012 con la previsione di “interventi economici” a favore di Salvemini, Ghigliani “e di un ristretto numero di manager del Gruppo”. Il premio era “condizionato alla stipula, entro il 31 dicembre 2013, dell’accordo di cessione” di La7 “ovvero della partecipazione detenuta dal Gruppo Telecom Italia in TI Media”. Il bonus poteva essere “in misura fissa o in misura variabile con riferimento percentuale al prezzo di vendita”. “Alla luce delle condizioni di vendita” di La7, avvenuta per 1 milione di euro, i premi sono stati “determinati in misura fissa”.
Quanto alla buonuscita di Stella, che ha suggellato la risoluzione consensuale del rapporto “d’intesa con la controllante Telecom Italia”, questo è il dettaglio delle voci: 800 mila euro quale mancato corrispettivo per la carica di Vice Presidente e Amministratore Delegato nell’esercizio 2013, 408.000 a titolo di Mbo (incentivazione legata alle performance) per l’esercizio 2012, 83.193 euro per essere sollevato dalle spese per il riscatto dell’autovettura aziendale e “a titolo sostitutivo di ogni altra forma d’incentivazione” 400 mila euro grazie all’inserimento nel piano di incentivazione legato alla vendita di La7.
I conti costantemente in rosso non hanno poi impedito al cda di TI Media, il 15 gennaio scorso, di aumentare da 293 a 350 mila euro la retribuzione fissa di Ghigliani per le “accresciute responsabilità” dopo la riorganizzazione decisa il 28 giugno 2012 e la nomina ad Ad di La7 in occasione delle dimissioni di Stella. Per questo incarico è stato attribuito al Dg un ulteriore compenso variabile tra i 150 mila e i 240 mila euro sulla base di “obiettivi annuali di gestione” dell’emittente.
Fonte: Ansa
La7, Cairo: “La libertà di espressione va difesa”
Urbano Cairo vede «una linea editoriale chiara di La7, quella attuale che condivido». Il presidente di Cairo Communications, durante la conferenza stampa di presentazione dell’acquisto di La7 da TI Media, ribadisce che «la libertà di espressione è una caratteristica della rete e va presidiata e difesa». «Deve esserci una grande protezione dell’autonomia dei giornalisti. Deve esserci grande autonomia e una linea editoriale chiara, come quella attuale».
Il nuovo patron della tv nazionale La7 ha smentito le voci di una possibile apertura a nuovi soci, visto il lock up di 24 mesi sottoscritto al momento dell’acquisto, che gli preclude la cessione di azioni per due anni. «Non credo alle cordate», ha detto Cairo, spegnendo le voci su possibili sinergie con Diego Della Valle, patron della Tod’s, sceso in campo con una manifestazione d’interesse a metà febbraio e disponibile a sostenere l’offerta del fondo Clessidra prima del negoziato in esclusiva di Cairo con TI Media.
«Dopo un lungo periodo di gestazione finalmente siamo arrivati alla conclusione. Per il gruppo Cairo l’acquisizione di La7 è un’operazione importante che si inserisce nel nostro disegno strategico» che ha portato la società a passare da concessionaria di pubblicità a casa editrice di carta stampata e ora anche televisiva. Cairo ha poi ribadito che il deal rappresenta «un tassello importante nella nostra strategia per diventare editori. Il compito è difficile perchè la rete ha dei problemi dal punto di vista economico, ma riscuote grandi successi a livello di ascolti».
«La7 ha dei risultati di ascolto importanti. Il mercato è competitivo ma la rete ha margini di crescita importanti, ha ancora un grande potenziale di ascolti con un target straordinario. E’ l’unica rete che sta crescendo nel primo bimestre dell’anno. Nel prime time è arrivata al 5,4%, con un incremento di ascolti del 45% rispetto all’anno scorso. La7 è una realtà eccezionale, eccellente dal punto di vista degli ascolti e con una qualita’ di target che piace ai nostri investitori e clienti».
A La7 «non ci sono da fare grandi cose, ha già ottenuto risultati importanti e può essere solo migliorata, ma pensare di avere la ricetta in mano senza neanche aver ancora varcato la soglia mi sembr presuntuoso. Tuttavia Cairo ha sottolineato che potrebbe essere realizzato qualche intervento per aumentare gli ascolti nella fascia pomeridiana e potrebbe essere potenziata qualche serata dove gli ascolti non sono così alti». Insomma «interventi mirati e calibrati per migliorare gli ascolti». Per quanto riguarda Mtv«la tv non è mai rientrata nelle nostre intenzioni, – ha affermato Cairo - non perchè non ci piacesse, ma perche’ l’impegno per La7 e La7d era già sufficiente».
