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Tag: digital divide italia

mag
17
2013

Banda Larga Veneto: Internet via satellite per i rifugi alpini

17 mag 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet
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Dolomiti più aperte e collegate con il mondo, fruibili anche in maniera innovativa, all’insegna di una cultura dell’ambiente che è contemporaneamente cultura della sicurezza e del rispetto della forza della montagna. Sono queste le linee direttrici del progetto turistico d’eccellenza ‘Dolomiti Patrimonio dell’Umanità”, voluto dalla Regione Veneto ed elaborato dal Cai regionale, che affianca l’azione regionale per contribuire a far conoscere e a rendere più sicure le montagne.

I contenuti del progetto, che hanno già cominciato a prendere forma e che si concretizzeranno nella loro interezza nel corso di quest’anno e del 2014, sono stati presentati a Venezia. Una scelta non casuale, che vuole evidenziare ai potenziali visitatori provenienti da tutto il mondo come le vette e le vallate dolomitiche siano un territorio strettamente connesso alla storia della città lagunare.

L’assessore regionale al turismo Marino Finozzi, il neo presidente del Cai veneto Francesco Carrer con il responsabile della comunicazione del Club regionale Bruno Zannantonio, il referente del progetto banda larga Massimo Doglioni, il presidente del Cai bellunese Alessandro Farinazzo e Maura Miozzo, hanno illustrato i motivi ispiratori e il contenuto dell’iniziativa, che si articola in tre sottoprogetti tra loro strettamente interconnessi.

Quello dedicato alla  ’Montagna Amica Sicura’ è fondamento anche degli altri due, perché il complesso di azioni è finalizzato ad una fruizione più consapevole e più sicura di questo patrimonio naturale. Gli altri due progetti sono ‘Banda larga satellitare nei rifugi alpini’ e gli ‘Itinerari parlanti’, quest’ultimo dal più prosaico sottotitolo ‘introduzione di tecniche innovative a servizio dell’escursionista’.

Il sottoprogetto banda larga prevede invece di portare a da 7 a 25 i Rifugi alpini dolomitici del Cai collegati al mondo con adsl satellitare: un supporto che permetterebbe di comunicare direttamente, di consentire interventi di soccorso anche con telemedicina e di permettere una visione diretta di scorci montani tra i più belli del mondo. ‘Montagna Amica Sicura’ è infine una iniziativa divulgativa diretta, per ‘insegnare’ la prudenza, i corretti comportamenti e le precauzioni da osservare nel vivere la montagna. Nel corso dell’incontro si è anche parlato del funzionamento degli organismi istituzionali delle Dolomiti patrimonio dell’Unesco, della valorizzazione del turismo montano e del bellunese.

Fonte: Adnkronos



apr
24
2013

Report Akamai: Italia sempre penultima in Europa sulla banda larga

24 apr 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Internet, News
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L’Italia, nell’ultimo semestre del 2012, resta inesorabilmente al penultimo posto in Europa per numero di connessioni a banda larga, seguita solo dalla Turchia. Lo conferma ancora una volta il Report (Q4 2012) sullo Stato di Internet di Akamai Technologies, secondo il quale nell’ultimo trimestre dello scorso anno le connessioni broadband (superiori ai 4 Mbps) continuano ad andare per la maggiore con tassi di adozione superiori al 45% nella maggior parte dei Paesi del vecchio continente.

Nonostante il disonorevole piazzamento, il Paese dei Cachi, dei presidenti centenari e dei governissimi fa registrare in Europa l’incremento maggiore di connessioni a banda larga da un semestre all’altro (+9.5%), stabilizzandosi al 28%. Svizzera e Paesi Bassi si trovano al secondo e terzo posto della classifica globale e dominano dunque la classifica europea con la più alta percentuale di connessioni a banda larga (82%). Al terzo posto in Europa si trova invece la Repubblica Ceca, al 72%.

Le connessioni high broadband inoltre continuano a crescere: durante il quarto trimestre 2012, più della metà delle nazioni europee hanno registrato il 10% delle connessioni alla piattaforma Akamai superiori ai 10 Mbps. La Svizzera guida la classifica europea con il 23% di connessioni high broadband, seguita dai Paesi Bassi al 21% e dalla Svezia al 19%. Rispetto allo scorso trimestre, l’adozione di high broadband è aumentata anche in Italia (+6.2%): ad oggi il 2,8% degli italiani utilizza connessioni al di sopra dei 10 Mbps, una crescita del 20% rispetto allo stesso periodo lo scorso anno.

