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Tag: mux dvb-h

apr
05
2013

Mediaset alla caccia del quinto multiplex del digitale terrestre

05 apr 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Al di là della gara (impossibile) per le frequenze tv, il Biscione vuole mettere le mani sul quinto multiplex per il digitale terrestre. Una frequenza che in realtà già sfrutta ma solo in tecnica DVB-H, quella per la tv mobile ormai desueta, che ora si vorrebbe convertire ad uso televisivo.

Elettronica Industriale, la società del gruppo che si occupa delle reti di trasmissione, ha infatti chiesto a febbraio al Ministero dello sviluppo economico, all’Agcom e all’Antitrust di poter modificare il suddetto multiplex in DVB-T, lo stadandard per la tv digitale terrestre. Lo si può leggere nella relazione sulla gestione del 2012.

Ora Mediaset attende le tre pronunce. Se i responsi saranno positivi, il gruppo televisivo della famiglia Berlusconi avrà la possibilità di tagliare almeno parte dei costi di trasmissione dei suoi canali attualmente trasportati su frequenze di terzi e magari potrà anche lanciare nuove versioni di reti ad alta definizione. Ma la strada potrebbe non essere così semplice: la destinazione DVB-H di questo multiplex (chiamato Mediaset 3) fu infatti vincolata nel 2006 dall’Antitrust per evitare che Mediaset raggiungesse una posizione dominante (aveva tre reti analogiche e due digitali).

Uno spiraglio, però, potrebbe venire da un precedente importante: il Tar del Lazio ha infatti dato ragione a 3 Italia che aveva chiesto al Ministero e all’Agcom di convertire la propria rete DVB-H e che si era vista respingere l’istanza. Il risultato è che oggi l’operatore telefonico può trasmettere sul Dtt e, anzi, paradossalmente affitta al gruppo di Cologno Monzese parte del suo mux, per Rete 4 Hd e Italia 1 Hd. Gina Nieri, il responsabile degli affari istituzionali di Mediaset, lo aveva detto già a maggio dell’anno scorso: ««Effettueremo la richiesta per la conversione delle frequenze DVB-H per la tv sui telefonini nel momento in cui ci farà comodo». Evidentemente questo è il momento.

Due sono gli elementi che hanno spinto in questa direzione. Il primo è la gara per l’assegnazione delle nuove frequenze, nell’attuale versione non più favorevole ai grandi broadcaster che prima avevano assicurata almeno una rete e gratis. Tra l’altro nella relazione del 2012 si dice che il gruppo «valuterà l’opportunità di proseguire il contenzioso già avviato con l’impugnazione della sospensione e successivo annullamento del beauty contest», facendo intendere che questo potrebbe essere un capitolo chiuso. Il secondo motivo della richiesta di conversione è meramente economico.

Mediaset affitta banda trasmissiva da terzi per 11 dei suoi canali: cinque sono sul mux DFree di Tarak Ben Ammar, due su quello di Telecom Italia Media, 2 su Rete A (gruppo Espresso), due su quello di 3 Italia. Considerando che sul mercato si parla di circa 5 milioni di euro all’anno a canale per l’affitto di banda (ma qui la contrattazione ha un suo peso) il risparmio sarebbe evidente, soprattutto dopo un bilancio con 287 milioni di perdita. La conversione, come detto, è riuscita a 3 Italia, nonostante il diniego di Ministero e Agcom del dicembre 2011 dopo una prima autorizzazione provvisoria pochi mesi prima. Il Tar con la sentenza depositata lo scorso 23 gennaio ha ritenuto che l’autorizzazione di 3 fosse adatta a trasmettere sia nella defunta DVB-H che in DVB-T e che in Italia valesse il principio di neutralità tecnologica stabilito dall’Unione europea. Dopotutto questa rete nasceva proprio come DVB-T, ma 3 ne chiese l’utilizzo come DVB-H dopo averla acquistata da Raimondo Lagostena nel 2005.

