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Tag: europa 7 digitale terrestre

ott
30
2012

Europa 7 al Tar: il Ministero paghi il ritardo per la frequenza integrativa

30 ott 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Centro Europa 7 ha chiesto al Tar del Lazio di ordinare al Ministero dello Sviluppo economico di pagare la penalità di mora di 1500 euro per ognuno dei 63 giorni di ritardo nell’esecuzione dell’ordinanza con la quale gli stessi giudici avevano disposto che fossero assegnate all’emittente le frequenze integrative spettanti in forza dell’accordo concluso nel 2010.

Si tratta di quasi 95 mila euro e sulla procedura da seguire per il pagamento il Tar deciderà domani con ordinanza. Era il 2 agosto scorso, quando i giudici indicarono nel direttore dell’Ispettorato della Liguria del Ministero dello Sviluppo Economico il funzionario incaricato di assegnare ad Europa 7 le frequenze integrative; il Tar condannò il Ministero a pagare 1500 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo nell’assegnazione, mettendo un ulteriore punto fermo in una ‘battaglia’ che Europa 7 ha iniziato 12 anni fa.

Con il ricorso, infatti, l’emittente chiedeva al Tar di accertare l’inadempimento del Ministero agli obblighi discendenti dall’accordo del 2010, secondo il quale dovevano esserle assegnate frequenze integrative, in particolare dall’impianto di Monte Penice. I giudici ordinarono al Ministero di assegnare provvisoriamente le frequenze libere, ma l’ordine non fu eseguito, e ci fu una nuova richiesta al Tar che nominò il ‘commissario’ per l’adempimento, fissando la penalità di mora.

Oggi Europa 7, con il suo legale Ottavio Grandinetti, ha rilevato davanti al tribunale amministrativo che l’Amministrazione ha disposto l’assegnazione ad ‘Europa Way’ del canale UHF 35 per la trasmissione da Monte Penice il 15 ottobre scorso, 63 giorni dopo l’ordine del Tar; da ciò la richiesta di pagamento della penalità di mora di 94.500 euro, per la quale i giudici decideranno domani le modalità.

Fonte: Ansa



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ago
10
2012

Asta Frequenze: slitta la gara e mancano i canali da liberare

10 ago 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Si complica nuovamente la controversa vicenda della famosa asta per le frequenze tv. Una gara pubblica annunciata e promessa dal governo Monti in sostituzione del famigerato concorso di bellezza che avrebbe potuto regalare altri canali televisivi a Mediaset e Rai.

Ora il nuovo stop arriva da numerose problematiche: dalla recente sentenza del Tar del Lazio a favore di Europa 7 che assegna una nuova frequenza trasmissibile dal ripetitore di Monte Penice, alla faticosa liberazione dei canali 61-69 UHF da parte delle emittenti locali (che attendono gli indennizzi), fino alle recenti e controverse concessioni ventennali gratuite di frequenze alle tv nazionali.

Il decreto fiscale, convertito nella legge 44 del 26 aprile 2012, prevede una gara pubblica (un’asta al rialzo) per assegnare le 6 frequenze del defunto Beauty Contest ideato dell’ex ministro delle comunicazioni Paolo Romani. Ma il termine per la definizione dell’asta, afferma Marco Mele dalle colonne de Il Sole 24 Ore,  scade il 28 agosto (cioè 120 giorni dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale), una data impossibile da rispettare. Perchè non ci sono i tempi per la definizione e l’approvazione di un bando e di un disciplinare di gara da parte dell’Agcom, e perchè inoltre non vi sono i tempi necessari per l’approvazione degli stessi da parte della Commissione Europea. Per questo motivo arriverà quasi sicuramente dal governo una norma che faccia slittare il termine di almeno due-tre mesi (ancora).

Ma i problemi dell’agognata asta per le frequenze, che vorrebbe assicurare l’uso efficiente e la valorizzazione economica dello spettro radio, non finiscono di certo qui. Una recente sentenza del Tar del Lazio ha imposto al Ministero dello Sviluppo economico l’assegnazione di nuove frequenze a Europa 7. Il 31 luglio il Tar ha dovuto infatti nominare un commissario ad acta per consentire all’emittente di Francesco Di Stefano di utilizzare dei canali per trasmettere senza interferenze dall’impianto di Monte Penice, sull’Appennino Ligure. Il Ministero è stato commissariato per non aver eseguito l’ordinanza del Tar che impone l’assegnazione di ulteriori frequenze oltre alla banda 8 VHF già concessa a fine 2008.