Rispetto al 2011, il picco medio della velocità di connessione è aumentato di oltre il 10% in tutta Europa. Casi particolarmente rilevanti sono stati quelli di Gran Bretagna (dove il picco è aumentato del 44% attestandosi ai 30,5 Mbps), Spagna (+40%, oggi a 27,8 Mbps) e Austria (+40%, oggi a 25,9 Mbps). E’ invece l’Irlanda ad avere registrato l’aumento anno su anno più basso (+12%, oggi a 27 Mbps). La Romania ha riscontrato il più alto picco medio di connessione del trimestre (42.6 Mbps), seguita da Svizzera (34.2 Mbps) e Belgio (33.4 Mbps). Il picco di velocità di connessione raggiunto in Italia è pari a 19.4 Mbps, maggiore del 18% rispetto allo scorso anno e dell’1.2% rispetto al trimestre precedente.

Per quanto riguarda invece la connettività mobile, il quarto trimestre 2012 ha registrato una velocità media di connessione mobile tra gli 8 Mbps e i 345 Kbps. Il provider che ha offerto la velocità di connessione maggiore è un austriaco, che ha superato gli 8 Mbps con un aumento pari a quasi il 9% rispetto al trimestre precedente. Esaminando il picco medio di velocità di connessione, è invece un provider spagnolo a salire sul podio, con 44 Mbps.

In Italia esiste un divario di circa 1.5 Mbps tra il provider che offre la velocità di connessione mobile media maggiore (3.1 Mbps) e quello che offre la velocità media minore (1.6 Mbps). Le velocità di connessione massime offerte dagli operatori italiani vanno dai 16.5 Mbps ai 13.1 Mbps.

La maggior parte (35,3%) delle richieste globali su reti cellulari connesse alla Akamai Intelligent Platform provengono da dispositivi che utilizzano l’Android Webkit, seguiti da Safari Mobile (32,6%). I trend cambiano nel momento in cui vengono inclusi nell’analisi tutti i network (non solo quelli cellulari): in questo caso, da Safari Mobile giungono circa il 58,7% delle richieste e da Android Webkit circa il 21,7%.

Il report Akamai analizza quindi la crescita degli indirizzi IPv4 unici: per quanto riguarda l’Europa, confrontando i dati anno su anno, i livelli di crescita vanno dal 3% della Germania (al quarto posto nella classifica globale), al 21% dell’Italia. E’ infatti proprio il nostro Paese ad avere registrato il maggior incremento di indirizzi IPv4 in Europa, piazzandosi al nono posto nella classifica globale. Gli indirizzi IPv4 unici che, nel quarto trimestre 2012, si sono connessi alla Akamai Intelligent Platform, sono quasi 700 milioni (circa 4,2% in più del trimestre precedente e 13% in più rispetto allo stesso periodo nel 2011) e provengono da 240 Paesi. Poichè, in molti casi, un singolo indirizzo IP rappresenta più individui, Akamai stima che il numero totale di utenti web unici connessi alla sua piattaforma durante il trimestre sia ben superiore al miliardo.

Per i consueti dati sugli attacchi informatici per l’ultimo trimestre 2012, la Cina continua ad essere la principale fonte di attacchi, essendo responsabile del 41% di quelli osservati, mentre gli USA permangono in seconda posizione, generando il 10% degli attacchi. Esaminando la distribuzione geografica del traffico legato agli attacchi, nel quarto trimestre 2012, l’Europa è stata responsabile di quasi un quarto del totale. In nona posizione nella classifica globale, l’Italia è stata origine dell’1,6% degli attacchi, in calo – seppur di poco (0.1%) – rispetto al trimestre precedente.

Per la prima volta, il Rapporto sullo Stato di Internet include un focus sugli attacchi DDoS così come riscontrati dai clienti Akamai. Nel 2012, i clienti Akamai hanno registrato 768 attacchi DDoS, più del 200% rispetto al 2011. Il 35% di questi ha colpito aziende del settore Retail/Travel e il 22% l’area Media e Entertainment. Segue poi il settore finance ed enterprise, (soggetto al 20% degli attacchi), l’hi-tech (colpito dal 14% delle minacce) e, infine, il settore pubblico (9%). I 768 attacchi sono stati riportati da 413 aziende: molte di esse sono dunque state vittime di attacchi ripetuti.