Il principio di neutralità tecnologica dovrebbe quindi valere anche per Mediaset. In questo caso però bisogna vedere se le autorità vorranno eliminare il vincolo imposto dall’Antitrust nel 2006, quando Elettronica Industriale acquistò la rete appartenente a Europa tv, la seconda posseduta ai tempi da Ben Ammar. Le condizioni erano infatti che Mediaset, come nei piani della società, trasmettesse sul mux in DVB-H, che affittasse a terzi (Telecom e Vodafone erano pronte) e che non raccogliesse pubblicità per questi canali.

Ora la valutazione Antitrust sarà tutta da rifare, considerato che non esiste in Italia una norma che ponga un limite ai mux posseduti. In giro c’è poi un altro mux del DVB-H. È quello Rai, in realtà oggi usato principalmente per aumentare la copertura degli altri mux in alcune zone del paese e poco per il digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2).

Fonte: ItaliaOggi



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mag
26
2012

Frequenze Tv: governo recepisce direttiva UE su neutralità

26 mag 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, News, Tv digitale terrestre
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Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che recepisce una direttiva europea sulla neutralità tecnologica delle frequenze. Lo dice una nota del Consiglio dei ministri.

Grazie a questo provvedimento, che recepisce le direttive comunitarie 140 e 136 del 2009 con cui vengono apportati cambiamenti al Codice delle comunicazioni, Rai, Mediaset e 3 Italia potranno utilizzare per il digitale terrestre le frequenze, di cui sono già in possesso e che erano state inizialmente destinate alle trasmissioni tv su cellulari. Gli operatori televisivi potranno quindi chiedere la conversione fino al 25 maggio 2016 alla nuova Agcom e al Ministero dello Sviluppo, per trasformare le frequenze DVB-H in DVB-T utilizzabile proprio per il digitale terrestre.

L’introduzione delle nuove regole del Codice delle Comunicazioni potrebbero rappresentare il primo importante passo verso la soluzione della vicenda asta frequenze tv e sulla paventata assegnazione di alcuni canali agli operatori televisivi dominanti come Rai e Mediaset. Se infatti i due incumbent del mercato tv ottenessero gratuitamente il loro rispettivo quinto multiplex grazie alla conversione tecnologica dal DVB-H, non avrebbero più la possibilità per legge di partecipare alla gara pubblica (che la nuova Agcom dovrà definire) che sostituirà il famigerato Beauty Contest, il concorso di bellezza del governo Berlusconi che regalava le frequenze tv.

Il governo ha anche approvato i nuovi poteri dell’autorità – sempre frutto del recepimento di una direttiva Ue – che potrà imporre agli operatori telefonici di realizzare congiuntamente le infrastrutture di comunicazione elettronica per le reti di nuova generazione. Una problematica che concerne soprattutto per la banda larga e ultralarga per evitare una duplicazione delle opere civili come gli scavi o i cavidotti o anche l’uso della fibra spenta posata e inutilizzata.

Fonte: Reuters | corrierecomunicazioni.it



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apr
28
2012

Asta frequenze. Cambini: “Gara aperta da subito agli operatori della telefonia mobile”

28 apr 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, La verità sul digitale, Tv digitale terrestre
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Il Beauty Contest non c’è più, ormai è noto. Il governo ha promesso entro 120 giorni una gara onerosa a rilanci per vendere le frequenze tv, riservata ai operatori di rete, assicurando la separazione verticale tra fornitori di contenuti e operatori di rete.

Secondo il professor Carlo Cambini, associato ingegneria gestionale al Politecnico di Torino, e Tommaso Valletti, ordinario di Economia all’Imperial College London e Tor Vergata di Roma (membro della Competition Commission britannica), l’asta frequenze dovrebbe essere aperta subito non solo alle tv ma anche agli operatori mobili. Solo in questo modo, suggeriscono i due studiosi dal sito lavoce.info al governo Monti, la gara non sarà al ribasso e consentirà inoltre un più rapido passaggio alla larga banda mobile, permettendo al nostro paese di raggiungere prima gli obiettivi dell’agenda digitale».