Da quando il commissario sarà operativo, il Ministero dovrà pagare 1.500 euro al giorno a Europa 7, sino all’esecuzione dell’ordinanza. Ma purtroppo sul ripetitore di Monte Penice le uniche frequenze libere sono quelle destinate alla futura asta pubblica onerosa. Se una andrà a Europa 7 e i canali 49 e 60 UHF verranno occupati dal 2015 dai servizi a banda larga mobile, si verificherà un grave problema di scarsità di spettro, che come al solito potrebbe essere risolto con l’ennesimo esproprio di frequenze alle malcapitate tv locali. Senza contare le ulteriori difficoltà dell’uso delle frequenze assegnate per 20 anni che andranno a interferire con i canali trasmessi dai paesi confinanti.

Per Marco Mele quindi l’asta rischia di divenire un grande flop, e difficilmente potrà fruttare i ricavi stimati per un miliardo e mezzo. Non perchè le frequenze non valgano, ma perchè il sistema televisivo nazionale è troppo concentrato, troppo povero e troppo poco pluralista per mantenere la promessa (del ministro Passera) di un’asta che è stata concepita per sostituire il regalo del Beauty Contest e per aprire il mercato televisivo nostrano dominato dal duopolio Rai-Mediaset.

Fonte: Il Sole 24 Ore



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lug
26
2012

Caso Europa7. Passera: “No responsabilità individuali su danni all’emittente”

26 lug 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Alla luce delle pronunce dei giudici nazionali e della Corte europea, «non emergono responsabilità individuali quantomeno dal punto di vista della responsabilità amministrativa» nella vicenda processuale che ha portato alla condanna dello Stato italiano al risarcimento di 10 milioni di danni all’emittente Europa 7 per la mancata concessione di licenze televisive.

Lo afferma il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, nel corso del question time di ieri a Montecitorio, in risposta all’on. Antonino Lo Presti (FLpTP), leggendo alcuni passi delle sentenze dei tribunali che attribuiscono al quadro normativo non chiaro le responsabilità dei danni causati a Europa 7, e non a comportamenti di particolare gravità o dolosi da parte di rappresentanti del Ministero delle Comunicazioni. Una risposta da parte del ministro che però ha lasciato insoddisfatto il parlamentare di FL, che infatti ha invitato il governo ad attivarsi al fine di individuare eventuali responsabilità connesse alla questione evidenziata nell’atto ispettivo.

La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che nel negare le frequenze a Europa 7, le autorità italiane hanno violato il diritto alla protezione della proprietà privata e quindi causato un danno economico all’emittente. La tv di Francesco Di Stefano, dopo una lunga battaglia giudiziaria in Italia e in Europa duranta più di 10 anni, ha chiesto però un ingente risarcimento pari a 2 miliardi di euro, ridotto a 10 milioni dal tribunale europeo per danni morali e con 100 mila euro di spese legali sostenute per presentare il ricorso a Strasburgo sempre a carico dello Stato italiano.

Secondo la Corte europea, inoltre, le autorità italiane non hanno rispettato “l’obbligo prescritto dalla Convenzione europea dei diritti umani di mettere in atto un quadro legislativo e amministrativo per garantire l’effettivo pluralismo dei media”. L’Italia è stata, quindi, condannata per aver violato il diritto alla libertà d’espressione.

Durante l’udienza pubblica che ha avuto luogo lo scorso ottobre i difensori dello Stato italiano hanno sottolineato che Di Stefano è stato già risarcito nel 2009, quando il Consiglio di Stato gli ha riconosciuto una compensazione di 1 milione di euro. Oltre alla questione strettamente economica, i giudici dovranno stabilire tra l’altro se le scelte del governo siano state dovute a reali impedimenti tecnici, oppure, come sostenuto da Di Stefano, da motivazioni politiche.

Fonti: MF-DJ | key4biz.it


giu
07
2012

Caso Europa 7: Corte di Strasburgo “assolve” Mediaset

07 giu 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in News Tv Digital Divide
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Strasburgo – La Corte europea dei diritti umani, nel condannare l’Italia alla pena di 10 milioni di euro di risarcimento (in danni materiale e morali) per non aver concesso per quasi 10 anni le frequenze a Europa 7, ha deciso di non prendere in esame l’accusa rivolta da Francesco Di Stefano, proprietario dell’emittente televisiva, nei confronti di Mediaset.