Fonti: key4biz.it | akamai.com



mar
06
2013

Fibra ottica: in Italia la banda larga veloce copre 5 mln di case

06 mar 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet
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Telecom Italia e Fastweb hanno premuto sull’acceleratore e ora insieme con la rete a fibre ottiche coprono quasi 5 milioni di case (unità abitative) secondo stime del Corriere delle Comunicazioni su dati degli operatori. Erano solo 2,5 milioni l’anno scorso, secondo Idate.

Un raddoppio della copertura, che però ci lascia ancora indietro rispetto ai paesi più industrializzati del mondo. Secondo il Corriere quindi l’Italia si sta dotando di un’ampia rete in fibra ottica, che raggiunge gli stessi livelli della Francia, per numero di case coperte. Anche se i dati di Akamai Technologies e dell’Ocse riportano inesorabilmente un Paese in una condizione di arretratezza tecnologica quasi imbarazzante: rispettivamente al penultimo posto in Europa per numero di connessioni high broadband e al 26° posto nel mondo per connessioni a banda larga.

Le reti italiane di nuova generazione sono inoltre inferiori per qualità rispetto a quelle francesi, dato che la fibra ottica giunge solamente fino all’armadio (Vdsl2) in circa 2,5 milioni di case. Gli oltre 5 milioni di case coperte in Francia sono invece tutte in tecnologia fiber to the home/fiber to the building, che assicura una velocità superiore (almeno al momento) rispetto al  Vdsl2. La Germania, grazie al fiber to the cabinet di Deutsche Telekom, è già a quota 12 milioni di case; il Regno Unito, con BT, è a 13 milioni.

Di certo l’Italia ha ripreso il cammino della fibra, scommettendo sul fiber to the cabinet, ma rimane comunque indietro. Telecom fa sapere di coprire 2,4 milioni di unità immobiliari in 31 città (Roma, Torino, Napoli, Milano, Genova, Bologna, Bari, Catania, Venezia, Firenze, Padova, Palermo, Verona, Ancona, Bergamo, Brescia, Como, Brindisi, Perugia, Reggio Emilia, Treviso, Udine, Monza, Forlì, Varese, Taranto, Pisa, Prato, Catanzaro, Vicenza e Pescara).

Diventeranno 100 entro il 2014 per una copertura di circa 6 milioni di unità immobiliari (corrispondenti al 25 per cento della popolazione), per salire a 125 città entro il 2015, cioè circa 8 milioni di unità immobiliari (pari al 35 per cento della popolazione). Va detto che Telecom vende per ora i servizi solo in quattro città, dovendo aspettare i tempi tecnici della normativa (circa due mesi da quando pubblicherà il nuovo listino all’ingrosso). Di quei 2,4 milioni, circa 500 mila sono con fibra nelle case (a Milano), il resto è Vdsl2, tecnologia che dominerà tutta questa fase di coperture. Solo in una seconda, in base alle esigenze della domanda, Telecom metterà altra fibra nelle case.

Fastweb ieri ha lanciato i primi servizi Vdsl2 a Brescia, Livorno, Monza, Pisa, Varese e Verona, dove sarà su 500 mila case. Ha avviato la vendita del Vdsl2, ma l’effettiva attivazione sarà dal prossimo mese. La copertura Fastweb con fibra nelle case è su 2 milioni a Milano, Roma, Torino, Genova, Bologna, Bari e Napoli. Fastweb coprirà un totale di 3,5 milioni di case nel 2014, quando avrà la fibra in 20 città (Pisa, Varese, Monza, Livorno ,Verona, Brescia, Torino, Bologna, Palermo, Roma, Bari, Ancona, Reggio Emilia, Trieste, Padova, Bergamo, Venezia, Genova, Firenze). A Torino, Bologna, Roma, Bari e Genova, già coperte dalla rete storica in fibra nelle case, Fastweb farà ulteriore copertura in Vdsl2.

A completare il quadro arriveranno a giorni le offerte Wind e Fastweb, su rete Metroweb, per ora solo a Milano, e a 100 Megabit. F2i/Metroweb ha dichiarato che intende coprire, con fibra nelle case, 30 città (25 per cento della popolazione) entro il 2015.