In un articolo pubblicato sul sito lavoce.info Cambini e Valletti fanno il punto sul nodo che il governo, ma soprattutto la nuova Agcom, si troveranno ad affrontare nella gestione dello spettro radio. «È la prima volta, notano, che un governo italiano si prende la briga di mettere qualche ordine nel sistema televisivo e più in generale nel sistema frequenziale». Dopo anni di dibattito e di governi sostanzialmente sordi sul tema (io direi collusi con gli interessi del mercato privato tv -ndr), si osserva ora un primo importante tentativo di riorganizzare l’uso di una risorsa che è e sarà essenziale nei prossimi anni per lo sviluppo non solo del mercato televisivo, ma anche della larga banda (mobile in questo caso), un fattore riconosciuto come essenziale per la crescita economica di un paese e ancora deficitario in Italia».

Ma il successo della gara pubblica, affermano i professori, «dipenderà però da come l’asta sarà progettata, e in particolare dalla divisione in lotti delle frequenze da mettere a gara, dai tempi di assegnazione e dalla possibilità di intervento da parte degli operatori tlc». Alcune frequenze (nella parte bassa dello spettro) saranno assegnati ai broadcaster tv, «ma per rendere il mercato più aperto si prevede che solo gli operatori di rete – non integrati verticalmente nell’erogazione dei contenuti – possano partecipare. L’obiettivo è di spingere verso l’ingresso di gestori di infrastrutture tv del tutto nuovi in Italia – ma che operano da anni in altri paesi come la Spagna, la Francia e la Gran Bretagna – che poi cedano capacità produttiva ai singoli erogatori di contenuto in modo neutrale».

«Su questo punto la decisione del governo ci trova sostanzialmente d’accordo, anche se non si comprende bene perché si debba limitare la gara ai soli broadcaster, visto che i gestori potranno poi cedere capacità a prescindere dall’utilizzo. La neutralità prevede che gli operatori mobili dovrebbero poter partecipare alla gara: starà poi a loro decidere se prendervi parte o meno, in base alle caratteristiche delle frequenze in palio» continuano Cambini e Valletti.

«Più delicata invece è la questione per il pacchetto relativo alle frequenze in banda 700 MHz. Queste frequenze sono pregiatissime e, come richiesto dalla Commissione europea e dalla conferenza mondiale di Ginevra 2012 nell’ambito dello sviluppo dell’agenda digitale, a partire dal 2015 dovranno essere assegnate ai servizi di larga banda mobile. Il governo sembra prevedere un’asta per l’assegnazione ai soli operatori tv di queste frequenze per tre anni, per poi liberarle e rimetterle all’asta per operatori tlc.

Secondo gli accademici la soluzione del governo tecnico presenta una serie di problemi: «assegnare ora una risorsa per soli tre anni porterebbe chiaramente i vari operatori tv a presentare rilanci modesti per frequenze invece che hanno un considerevole valore economico; ritarda l’adozione tecnologica della banda larga mobile e introduce il problema – a partire dal 2015 – di liberare nuovamente queste frequenze per riassegnarle. . Il meccanismo ci sembra complesso e troppo articolato e soprattutto portatore di scarsi introiti per lo Stato. Non è neppur detto che tra tre anni si proceda effettivamente a una nuova asta: i governi cambiano».

«Perché il governo Monti rimanda al futuro una decisione così importante? – si chiedono Cambini e Valletti – Crediamo che sarebbe meglio aprire subito l’asta per questo specifico pacchetto anche agli operatori mobili e non limitarla agli operatori tv». L’asta non sarà al ribasso perché vi parteciperanno anche operatori che valutano di più lo spettro. «Quello che chiediamo è che il governo si impegni, subito, a eliminare ogni distinzione e discriminazione tra broadcaster (integrati o meno) e altri operatori. Questo passaggio fondamentale ha in sé la possibilità di un più rapido passaggio alla larga banda mobile, permettendo al nostro paese altresì di raggiungere prima gli obiettivi dell’agenda digitale».