Nel suo ricorso Di Stefano (che avrebbe chiesto ben 2 miliardi di risarcimento) sosteneva che sia le leggi varate dal governo per far slittare la data in cui Mediaset e Rai avrebbero dovuto cedere le loro frequenze che le decisioni del Consiglio di Stato in merito alla questione dell’allocazione delle frequenze e del risarcimento di un milione di euro a Europa 7, erano frutto di una volontà di favorire le reti di Silvio Berlusconi. Una tesi respinta dalla Corte di Strasburgo che ha invece condannato lo Stato italiano per aver violato il diritto alla libertà d’espressione.

Con la sentenza emessa oggi i giudici europei hanno infatti deciso di non procedere all’esame delle ipotesi di discriminazione subita da Europa 7 in rapporto a Mediaset e di conflitto di interessi rispetto alle leggi varate negli anni per l’allocazione delle frequenze. Inoltre la Corte ha stabilito che la procedura svoltasi davanti al Consiglio di Stato e le decisioni prese in quella sede sono state frutto di un processo equo, così come prescritto dall’articolo 6 della convenzione europea dei diritti umani. (ANSA)


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apr
24
2012

Di Stefano (Europa7): “L’asta per le frequenze è un fiasco, non apre il mercato tv”

24 apr 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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La travagliata storia di Europa 7 ha inizio nel lontano 1999 quando l’emittente di Francesco Di Stefano vince una gara pubblica e ottiene (senza mai averle) le frequenze tv per trasmettere i suoi programmi. Da allora sono passati più di 10 anni di infiniti procedimenti giudiziari e ricorsi. Di continui inciuci e rimandi da parte dei governi e dei ministeri pro-Mediaset.

Nel 2010, dopo l’avvento del digitale terrestre, Di Stefano ottiene dallo Stato l’agognata frequenza tra le pressioni dell’UE e il cambiamento tecnologico. Oggi alla luce dei nuovi risvolti (e degli indissolubili  conflitti di interesse) della tv digitale, l’imprenditore abruzzese continua la sua personalissima lotta, con ricorsi contro l’annullamento del beauty contest e per la richiesta di nuove frequenze, contro un sistema chiuso e duopolistico come quello del mercato televisivo italiano.

«Non occorre fare sofisticate previsioni oppure ragionamenti burocratici, – afferma Di Stefano intervistato da Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano – l’azzeramento del beauty contest non aiuta il pluralismo italiano. L’asta sarà un fiasco: non cambia niente, i piccoli non crescono, i nuovi non entrano, i monopolisti godono. Vi siete chiesti perché Mediaset ha protestato così timidamente?. Facciamo un salto indietro nel tempo. Il famoso beauty contest, che doveva assegnare gratuitamente le frequenze, viene pensato perché l’Europa aveva aperto una procedura d’infrazione (rischio multe milionarie – ndr) che diceva che la Gasparri aveva fatto un disastro ammazzando la concorrenza. Non finisce qui».

«E anche a Bruxelles – aggiunge l’imprenditore – C’era stata pure una sentenza storica che riguardava Europa 7: la Corte di Giustizia europea spiegava che le storture causate con la legge Gasparri andavano sistemate e il mercato finalmente aperto». Nonostante la distorsione della televisione italiana e le sanzioni pendenti dalla Commissione europea il governo di Silvio Berlusconi istituisce il famoso concorso di bellezza, con regali annessi. «L’errore sta in quell’atto sciagurato. – commenta Di Stefano – Mediaset e Rai, i monopolisti, non dovevano partecipare: non potevano. Il beauty contest serviva per le società, italiane o straniere, che potevano rinfrescare un quadro immobile con il Biscione e viale Mazzini a spartirsi ascolti e pubblicità».

Cosa dovrebbe fare allora il governo? Domanda Tecce. «Il premier Mario Monti e il ministro Corrado Passera conoscono benissimo la materia. Sanno perfettamente che una parte di quelle frequenze in gara, fra poco, cioè nel 2015, sono riservate agli operatori telefonici. La soluzione è semplice: Rai e Mediaset non possono iscriversi, le frequenze disponibili vanno a quelli danneggiati come me oppure a quelli che vogliono investire». «Non credo che Telecom Italia Media (La7) o Rai saranno dei giochi. L’unico dubbio forse è Sky, che sarebbe anche l’unico timore di Mediaset. Quando Fedele Confalonieri avrà la certezza che il campo sarà libero, terrà la sua azienda fuori: al Biscione possono interessare nuove frequenze per impedire che vadano la concorrenza, altrimenti può farne a meno».