L’obiettivo di Urbano Cairo quindi è riequilibrare i conti con uno stretto controllo dei costi e «non penso oggi ad esuberi ma a dare alle persone delle cose da fare». Così il manager, che si prepara ad elaborare un nuovo piano industriale, risponde ai timori di tagli al personale dopo l’acquisizione da TI Media della rete televisiva in cui lavorano, compresi i giornalisti, circa 470 persone. «Non abbiamo mai tagliato i giornalisti – ha sottolineato Cairo ricordando la ristrutturazione fatta con la Giorgio Mondadori e la politica sempre seguita da Cairo Communications -. Credo che sia possibile fare economie importanti senza stravolgimenti». Non c’é ancora una tempistica per la presentazione del nuovo piano ma è possibile che sia pronto entro giugno.
Fonte: Ansa | TMNews | MF-DJ
Diritti tv: Rai sotto inchiesta per evasione fiscale
Si allarga l’inchiesta della Procura di Roma sui diritti tv Rai e da poco al vaglio degli inquirenti ci sono finiti anche altri uffici di Viale Mazzini, oltre quelli di Rai Cinema di cui si parla da mesi. L’obiettivo è chiarire se quel “metodo Agrama”, divenuto noto dopo l’inchiesta Mediatrade, sia stato applicato anche in altre gestioni dell’azienda di Stato. A partire da Rai 2.
L’indagine riguarda infatti le procedure di acquisto all’esterno di una serie di prodotti televisivi, dai reality, alle fiction, e mira a chiarire la modalità di gestione del denaro da parte della tv pubblica. Secondo l’inchiesta Rai Cinema avrebbe comprato una serie di prodotti cinematografici mai trasmessi dalla tv pubblica. Sulla scrivania del sostituto procuratore Barbara Sargenti, titolare dell’inchiesta, ci sono finiti tutti i bilanci e gli investimenti fatti dal 2004 ad oggi per l’acquisto dei diritti tv. In nove anni infatti le cifre sono esorbitanti: circa un miliardo e duecento mila euro escono fuori dalle casse dell’azienda di Stato per l’acquisto di prodotti televisivi.
Insomma, bisogna capire come siano stati spesi quei soldi, e soprattutto perché una parte di essi sia stata utilizzata per comprare film mai più trasmessi. Anche in questo caso si cerca di andare alla radice del problema e scoprire se nell’azienda fosse di routine quello che per l’accusa romana era il metodo Agrama, un escamotage per evadere le tasse che prende il nome da Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi. Era questa l’accusa che veniva mossa nei confronti degli indagati del caso Mediatrade che ha coinvolto Silvio Berlusconi, insieme al figlio Piersilvio, al produttore Frank Agrama e ad altri otto e per i quali poco tempo fa è stata emesso dal gip la richiesta di non luogo a procedere. I pm hanno fatto ricorsi, ma recentemente la Cassazione ha confermato il proscioglimento.
Come per Mediaset, dalle indagini della procura di Roma si è scoperto che anche in Rai Cinema è stato utilizzato lo stesso escamotage fiscale. E da ciò si è deciso di allargare le verifiche anche agli altri uffici Rai. Intanto le vicende che riguardano viale Mazzini prendono il sopravvento. A seguito di alcuni esposti anonimi e di uno dell’azienda stessa, come rivelato pochi giorni fa da Il Fatto Quotidiano, è stato aperto un ulteriore fascicolo, di cui è titolare Francesco Caporale e Alberto Galanti, su una serie di stipendi gonfiati al Tg1. Decine di caporedattori e caposervizio del Tg1, regolarmente stipendiati per ore di straordinario soprattutto notturne, ma quasi sempre assenti dal posto di lavoro.