Fonte: corrierecomunicazioni.it


feb
16
2013

Agenda Digitale: 900 mln dal Mise contro il digital divide

16 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet, La verità sul digitale
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E’ partito il conto alla rovescia per i bandi di gara che elimineranno il digital divide in Italia e per quelli che porteranno banda ultra larga nel Sud.

Il Ministero allo sviluppo economico, dopo mesi di attesa, ha annunciato ieri: «a fine febbraio faremo i bandi per eliminare il digital divide italiano, che riguarda ancora 2,8 milioni di persone in 3600 località. Entro marzo sarà la volta del bando per le reti di nuova generazione, per coprire 4 milioni di cittadini in 180 comuni del Sud“, spiega al nostro sito Roberto Sambuco, capo dipartimento Comunicazioni al ministero.

«Contiamo di chiudere i bandi entro dodici, massimo 18 mesi», aggiunge. La notizia che si apprende, tra le righe, è quindi che l’Italia mancherà l’obiettivo, scritto nell’Agenda digitale (decreto Crescita 2.0) di eliminare il digital divide entro il 2013. Se ne parlerà nel 2014, se tutto va bene.

I bandi per oltre 900 milioni di euro (di cui 237 mln privati) dovrebbero contribuire ad azzerare il digital divide (almeno 2 mbps a tutti i cittadini) e accelerare lo sviluppo della banda ultralarga (da 30 mbps a 100 mbps) per circa il 40% dei cittadini della Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia.

A questo risultato, si legge in una nota del Ministero dello Sviluppo Economico, ha concorso in modo rilevante la rimodulazione dei programmi cofinanziati che, attraverso il Piano d’Azione per la Coesione d’intesa con le Regioni interessate, ha fatto confluire nel progetto più di 347 milioni di euro. Il Governo ritiene che tale iniziativa possa rappresentare una forte spinta per l’intera filiera delle telecomunicazioni, per il settore dell’impiantistica civile e dell’elettronica, generando circa 5000 nuovi posti di lavoro. L’investimento di 900 milioni di euro potrà generare infatti, secondo le stime, un incremento del Pil pari a circa 1,3 miliardi di euro.

Purtroppo il 4,4% degli italiani ancora non è raggiunto e non può accedere a una rete Internet che viaggi a una velocità pari o superiore a 2 mega, considerata il minimo indispensabile per non rimanere inchiodati davanti al pc solo per leggere una pagina web. E’ quanto emerge dagli ultimi dati disponibili, relativi al 31 dicembre 2012, disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo economico. Il 4,4% di popolazione in divario digitale non dispone di rete veloce né fissa né mobile: i primi sono il 9,4%, a cui però va sottratto il 5% che ‘rimedia’ con una copertura mobile.

Guardando alle varie regioni, si scopre che quella più in difficoltà è il Molise, dove oltre il 20% non è coperto né dal mobile né dal fisso. Al polo opposto figura la Puglia, dove solo l’1,2% è da considerarsi in digital divide. La presenza di un collegamento veloce, infatti, non dipende solo dalla redditività di un particolare tessuto sociale ed economico, ma anche dalla configurazione geografica. Basti pensare che la ricca Valle d’Aosta conta ancora un 10% di cittadini senza Internet veloce.

Ecco una scheda che mostra il digital divide nelle varie regioni d’Italia:

Fonti: corrierecomunicazioni.it | MF-DJ | Ansa


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2013

Ocse: Italia al 26° posto nel mondo per banda larga

09 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet
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Anche secondo l’Ocse (l’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulla banda larga l’Italia è ancora indietro rispetto alle maggiori economie mondiali. Da quanto emerge dal nuovo studio aggiornato a giugno 2012 scivoliamo addirittura al 26esimo posto su 34 nella speciale classifica sulla penetrazione del broadband fisso e al 28° per il wireless. Il gap si allarga soprattutto a causa della quasi totale assenza di tecnologie alternative al DSL, quali il cavo e la fibra, che sono invece molto diffuse in altri paesi, come gli Usa, la Corea e il Giappone che sono ai primi posti del ranking.

Nello specifico, in fatto di banda larga fissa l’Italia risulta al settimo posto per quanto riguarda il numero complessivo di abbonamenti: se ne contano nel nostro paese 13,445 milioni di abbonamenti a connessioni fisse a banda larga per uso privato, contro gli 88,5 mln degli Usa, 35 mln del Giappone, 27 mln della Germania, 23 mln della Francia, 21 mln del Regno Unito e 18 milioni della Corea.