A parere dei due esperti poi, l’approvazione del nuovo Codice delle Comunicazioni, che consentirà la conversione delle frequenze DVB-H (per la tv su telefono mobile) in standard DVB-T per il digitale terrestre, porterebbe ulteriore confusione nel riordino del dividendo digitale. Ulteriore confusione si è recentemente sollevata sull’approvazione di una norma che permette la destinazione d’uso di frequenze riservate nel passato alla tecnologia mobile (ossia per la Tv su cellulare tramite lo standard DVB-H) per trasmettere programmi televisivi su digitale terrestre (DVB-T). «Sul principio di neutralità (recepito da una direttiva comunitaria -ndr) siamo d’accordo: è inutile lasciare una risorsa importante inutilizzata perché il servizio non viene consumato. Ma molti punti rimangono assai ambigui: ad esempio, per queste frequenze si impone il pagamento di canoni di utilizzo? Oppure sono date gratuitamente? E in tal caso, gli operatori tv potranno poi rivenderle privatamente? Oppure si prevede la conversione d’uso a titolo temporaneo (ma quanto temporaneo?) per poi farle rientrare in possesso dello Stato, il quale potrà in seguito rimetterle all’asta?

«La discussione sullo spettro ci pare ben avviata, ma presenta ancora criticità e punti oscuri che speriamo il governo possa gestire con maggiore trasparenza e chiarezza. Nel nostro paese c’è davvero bisogno non solo di una spending review, ma anche di una spectrum review seria e efficace» affermano in conclusione Cambini e Valletti.

 Fonte: lavoce.info


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apr
13
2012

Asta frequenze, pronti nuovi canali per Mediaset, Rai e H3G (convertiti dal DVB-H)

13 apr 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il Ministero dello sviluppo sta confezionando l’atteso Decreto legge che supera il Beauty Contest, la gara pubblica che avrebbe regalato le frequenze tv a Rai e Mediaset. Secondo MF il provvedimento  difficilmente sarà presentato oggi, ma arriverà al Consiglio dei Ministri all’inizio della prossima settimana ai margini della scadenza della sospensione del concorso di bellezza prevista per il 20 aprile.

A Cologno Monzese intanto si prevedono novità importanti, che verranno probabilmente discusse mercoledì 18 in occasione dell’assemblea degli azionisti Mediaset.  Il Biscione intanto, secondo Radiocor, potrà usufruire di una nuova frequenza tv grazie al varo del nuovo Codice delle Comunicazioni. Come previsto da mesi, nell’ambito del riassetto del dividendo digitale (che recepisce le indicazioni dell’Europa), Rai, Mediaset e H3G potranno trasformare le frequenze DVB-H, acquistate per i videofonini, in DVB-T, cioè in frequenze utilizzabili per il digitale terrestre.

Il nuovo Codice delle Comunicazioni approvato dal Governo venerdì in prima lettura col Decreto legislativo che attua la direttiva Ue 140 del 2009, attua il principio di neutralità tecnologica dello spettro contenuto nell’articolo 9, comma primo del decreto legislativo, che consente la trasformazione delle frequenze. Il decreto ora dovrà passare al vaglio del Parlamento. All’articolo 12, inoltre, si descrive l’opportunità, fino al 25 maggio 2016, di chiedere la conversione delle frequenze ad Autorità delle comunicazioni e Ministero. Non si tratta di un’assegnazione automatica, ma è un’opportunità in più per gli incumbent televisivi, che aspettano proprio in questi giorni la decisione del Governo sull’asta delle frequenze.

L’altro Decreto legge dell’esecutivo tecnico che supera il concorso di bellezza del defunto governo Berlusconi dovrebbe approntare un’asta suddivisa in due pacchetti: uno destinato agli operatori televisivi, l’altro assegnato sempre alle televisioni, ma per tre anni, e poi sarà ceduto agli operatori di telecomunicazioni. Ma con la conversione dei canali concessa agli operatori dominanti e con la crisi del mercato tv che imcombe (con un drastico calo di investimenti pubblicitari), la gara pubblica pensata da Passera rischia seriamente di non trovare concorrenti.

Mediaset è l’unico operatore che ha l’esigenza di lanciare i suoi canali in chiaro in HD. Secondo una stima S&P Equity Research l’investimento potrebbe costare al Biscione tra i 300 e i  450 milioni, tenendo conto che ogni frequenza dell’asta è valutata 100-150 milioni di euro all’anno. A questi prezzi nè la Rai, nè tantomeno TI Media, Sportitalia e Europa 7 sarebbero in grado di fare un’offerta. E chi invece avrebbe le risorse economiche, come Sky Italia, non è più intenzionato a partecipare alla gara per le frequenze del digitale terrestre. La soluzione potrebbe perciò arrivare dall’estero con l’arrivo di un grande gruppo televisivo, ad esempio Time Warner, che provocherebbe finalmente l’agognata apertura del mercato tv.

