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Asta Frequenze, la patata bollente del governissimo
Manca davvero poco tempo per concludere in modo positivo la tribolata asta per le frequenze televisive.
L’ex governo Monti attraverso l’operato “tecnico” dell’ex ministro allo sviluppo Passera è riuscito a trasformare il famigerato Beauty Contest (che regalava i canali a Rai e Mediaset) in una gara vera e onerosa per i soli (o quasi) nuovi entranti del mercato tv, riservando una parte delle risorse frequenziali (3 lotti) per una futura asta per la banda larga mobile delle compagnie telefoniche.
Ma il tempo stringe, soprattutto per evitare le pesanti sanzioni derivanti dalla procedura di infrazione alla concorrenza aperta dalla Commissione europea nel 2006 a seguito della legge Gasparri sul sistema televisivo.
Dopo il varo del regolamento da parte della nuova Agcom, a breve il Ministero dello sviluppo dovrebbe approvare il bando e il disciplinare. Ma rimangono molti dubbi sull’effettiva rendita per lo Stato di un’asta che offre gli scarti dello spettro elettromagnetico nazionale e che rischia di essere snobbata dai famosi nuovi operatori tv. E permangono inoltre le critiche della Commissione europea sull’effettiva qualità delle frequenze messe in palio dal governo e sulla conseguente apertura del mercato chiuso ancora dal duopolio Rai-Mediaset. Secondo Marco Mele de Il Sole 24 Ore, l’attuale crisi della pubblicità e dei consumi interni, e il calo degli abbonamento alle pay-tv (circa un milione persi nel 2012) non incentiveranno alla partecipazione gli operatori nazionali ed esteri.
Ma c’è chi già pensa alla vera e futura gara per le risorse per la banda larga mobile, verosimilmente fattibile dopo il 2016. Un’asta che, come quella che nel 2011 assegnò le frequenze per la tecnolgia di trasporto dati mobili LTE, potrebbe portare alla casse dello Stato miliardi di euro. La Commissione europea si appresta a pubblicare a giugno un documento che inviterà tutti i Paesi membri ad armonizzare lo spettro (evitando le grosse differenze di assegnazione ora presenti e il generale disordine delle frequenze). L’obiettivo è accelerare il passaggio di frequenze 700 MHz dalle tv a Internet mobile, già dal 2015, come già avvenuto con gli 800 MHz ora utilizzati per il 4G.
Ma, secondo l’analisi di Alessandro Longo dalle pagine di chefuturo.it, la nascita del governissimo di Letta, dove il ruolo del Pdl è eufemisticamente più importante rispetto a quello precedente, rischia di pregiudicare la gara per le frequenze televisive e di conseguenza anche l’asta per la banda larga mobile. Non è un caso che il Popolo delle Libertà (di Berlusconi) abbia lottato per mettere le mani sulle deleghe per le comunicazioni.
Ma da qui al 2015 potrebbe succedere di tutto: è già stabilito che agli operatori mobili andranno i canali 57-60 UHF, cioè 30 MHz, delle frequenze 700 MHz; in più bisognerà trovare spazio per la sfortunata radio digitale, avviare un primo serio coordinamento internazionale sulle frequenze, e partecipare ai tavoli che decidono, in Europa, l’evoluzione tecnologica dell’LTE.
«Siamo in ritardo su tutti i fronti», afferma Antonio Sassano, massimo esperto di spettro radio in Italia, professore di Ricerca Operativa all’Università La Sapienza di Roma. «Siamo assenti al tavolo ITU di Ginevra, dove tra l’altro viene decisa la futura canalizzazione europea per la banda larga mobile e dove l’Italia deve allearsi con i Paesi vicini per liberare i canali 57-60 UHF». «Abbiamo un quadro televisivo sui generis in Europa, per il grande numero di emittenti. Per questo motivo, l’Italia deve mirare a ottenere 14 frequenze da questi tavoli internazionali. Ma se continua a disertarli, rischia di subire dall’ITU l’imposizione a ridurre di molto le frequenze utilizzabili da noi», afferma il prof Sassano.