Scivoliamo però al 26esimo posto quando si tratta della diffusione delle connessioni broadband ogni 100 abitanti: la quota è di 22,1 linee a banda larga ogni 100 abitanti, contro 41,6 della Svizzera e i 39,4 dei Paesi Bassi. La media Ocse è di 26 linee ogni 100 abitanti. Le linee sono per il 99,5% basate sulla tecnologia DSL: in Corea, ad esempio, 21,6 su 100 sono in fibra, 10 sono via cavo e solo 4,5 DSL. In Giappone 17,7 sono in fibra e 4,9 via cavo. Nei Paesi Bassi 17,5 linee sono via cavo e così 15,7 in Belgio e 17,9 in Canada.

Riguardo invece la banda larga mobile, se ne contano complessivamente nel nostro paese 34,6 ogni 100 abitanti, per un totale di 20,992 milioni di abbonamenti a connessioni wireless. Complessivamente, in tutti i 34 paesi OCSE, la banda larga mobile conta 700 milioni di utenti, per una crescita del 18% nei 12 mesi a giugno 2012. Un dato che riflette il crescente successo di tablet e smartphone. La penetrazione si attesta quindi a 56,6 abbonamenti ogni 100 abitanti. Corea (104,2) e Svezia (101,8) sono gli unici due paesi in cui gli abbonamenti alla banda larga mobile superano il numero di abitanti.

Fonti: key4biz.it | corrierecomunicazioni.it


gen
24
2013

Report Akamai: Italia ancora penultima in Europa per connessioni Internet

24 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet, News
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Per l’ennesima volta sono costretto a scrivere che l’Italia non è un paese per Internet. A confermarlo ancora una volta è il Rapporto di Akamai TechnologiesState of the internet” relativo al terzo trimestre del 2012 che registra il solito affanno del Bel Paese in fatto di banda larga nei confronti dell’Europa e del resto del Mondo: l’adozione della tecnologia, rispetto al 2011 è addirittura scesa del 4% e quasi del 9% rispetto al trimestre precedente, arrivando a stabilizzarsi al 25% (contro una media globale di adozione broadband pari al 41%).

Le connessioni broadband (superiori ai 4 Mbps) continuano ad andare per la maggiore. Paesi Bassi e Svizzera dominano la classifica europea con la più alta percentuale di adozioni di banda larga (oltre 80%). Entrambe distaccano di parecchio Belgio, Danimarca e Repubblica Ceca, con il 68% delle connessioni. Rispetto allo scorso anno, da notare i progressi della Francia, che ha registrato una strabiliante crescita del 70% (arrivando ad avere il 47% di connessioni broadband).

Con un aumento di 17 punti percentuale rispetto al trimestre precedente, i Paesi Bassi raggiungono la Svizzera in quanto a nazione europea che ha fatto registrare la più alta percentuale di adozione anche in fatto di high broadband: entrambi i Paesi contano il 22% delle connessioni alla piattaforma Akamai superiori ai 10 Mbps, una percentuale molto più alta rispetto al livello di adozione globale dell’11%. Un’analisi anno su anno rivela che l’high broadband si sta diffondendo sempre di più in Europa: se i Paesi Bassi hanno avuto la percentuale di crescita più bassa (+1%), il Regno Unito vanta invece la più alta (+145%). Molti Paesi hanno poi registrato un aumento percentuale a due cifre: Danimarca (+64%), Svezia (+61%); Finlandia (+73%); Belgio (+57); Germania (+42%); Spagna (+111%) e Francia (+79%).

L’Italia si conferma al penultimo posto in Europa (davanti alla sola Turchia) per numero di connessioni sia broadband (pari o superiori a 4 Mbps) sia high broadband, anche se in quest’ultimo segmento la penetrazione è leggermente aumentata, con il 2,7% degli italiani che utilizza connessioni al di sopra dei 10 Mbps, in crescita del 7,5% rispetto allo stesso periodo lo scorso anno. E’ invece aumentata dello 0.8% la high broadband: ad oggi il 2,7% degli italiani utilizza connessioni al di sopra dei 10 Mbps, una crescita del 7,5% rispetto allo stesso periodo lo scorso anno.
Il nostro paese, come al solito, non brilla neanche in fatto di velocità media di connessione, che nel terzo trimestre 2012 si attesta sui 3.9 Mbps (più lenta del 2.6% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% rispetto allo stesso periodo lo scorso anno) con un picco di velocità pari a 19,2 Mbps, maggiore del 19% rispetto allo scorso anno.