Nonostante le vibranti e iniziali proteste di Mediaset, il Biscione attende qualcosa. «Questo è l’ennesimo regalo. Confalonieri si finge vittima perché intuisce e spera che le frequenze per la tv sul telefonino (DVB-H -ndr) saranno convertite al digitale terrestre. Identico omaggio per la Rai. – continua Di Stefano -Il rischio c’era anche con il beauty contest, perché ora fanno questa scenata?».

Secondo il patron di Europa 7 HD l’asta per le tv non avrà nessun esito, dato che rimarrà deserta. «Semmai fra chissà quanti anni verranno coinvolti i telefonici. Fra avere più frequenze e misurarsi con la concorrenza, Mediaset preferisce la prima scelta. Anche la Commissione europea ha colpe gravissime. La procedura d’infrazione è stata attivata sei anni fa, sono maestri nel perdere tempo e nel cincischiare. Non dimenticherò facilmente l’ex ministro Paolo Gentiloni che difesa le legge Gasparri a Bruxelles. La Commissione per la concorrenza non ha più alibi».

Domanda finale di Tecce. Europa 7 farà l’asta? «Non ci penso nemmeno, faremo i nostri ricorsi. Noi avevamo vinto il beauty contest, ci avevano messo in un lotto vuoto perché in Italia neppure tentano di fare televisioni. Mi dispiace perché l’ultimo treno è passato, e il mercato televisivo italiano sarà sempre lontano dai principi di un paese europeo: la concorrenza ce la sogniamo».

Fonte: Il Fatto Quotidiano


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apr
08
2012

Beauty Contest: Europa 7 vuole subito la gara per le frequenze tv

08 apr 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Centro Europa 7 di Francesco Di Stefano ricorre alla Commissione Ue contro l’eventuale annullamento del Beauty Contest delle frequenze tv. E ottiene dal Tar Lazio l’assegnazione da parte del Ministero dello Sviluppo di postazioni e frequenze non assegnate dallo stesso, nonostante fossero incluse in una convenzione siglata con il gruppo Europa 7 nel 2010. Si complica così ulteriormente la partita, ereditata dall’attuale Governo Monti, del riordino dell’etere in uso da parte delle televisioni.

L’esecutivo tecnico su ordine del ministro dello sviluppo Corrado Passera, per ora ha sospeso sino al 20 aprile il beauty contest, ovvero la famigerata gara pubblica gratuita che dovrebbe assegnare 6 multiplex (3 mux a monofrequenza e altri 3 multiplex a multifrequenza, 10 frequenze in tutto) per sei operatori nazionali digitali vincenti. La Commissione Ue ha sospeso, nel 2009, la procedura d’infrazione contro l’Italia per le leggi sulle frequenze radiotelevisive (Legge Gasparri in primis). L’Italia si è impegnata ad avviare una procedura di assegnazione dei canali per favorire i nuovi entranti e gli operatori minori in modo da cancellare definitivamente le pesantisazioni inflitte dall’UE.

Ma il concorso di bellezza, ideato dall’ex ministro Romani del defunto governo Berlusconi, pur con l’approvazione europea ha concesso il ticket di partecipazione ai soli incumbent del mercato tv italiano (Rai, Mediaset, TI Media, Sky e pochi altri). Europa Way, controllata al 100% da Centro Europa 7, vi ha partecipato: il gruppo di Francesco Di Stefano è risultato l’unico ammesso all’assegnazione del canale 6 (o 7) della banda VHF.

Il gruppo, così come Mediaset, e altri partecipanti alla gara, ha impugnato davanti al Tar la sospensione. Secondo l’esposto presentato alla Direzione della concorrenza di Bruxelles, tale sospensione e ancor più l’annullamento del beauty contest si «pongono in contrasto con gli impegni assunti dall’Italia con la Commissione Ue». Se la revisione della gratuità dell’assegnazione, secondo l’esposto, «ha ragione di porsi in relazione all’assegnazione aperta all’assegnazione di soggetti incumbent (Mediaset e Rai), non può prospettarsi per le frequenze riservate ai nuovi entranti e agli operatori minori».

Se bisogna pagare le frequenze, insomma, a farlo devono essere Rai e Mediaset, ai quali l’eventuale annullamento del beauty contest «garantirebbe la prosecuzione dell’attuale posizione di dominanza». I problemi per il Ministero aumentano: la gara allo studio dovrà avere l’ok di Bruxelles. Nella Conferenza mondiale di Ginevra 2012 si è deciso che 12 frequenze, utilizzate in Italia dalle tv, potranno essere assegnate alla banda larga mobile dal 2015. Quattro di queste (i canali 54, 55, 58 e 59 UHF) sono comprese nel beauty contest. Altre sei no. Europa 7 ha ottenuto solo da una sentenza del Corte di giustizia europea del 2008 le frequenze per trasmettere pur avendo ottenuto la concessione nel 1999.