Fonti: MF | Radiocor | La Repubblica


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apr
04
2012

Beauty Contest: Rai e Mediaset dribblano l’asta per le frequenze tv

04 apr 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Per Rai e Mediaset la tribolata gara per le frequenze tv potrebbe divenire superflua. Secondo MF – Milano Finanza è in esame al governo un decreto di revisione del cosiddetto pacchetto frequenze telecom, che, tra le altre cose, razionalizza l’uso dello spettro elettromagnetico. La norma è prevista all’interno del decreto di recepimento delle direttive Ue sulle aziende tlc. Ma potrebbe anche essere anticipata nelle disposizioni previste intorno al 19 aprile per la modifica/annullamento del famoso Beauty Contest.

Il decreto, sempre secondo MF, prevede quindi la riorganizzazione delle frequenze dal maggio 2016 per la cosiddetta “neutralità del servizio“, che in parole povere concede la possibilità d’uso (e d’affitto) delle stesse frequenze per qualsiasi tipo di comunicazione elettronica, sia essa di telefonia o televisiva. La stessa disposizione governativa prevede però, per chi ha già in licenza una o più frequenze, la possibilità di cambiare destinazione d’uso prima del 2016.

La norma potrebbe rivoluzionare lo spettro italiano soprattutto a vantaggio di quegli operatori di rete che posseggono un canale (multiplex) in DVB-H, lo standard oramai in disuso per il videofonino. Mediaset, Rai e H3G che dispongono di questo tipo di frequenze potrebbero quindi trasformarle in DVB-T per la tv digitale terrestre, saltando a piè pari l’assegnazione dei canali della contestata gara pubblica. Gli incumbent Rai e Mediaset otterrebbero quindi il loro agognato quinto mux, mentre 3 Italia potrà aprire i suoi canali tv (in passato H3G fece una richiesta respinta da Agcom e Ministero).

MF ipotizza che per sbrogliare l’intricata vicenda dell’asta frequenze, il governo stia pensando seriamente di anticipare l’entrata in vigore della legge che recepisce queste direttive europee, proprio entro il prossimo 19 aprile, in modo da cancellare una volta per tutte il famigerato Beauty Contest. L’esecutivo Monti potrebbe quindi indire finalmente la gara onerosa per le frequenze. Ma quali operatori tv potrebbero partecipare con l’assenza del Biscione e della tv di Stato? Si spera nuovi soggetti entranti per il mercato tv italiano, come in principio indicava la Commissione europea.

L’idea del governo sarebbe quella di concedere le licenze per soli 4 anni, soprattutto per le frequenze 51-60 UHF che dal 2017 secondo altre direttive europee potrebbero essere assegnate alla banda larga mobile. E l’ipotesi dell’asta low cost pare sia molto plausibile: secondo gli esperti la base d’asta non dovrebbe superare i 10 milioni di euro, e addirittura potrebbe essere attuata una riduzione (e non l’aumento) del canone annuo (4 milioni per ogni blocco da 2×5 MHz).

Fonte : MF


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lug
13
2011

Beauty contest: Telecom Italia parteciperà alla gara per i mux del digitale terrestre

13 lug 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in News Tv Digital Divide
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Bruxelles – Telecom Italia parteciperà al beauty contest per l’assegnazione delle frequenze italiane sul digitale terrestre, secondo quanto riferiscono fonti della società. «L’intenzione di Telecom è di partecipare al beauty contest per le frequenze italiane: non al lotto A (riservato per gli operatori nuovi), ma per il lotto B (dedicato ai vecchi operatori) e C (per la frequenza DVB-H o DVB-T2) credo che abbiamo le caratteristiche per partecipare ad entrambi», hanno riferito le fonti, sottolineando l’interesse particolare per il lotto C. (Reuters)


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