Le frequenze sono un bene pubblico, afferma Longo, che deve rispettare un ecosistema internazionale: i segnali radio infatti viaggiano da un Paese all’altro, sono bloccati solo dalle montagne. E i tavoli servono a evitare interferenze che purtroppo il precedente governo Berlusconi ha causato con i Paesi vicini per aver trascurato il coordinamento internazionale. Le nostre emittenti radio televisive ostacolano le trasmissioni in Francia, Malta, Croazia e Slovenia, che quindi hanno avviato un contezioso con l’Italia.
Adesso l’Italia deve lavorare al massimo per recuperare la credibilità perduta, ma non ha ancora cominciato a farlo. Le conviene perché in ballo c’è soprattutto la possibilità di sviluppo di internet mobile, verso l’LTE Advanced da 1 GHz.
Il Paese dei Cachi ha da perdere più degli altri, su questo fronte, se non otterrà le frequenze necessarie. Perchè inItalia il mercato Adsl (banda larga fisso) è fermo, ormai, pur avendo conquistato solo una minor parte delle case italiane. E le speranze di abbattere il digital divide e di incrementare la crescita digitale sono riposte solo nell’Internet mobile, che ora riguarda oltre 31-32 milioni di sim, contro i 27 milioni del 2011. I prezzi dell’Internet mobile sono calati in modo straordinario, in Italia, nell’ultimo anno. Aumentano gli utenti e le velocità raggiungibili.
Un circolo virtuoso rischia di spezzarsi se l’Italia continua a gestire malamente la questione frequenze. E andrà anche peggio se di nuovo la politica anteporrà gli interessi televisivi a quelli dello sviluppo e dell’innovazione.
Fonte: ilsole24ore.com | chefuturo.it
Aeranti-Corallo: “Più rispetto per le tv locali”
Non dimenticate le tv locali. E’ l’appello lanciato da Aeranti-Corallo, l’associazione che raccoglie oltre mille imprese radiotelevisive locali. Ancora alle prese con il terremoto del passaggio al digitale terrestre e colpite duramente dalla crisi, le emittenti chiamano in causa la politica e la magistratura.
L’associazione chiede in primo luogo spazi sufficienti nell’etere. Entro il 2020 le frequenze tv passeranno dalle 54 dell’era analogica a 34 future. E a farne le spese potrebbero essere proprio le solite tv locali (come è già accaduto con l’esproprio dei canali per l’asta LTE per la telefonia mobile). Da qui la richiesta di garanzie per mantenere (come stabilisce la legge) un terzo delle frequenze alle emittenti locali, e la proposta di destinare alle stesse tv regionali i 3 lotti esclusi dall’asta delle frequenze (ex beauty contest) definita dall’Agcom. «Una parte delle frequenze siano rese disponibili per risolvere le criticità dsel settore locale» afferma Aeranti-Corallo.
Sul versante giudiziario, nell’ambito della famosa guerra del telecomando, l’associazione conferma che «moltissime imprese televisive locali hanno preannunciato che impugneranno il provvedimento» dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni sul nuovo Piano di numerazione automatica dei canali davanti al Tar del Lazio,« per chiederne l’annullamento». L’ultima decisione dell’Agcom prevede infatti che nei primi 200 canali le locali abbiano appena 26 numeri contro i 78 precedenti.
A dirlo è Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo, che ha organizzato nei giorni scorsi due incontri con le imprese televisive locali associate, rispettivamente a Roma e a Bologna. «Aeranti-Corallo – sottolinea Rossignoli in una nota – giudica molto negativamente il provvedimento dell’Agcom, fortemente penalizzante per le imprese televisive locali in quanto lo riduce drasticamente la quantità delle numerazioni posizionate nel primo e nel secondo arco e offre, quindi, una minore visibilità sulla televisione alle emittenti locali».