Il ministero, dopo averle assegnato il canale 8 della banda VHF (ancora non liberato interamente dalla Rai, secondo il ricorso al Tar di Europa 7), siglava nel febbraio 2010 un accordo integrativo con Centro Europa 7: il canale 8 della banda VHF non consente la copertura dell’80% della popolazione richiesta dalla legge. Il ministero non ha però mai assegnato le frequenze “integrative” previste dall’accordo (i cosiddetti “cerotti”). Il Tar Lazio ha ora intimato, in via cautelare, al Ministero, che dovrà anche pagare 10mila euro di spese, di assegnare, entro trenta giorni, ad Europa 7 l’impianto di Monte Penice e la relativa frequenza, necessari a raggiungere oltre 11 milioni di utenti tra Piemonte e Lombardia. Quando si andrà al merito, Europa 7 chiederà al Tar di ottenere tutti gli altri impianti e le relative frequenze contenuti nell’accordo con il Ministero, insieme al risarcimento dei danni subiti.

Fonte: Il Sole 24 Ore


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apr
06
2012

Tar Lazio: a Europa 7 spettano altre frequenze tv

06 apr 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il Ministero dello sviluppo economico deve mettere a disposizione entro 30 giorni le frequenze libere sul Monte Penice (una delle postazioni più importanti per la copertura del digitale terrestre in Lombardia) per Europa 7. Lo ha deciso mercoledì scorso il Tar del Lazio in via cautelativa, rimandando poi all’udienza di merito la decisione sul resto delle frequenze che la pay-tv di Francesco Di Stefano avrebbe dovuto ricevere già nel 2010, e che richiede con mille ricorsi e battaglie da più di dieci anni.

Nell’ennesimo ricorso portato avanti da Di Stefano, Europa 7 reclama le frequenze integrative che lo stesso Ministero si era impegnato ad attribuire nel febbraio di due anni fa.  Dopo l’assegnazione del canale 8 VHF, che ha messo fine a un contenzioso durato 11 anni, Europa 7 chiese altre frequenze di appoggio in differenti zone d’Italia, dato che con il solo canale in VHF non riusciva a coprire tutto il territorio nazionale. Il MSE perciò assegnò alla pay-tv 72 siti con relative frequenze per trasmettere verso quel 20% di popolazione non raggiunto, ma in molti di queste stazioni tv le integrazioni non sono mai partite. Per questo motivo Di Stefano si è rivolto ancora una volta al Tar del Lazio chiedendo le frequenze, e inoltre un lauto risarcimento danni da 85 milioni di euro.

Tra i siti mancanti all’appello c’è anche quello importantissimo di Monte Penice in Lombardia, che può irradiare il segnale verso un catino di 11 milioni di telespettatori. Un limite che impedisce a Europa 7 di trasmettere la propria programmazione pay in gran parte del Nord Italia. Lo stesso canale 8 VHF in diverse regioni inoltre è ancora occupato dai canali Rai.

Fonte: ItaliaOggi


dic
22
2011

Di Stefano (Europa 7): “Ok a revisione Beauty Contest, ma solo per Rai e Mediaset”

22 dic 2011 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in News Tv Digital Divide
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La revisione della gara per le frequenze televisive va bene, «ma solo se si interviene chirurgicamente bloccando l’assegnazione gratuita a Rai e Mediaset che hanno già troppe resti».

Lo afferma in un’intervista a Radiocor Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, dopo che il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, ha aperto alla revisione della gara sulle frequenze televisive che finora si sta svolgendo secondo il modello Beauty Contest, cioè quella gara non competitiva che stabilirà attraverso una commissione quale società tv, tra le 7 in corsa (cioè Mediaset, Rai, TI Media, 3 Italia, Canale Italia, Prima Tv, e la stessa Europa 7) possiede i requisiti “migliori” di copertura del territorio, nel piano commerciale, come numero di dipendenti, e di capacità trasmissiva attraverso le infrastrutture di rete.

Di Stefano, spiegando che Europa 7 «non interverrebbe qualora la gara dovesse essere fatta a pagamento», ricorda anche le vicende della sua emittente che, dopo la sentenza della Corte di Giustizia, vede in questa gara una possibilità di crescere nel mercato. E poi, sottolinea Di Stefano, «non è così facile rivedere la gara»: bisogna infatti tenere in conto il ruolo dell’Europa e dell’Agcom.


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