Questa indagine nasce a seguito di un audit interno cominciato a novembre scorso grazie a una segnalazione anonima e, poi, a un’ispezione di Luigi Gubitosi: il direttore generale, in visita a sorpresa a Saxa Rubra, aveva trovato la redazione deserta seppur numerosi capiredattori fossero teoricamente in servizio. Secondo quel resoconto, per mesi sotto la direzione di Alberto Maccari e probabilmente anche dello stesso Augusto Minzolini (appena reintegrato in Rai dopo l’assoluzione per le spese con la carta di credito aziendale), non c’è stato alcun controllo. E cosi c’erano una trentina di giornalisti, quelli che viaggiano di più, abituati a non risparmiare in albergo o ne ristoranti sapendo di avere rimborsi smisurati. Dopo Maccari, alla direzione del Tg1 è arrivato l’ex direttore de Il Messaggero, Mario Orfeo. Informato dei controlli aziendali in corso e in attesa di regole più stringenti, da un mese si rifiuta di firmare il foglio dei presenti. È stata disposta un’indagine interna con a capo Zuppi che ha riscontrato decine di irregolarità, che adesso sono diventate oggetto di un’indagine penale.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Vendita TI Media: Cairo compra La7
Urbano Cairo compra La7 per 1 mln. Lo confermano alcune fonti finanziarie vicine al Cda di Telecom Italia Media. Prima del trasferimento della partecipazione, La7, dice una nota «sarà ricapitalizzata per un importo tale per cui la avrà una posizione finanziaria netta positiva non inferiore a 88 mln. Tale ricapitalizzazione contribuirà altresì a raggiungere il livello di patrimonio netto concordato, pari a 138 mln».
L’operazione di cessione de La7 a Cairo Communication, per la quale l’editore è stato assistito dallo studio legale Bonelli Erede Pappalardo e da Lazard, prevede inoltre «la sottoscrizione di un contratto di fornitura di capacità trasmissiva di durata pluriennale tra La7 e Telecom Italia Media Broadcasting», precisa una nota. Con un’unica battuta, al microfono di Radio 24, Urbano Cairo ha confermato l’acquisizione della tv del gruppo TI Media: «Ho preso una bella patata bollente».
Anche il Cdr di La7, raggiunto dall’ANSA, ha commenta l’annuncio dell’avvenuta vendita della rete a Cairo: «In redazione c’é attesa, nessuno è in ambasce. Del resto è un anno che siamo in attesa e al momento non si può dire né che Cairo sia bene, né che sia male, o che altri al posto suo sarebbero stati preferibili. E’ stata posta molta enfasi su una cosa che nei fatti era già maturata dieci giorni fa – continua il comitato di redazione -. Non abbiamo dato troppo credito alle voci degli ultimi giorni che volevano la trattativa per la vendita riaperta anche ad altri soggetti. Ora, però, bisogna capire i termini della vendita a Cairo e abbiamo mandato alla Federazione nazionale della stampa per un incontro con la nuova proprietà. Noi non sappiamo ancora nulla, aspettiamo di vedere e di capire cosa succederà. Valuteremo nelle prossime ore il da farsi, ed eventualmente anche la convocazione di un’assemblea.
Fonte: Ansa
Vendita La7: Veneziani tenta la carta Stella
Nel rash finale dell’estenuante vendita di Telecom Italia Media, l’ultimo concorrente arrivato (a sorpresa), cioè l’editore torinese Guido Veneziani, gioca una carta importante e forse determinante proprio all’ultima mano.
Tra il tira e molla con Cairo e Clessidra (rientrata in gioco con una nuova offerta vincolante) e la proposta quasi non considerata di Europa 7, la new entry Veneziani è intenzionata infatti a ingaggiare Gianni Stella, ex ad di TI Media, uscito dal gruppo proprio lo scorso novembre a causa della messa in vendita. Il “jolly” Stella potrebbe essere una risorsa in più per vincere l’agguerrita concorrenza e per determinare una volta per tutte la cessione da parte di Telecom.
Ma il tempo stringe, si legge sulle colonne de Il Sole 24 Ore, anche perchè domani TI Media potrebbe decidere sulla vendita, dopo innumerevoli rinvii e pause riflessive. Ma c’è chi dice che il cda di lunedì non sarà ancora una volta decisivo.
L’editore di rotocalchi popolari (come Vero e Stop) conta sul probabile slittamento delle decisioni del board di TI Media per rientrare in gioco. L’offerta vincolante di Veneziani sarebbe fortemente migliorativa rispetto a quella fatta da Cairo, anche perchè sarebbe intenzionato ad acquistare oltre alla tv La7, anche La7d e il 51% di Mtv.
Fonte: Il Sole 24 Ore