«Inoltre l’attribuzione delle numerazioni 10, 97, 98 e 99 subordinata alla partecipazione ad accordi di syndication per la trasmissione di programmi in contemporanea penalizza, in particolare, proprio le emittenti facenti parte delle syndication, che, a differenza delle altre tv locali, non otterranno una numerazione utilizzabile incondizionatamente. Tali emittenti – ha continuato Rossignoli – in caso di cessazione del rapporto di syndication, perderebbero il diritto alla numerazione». La questione verrà approfondita nell’ambito del RadioTv Forum 2013 di Aeranti-Corallo, in programma a Roma il 28 e 29 maggio.
Fonte: Ansa | Avvenire
Asta Frequenze, Aeranti-Corallo: “un terzo dei canali spetta alle tv locali”
Dalla Newsletter Teleradiofax del 20 aprile 2013 dell’associazione delle tv e radio locali Aeranti-Corallo:
Lo scorso 11 aprile il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha approvato la delibera n. 277/13/Cons che fissa le regole per l’asta delle frequenze televisive per la tv digitale terrestre. Il provvedimento approvato dall’Agcom modifica in maniera rilevante lo schema del 14 novembre 2012, oggetto di consultazione pubblica e di interlocuzione con la Commissione europea.
In particolare: I lotti in gara non sono più sei, come originariamente previsto, ma diventano tre, tutti relativi a frequenze inferiori ai 700 MHz. La precedente delibera prevedeva tre lotti “L” (sotto ai 700 MHz), e precisamente: L1 (canali 6 e 7 VHF); L2 (canale 25 UHF); L3 (canali 23, 24 e 28 UHF), con diritti di uso ventennali e tre lotti “U” (banda 700 MHz), e precisamente: U1 (canali 54 UHF); U2 (ch 55 UHF) e U3 (canali 58 UHF), con diritti di uso quinquennali. La nuova delibera 277/13/CONS espunge le frequenze dei lotti “U”, riconfigurando il piano delle frequenze televisive non più su 25, ma su 22 reti televisive nazionali. Inoltre, vengono ridefinite le frequenze relative ai tre lotti messi a gara, che risultano, pertanto così formati: L1 (canali 6 VHF e 23 UHF); L2 (canali 7 e 11 VHF); L3 (canali 25 e 59 UHF). L’assegnatario avrà diritto ad un canale sostitutivo del 59 nel 2016).
Le frequenze non più a gara, si legge nelle considerazioni iniziali della delibera, serviranno, tra l’altro, alla “risoluzione delle specifiche problematiche interferenziali lamentate da vari operatori” e saranno destinate al miglioramento del sistema televisivo, all’efficientamento della rete di servizio pubblico della Rai (attraverso l’utilizzo delle frequenze dell’ex lotto L3 e cioè dei ch 23, 24 e 28 Uhf), alla liberazione graduale dei canali 57 – 60 entro il 2016 e secondo le priorità di pianificazione stabilite dall’Autorità e alla pianificazione e riassegnazione dei rimanenti canali della banda 700 MHz entro il 2020; inoltre, l’esclusione delle suddette frequenze dalla gara “permetterà l’individuazione di una road map del re-farming della banda 700 con il duplice obiettivo di consentire in tempi più ravvicinati di bandire la gara dei servizi LTE sulla porzione di banda superiore (canali da 57 a 60) e di dare certezze di utilizzo ai canali inferiori (canali da 49 a 56) che potranno essere utilizzati per la televisione per un periodo più lungo”.
Con riferimento al valore dei lotti messi a gara, dall’ipotesi inizialmente emersa di 240 milioni di euro (per i tre lotti), l’Agcom ritiene praticabile la parametrazione del minimo d’asta ai modelli di business del mercato televisivo; a tal fine, secondo l’Agcom, un riferimento è rappresentato dal DM 23 gennaio 2012 che ha fissato le misure compensative per il rilascio volontario delle frequenze nella banda 800 MHz (canali 61 – 69). Tale valore deve essere corretto, rileva l’Agcom, per tener conto del differente grado di copertura dei canali, che raggiungono complessi- vamente il 62% della popolazione nazionale.
L’associazione Aeranti-Corallo esprime preoccupazione circa le nuove scelte adottate. In particolare, occorrono garanzie per il mantenimento del terzo delle frequenze da parte delle tv locali e per la continuità di esercizio da parte delle imprese televisive locali attualmente operanti sul canale 59 UHF. L’associazione delle emittenti locali chiede altresì che una parte delle frequenze resesi disponibili venga utilizzata per risolvere le numerose criticità del settore locale.
Asta Frequenze, al via la gara al ribasso (si parte da 100 mln)
La base d’asta per le frequenze tv del digitale terrestre sarà poco meno di 100 milioni di euro. Meno della metà della cifra (240 milioni) ipotizzata subito dopo l’approvazione del provvedimento dell’Agcom.
Il testo del regolamento, analizzato da Andrea Sechi per il quotidiano ItaliaOggi, contiene una sorpresa che conferma la scarsa appetibilità dell’asta pubblica nei confronti dei nuovi entranti del mercato tv digiale: il prezzo di partenza dei tre lotti di canali (L1, L2 e L3 già criticati dalla Commissione europea) oscilla tra i 30 e i 36 milioni ciascuno, contro gli 80 milioni ipotizzati in precedenza.
Il presidente dell’Agcom, Angelo Cardiani, invece, aveva dichiarato a La Repubblica un’ipotesi di base d’asta di 4 milioni annui per rete in vendita, per i 20 anni di durata della concessione. Cioè 240 milioni in totale. In previsione della vendita di un pacchetto di frequenze di dubbia qualità, un prezzo di partenza più basso forse potrà attirare l’attenzione di più operatori tv che rientrano nelle regole della gara. E i lotti in banda VHF, quelli meno ambiti, che partono da una base d’asta di circa 31,5 milioni, potrebbero essere addirittura ceduti semplicemente per la cifra base.
E’ ovvio che lo Stato incasserà molti meno denari rispetto alle stime miliardarie calcolate mesi fa da Mediobanca. Il motivo delle differenza sta nella valorizzazione dei multiplex. Nel testo approvato si stabilisce che si faccia riferimento a quanto risarcito alle emittenti locali l’anno scorso per il rilascio delle frequenze assegnate alla banda larga mobile. I calcoli determinano che le frequenze UHF varranno di base 35,96 milioni, mentre quelle VHF appunto 31,5 milioni. 98,96 milioni di euro in totale.
Nella bozza di regolamento Agcom precedente si stabiliva invece che i mux dovevano essere valutati in base ai ricavi della famosa asta LTE (che riuscì a incassare 3,9 miliardi di euro), che, con una serie di sconti stimava, le frequenze intorno ai 240 milioni. L’Agcom quindi attende la seconda asta, quella che offrirà la seconda tranche di frequenze alle compagnie telefoniche per la banda larga mobile, per far incassare allo Stato un cifra intorno al miliardo di euro.
Fonte: ItaliaOggi
Asta Frequenze. Commissione europea: “dubbi su qualità dei mux in gara”
Nel giorno in cui il ministro dello Sviluppo economico Passera ha annunciato che sarà attivata «immediatamente la messa a punto del bando e del disciplinare» della contestata asta per le frequenze tv, arriva come un fulmine a ciel sereno il parere negativo della Commissione europea.
«Questa operazione - ha detto ieri il commissario dell’Agcom Maurizio Dècina al Corriere delle Comunicazioni – consentirà l’ingresso a tre nuovi operatori nel mercato televisivo nazionale, che passerà da 19 a 22 emittenti». «Consente di accelerare il refarming della banda 700 MHz, riservando altri 30 MHz alla banda larga mobile, in special modo per il supplemental downlink dell’LTE. E infine, consentirà di bonificare le interferenze tra televisioni locali e nazionali nonché quelle tra reti nazionali e reti straniere».
L’Europa però esprime alcune (giustificate) perplessità sulla qualità dei lotti di frequenze per il digitale terrestre che il governo italiano si appresta a mettere in gara, dopo che giovedì sera l’Agcom ha dato il via libera definitivo al regolamento per la vendita (Allegato 1 e Allegato A alla delibera 277/13/Cons). Lo si legge in un comunicato del portavoce Antoine Colombani del commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia.
Nella nota si dice che l’«Agcom ha consultato la Commissione sulla bozza di regolamento e che la Commissione ha fatto numerosi commenti e espresso preoccupazioni, fra le altre cose, per la qualità dei lotti messi in asta». Dopo aver ricordato che Bruxelles non ha ancora visto il testo approvato due giorni fa, la Commissione scrive che «è una propria costante posizione quella secondo cui le regole debbano offrire una genuina opportunità a nuovi entranti e alle piccole emittenti affinché possano efficacemente entrare e/o espandere la piattaforma digitale terrestre in Italia, assicurando anche un efficiente uso dello spettro».
Infatti i lotti L1, L2 e L3 di canali definiti dall’Agcom, avranno si una copertura nazionale “nominale” del 89%, 91% e 96%, ma fin dal principio sono apparsi come gli scarti derivati dell’ex beauty contest, perchè contenenti le frequenze meno perfomanti dell’intero pacchetto di canali in vendita (il canale 6 VHF per il lotto L1, i canali 7 e 11 VHF per il lotto L2, e il canale 25 UHF – con il 59 per Sardegna, Liguria, Toscana e Umbria e la Provincia di Viterbo – per il lotto L3).
I canali in banda VHF messi in gara trasmettono infatti su frequenze che non sono ricevibili in grandi città come Torino e Bari e in milioni di abitazioni in tutta Italia. Anche Europa 7, che dopo anni di battaglie legali ha potuto trasmettere con un canale VHF, ha dovuto richiedere allo Stato alcune frequenze in banda UHF per ottenere un’adeguata copertura. Per questo motivo, secondo Marco Mele de Il Sole 24 Ore, è estremamente improbabile che, al termine di una gara poco appetibile per i nuovi entranti nel mercato tv, potranno riternersi aumentate e la concorrenza e il pluralismo.
Il regolamento Agcom inoltre non assicura quella separazione verticale tra i fornitori di programmi e gli operatori di rete e l’obbligo degli operatori di rete di consentire l’accesso a fornitori di programmi a condizioni eque e non discriminatorie, che il governo Monti ha definito con una legge apposita. La Commmissione europea però non ha inoltre criticato i vincoli di accesso alla gara. Rai, Mediaset e TI Media non potranno partecipare, perchè detentori rispettivamente di tre o più multiplex, ma il gruppo Espresso (che occupa e affitta due frequenze) potrà ambire a due lotti. Mentre altri operatori che monopolizzano altre piattaforme tv (vedi Sky) potranno concorrere per un solo mux (in VHF).
Il bando di gara per l’asta delle frequenze televisive del digitale terrestre sarà definito entro 30-40 giorni, ha affermato Passera. Sottolineando che non intende lasciare la pratica al prossimo Governo. Ma i dubbi sollevati dalla Commissione Ue, mettono a rischio ancora una volta lo svolgimento della gara, e pongono di nuovo l’Italia sotto la scure delle pesanti multe per la procedura di infrazione alla concorrenza aperta nel lontano 2006.
Fonti: Reuters | corrierecomunicazioni.it | ilsole24ore.com
Asta frequenze: via libera dall’Agcom alla gara per i mux del digitale terrestre
Roma – Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Angelo M. Cardani, ha approvato oggi all’unanimità il provvedimento definitivo sulle regole per l’asta delle frequenze televisive del digitale terrestre. Il provvedimento – informa un comunicato – verrà ora trasmesso al Ministero dello Sviluppo economico al quale la legge n. 44 del 2012 affida il compito di approvare il bando di gara e di gestire la procedura.
Il provvedimento approvato oggi introduce una serie di modifiche rispetto allo schema approvato il 14 novembre 2012, sottoposto a consultazione pubblica tra i soggetti interessati e oggetto di una continua, approfondita interlocuzione con la Commissione europea . All’asta andranno frequenze che compongono tre multiplex televisivi digitali terrestri nazionali con un diritto d’uso ventennale.
Per rispondere all’obiettivo di garantire un maggior grado di concorrenza e pluralismo nella diffusione dei contenuti, come richiesto anche dalla Commissione europea, il provvedimento consente di concorrere per tutti e tre i lotti (L1, L2, L3) ai soli nuovi entranti o piccoli operatori (cioè che detengono un solo multiplex) e per due lotti agli operatori già in possesso di due multiplex; limita ad un solo multiplex la partecipazione degli operatori integrati, attivi su altre piattaforme con una quota di mercato superiore al 50% della tv a pagamento; esclude dalla partecipazione alla gara gli operatori che detengono tre o più multiplex (come Mediaset e Rai).
In un’ottica di gestione efficiente dello spettro e di sviluppo futuro dei servizi destinati all’LTE, è stato deciso di escludere dalla gara le frequenze dei lotti U di durata quinquennale previsti nel primo schema di provvedimento. Attraverso questo provvedimento l’Autorità ha individuato un percorso che dovrebbe portare a un riordino complessivo e di pianificazione delle risorse frequenziali nazionali assegnate alla televisione digitale terrestre e di risolvere così alcune criticità in un orizzonte di breve – medio periodo.
L ’Autorità, nell’ambito dei propri poteri e fino al mutare delle attuali condizioni tecnologiche e di mercato, assicurerà il rispetto del cap di 5 multiplex che ogni operatore può detenere anche al di fuori della gara.
Fonti: Ansa | Agcom
Frequenze tv, Sambuco: “la gara non è congelata”
Nell’attuale momento di fermo democratico, controllato da insospettabili saggi, torna di moda, ma non troppo, il tema asta frequenze tv. Sull’argomento scottante e in odore di conflitto di interessi è ritornato infatti il Fatto Quotidiano con un articolo di Loris Mazzetti di mercoledì scorso.
Il giornalista del quotidiano diretto da Antonio Padellaro ha affermato che anche in questi giorni di caos istituzionale-politico i berluscones tramano ancora per incentivare e favorire il business di famiglia: la televisione. Dalle ceneri delle vecchio consorzio DGTVi (che ha curato il passaggio alla tv digitale terrestre, composto da Mediaset, Rai, TI Media, FRT e Prima Tv), infatti, sta per nascere una nuova associazione formata dagli stessi (e soliti) principali operatori televisivi.
A presiedere il nuovo “cartello tv” (in sostituzione del dirigente Mediaset, Andrea Ambrogetti), sarà molto probabilmente Stefano Selli, già direttore della Federazione Radio e Tv (che raccoglie alcune associazioni di tv e radio nazionali, poche tv locali, e le reti di Mediaset, TI Media, Super Tennis, Eurosport, AB Channel), ma soprattutto già capo della segreteria tecnica dell’ex ministro Romani. Alla Rai, l’azienda pubblica ancora antagonista (e spesso alleata) all’impero del Biscione, verrà assegnato (secondo Mazzetti) un ruolo marginale.
Nel frattempo la contestatissima asta per le frequenze tv (ex beauty contest) rimane congelata in attesa dell‘approvazione dell’UE e soprattutto di governi e tempi migliori. Il giornalista del Fatto sostiene che si attende la nomina Roberto Sambuco (attuale Capo del dipartimento Comunicazioni) al nuovo Ministero delle Innovazioni, per condurre nuovamente la gara verso i lidi di Cologno Monzese.
Sambuco, in risposta alle critiche del Fatto, ha difeso apertamente l’operato del ministro Passera, autore come detto dell’asta onerosa delle frequenze. «Il beauty contest – (cioè il regalo dei canali tv a Mediaset e Rai progettato da Paolo Romani, ndr) – è stato indetto oltre due anni fa dall’Agcom, e non dal ministero dello Sviluppo economico – afferma Sambuco – per riassegnare le frequenze televisive aggiuntive derivanti dal passaggio dall’analogico al digitale terrestre».
«Il ministro Passera, però, con il Dipartimento Comunicazioni, ha modificato la gara a causa della crisi economica e della necessità di valorizzare le frequenze dal punto di vista economico e industriale. La crisi ha fatto scartare il beauty contest a favore di un’asta che permettesse allo Stato di valorizzare un bene scarso e strategico. C’è ormai concorrenza tra telefonia e tv nell’uso delle frequenze: la fame di banda larga mobile dovuta all’espansione dell‘uso del web tramite smartphone e tablet ha già comportato l’assegnazione delle frequenze 800 MHz agli operatori del mobile tramite un’asta che ha portato un incasso di 4 miliardi di euro. Entro pochi anni anche le frequenze 700 MHz oggi occupate dalle tv saranno assegnate alle telco».
«Cancellando il beauty contest – continua Sambuco – abbiamo creato le condizioni per liberare una parte della banda 700 MHz per le telco. Dal beauty contest abbiamo generato ben due aste: una per i canali tv, l’altra per le frequenze sulla banda 700 MHz alle telco che, con il beauty contest, non sarebbero state disponibili». Il ministero dello Sviluppo Economico, conclude il Capo dipartimento Comunicazioni, inoltre, non ha congelato la gara, ma starebbe attendendo che Agcom termini la stesura del regolamento. «Regolamento che, ci risulta, è in una fase avanzata ma il cui iter complesso non è terminato».
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Asta Frequenze, col nuovo “non governo” gara in pericolo
L’asta frequenze, in seguito alle funeste elezioni italiche, rischia di tornare in discussione. La gara per i mux nazionali indetta dal quasi ex ministro Passera del quasi ex governo Monti, e formulata dall’Agcom (in seguito ad una “non consultazione pubblica”), di fronte alle incerte decisioni dei nuovi (e vecchi) schieramenti politici, dovrebbe avere l’appoggio del PD, della lista dello stesso Monti e niente più.
E in attesa dell’approvazione da parte della Commissione europea, la gara pubblica, che mette in vendita per decine e forse centinaia di milioni di euro solo tre multiplex (rispetto ai 6 iniziali del famigerato Beauty Contest pro-Mediaset), potrebbe impantanarsi nel limbo dell’ingovernabilità del Paese dei cachi (e degli inciuci elettorali).
L’asta delle frequenze modificata, che concede per venti anni tre canali alle tv, in particolare ai nuovi entranti del mercato del digitale terrestre, otterrà il benestare del popolo dei grillini? Di certo potrebbero essere d’accordo sull’uso pubblico di almeno una delle tre frequenze sottratte alla vendita, che dovrebbe essere utilizzata per sanare le interferenze e la scarsità di copertura del più che difettoso segnale della tv digitale terrestre della Rai.
Ma se sommiamo i ricorsi portati avanti da Mediaset e Europa 7 davanti al Tar del Lazio all’inceretezza politica che si sta delineando nelle camere, lo svolgimento della celebre asta pare avere le ore contate in attesa di tempi migliori. Di certo nessuno può prevedere chi potrà essere il nuovo ministro dello sviluppo economico.
L’iter del provvedimento intanto, però, procede: l’Agcom è in attesa del regolamento da Bruxelles. Una volta ricevuto il testo, l’Authority fisserà le regole e poi girerà il testo al Ministero dello Sviluppo Economico. L’ultima parola per indire il bando di gara spetta al Ministero. Secondo gli esperti, il testo inviato dal Garante per le comunicazioni alla Commissione UE «è una bozza robusta», più o meno in linea con le richieste della stessa che impongono all’Italia un’apertura del mercato tv, anche per chiudere definitivamente la procedura di infrazione del 2006 sulle norme europee sulla concorrenza .
Fonti: Il Sole 24 Ore | corrierecomunicazioni.it
