Nell’ambito delle connessioni mobili, le velocità di connessione massime offerte dagli operatori italiani vanno dai 13,4 Mbps ai 16,4 Mbps, con un divario di circa 1,2 Mbps tra il provider che offre la velocità di connessione mobile media maggiore (3,1 Mbps) e quello che offre la velocità media minore (1,9 Mbps). Le connessioni più veloci si registrano per gli utenti russi e spagnoli. La velocità media di connessione maggiore misurata nel terzo trimestre 2012 è stata di 7,8 Mbps, offerta da un provider russo che ha raggiunto anche il picco medio di velocità di connessione (39,42 Mbps), seguito da un provider spagnolo a 33 Mbps.

Gli indirizzi IPv4 unici che, nel terzo trimestre 2012, si sono connessi alla Akamai Intelligent Platform, sono più di 680 milioni e provengono da 243 Paesi: circa l’11% in più rispetto allo stesso periodo l’anno precedente. Poichè, in molti casi, un singolo indirizzo IP rappresenta più individui, Akamai stima che il numero totale di utenti web unici connessi alla sua piattaforma durante il trimestre sia ben superiore al miliardo. Tra i paesi con il maggior numero di indirizzi IPv4 connessi alla Intelligent Platform spicca l’Italia, che si piazza in nona posizione nella top ten globale grazie a un’impressionate crescita anno su anno (+27%), seguita dal Regno Unito (in quinta posizione) con una crescita del 18%.

Gli indirizzi IPv4 disponibili sono ormai prossimi all’esaurimento. I dati pubblicati dai RIR (Regional Internet Registers) hanno rivelato che il consumo da parte del RIPE NCC (RIPE Network Coordination Centre) si è stabilizzato a metà settembre, quando il Registro ha raggiunto il suo ultimo blocco di indirizzi IPv4. Il RIPE NCC ha anche annunciato che, in futuro, l’assegnazione di indirizzi IPv4 tenderà a diminuire sempre più, dichiarando che ‘è ormai fondamentale effettuare la migrazione all’IPv6 per garantire la continuità delle proprie attività online e la futura crescita di Internet’.

Traffico legato agli attacchi informatici: dopo l’Asia, l’Europa è la seconda fonte di attacchi. Attraverso i rilevamenti di un set distribuito di agenti attivi su internet, Akamai è in grado di monitorare il traffico legato agli attacchi informatici e individuare sia i Paesi origine del maggior numero di attacchi sia le porte loro obiettivo.

Anche nel terzo trimestre 2012, la Cina continua ad essere la principale fonte di attacchi, essendo responsabile di quasi un terzo del totale (33%), più del doppio rispetto al trimestre precedente. Gli USA permangono in seconda posizione, generando il 13% degli attacchi osservati. Esaminando la distribuzione geografica del traffico legato agli attacchi, nel terzo trimestre 2012, l’Europa è stata responsabile di quasi un quarto del totale. Il Paese europeo che ha generato più attacchi informatici è stata l’Italia (1,7%), in calo – seppur di poco – rispetto al trimestre precedente. La Porta 445 (Microsoft-DS) è sempre la porta più colpita (dal 30% degli attacchi), seguita dalla Porta 23 (Telnet), con il 7,6%.

Fonte: akamai.com/stateoftheinternet


gen
21
2013

Agenda digitale fuori dalla campagna elettorale dei partiti

21 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet, La verità sul digitale
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Nel dibattito politico pre-elettorale è stata posta a tutt’oggi scarsissima attenzione sui temi dell’agenda digitale, intesa come l’innovazione indotta dalle tecnologie digitali. Dopo una fine legislatura caratterizzata da una forte enfasi posta su questi aspetti, che ha trovato sintesi nel decreto Sviluppo bis approvato in extremis, è calato il silenzio.

È pur vero che finora tutti gli schieramenti politici sono stati alle prese con la corsa alla definizione delle liste e delle alleanze. Speriamo, quindi, che – terminato questo periodo negoziale, quando l’attenzione si sposterà sui programmi politici e sulle proposte progettualiil tema dell’agenda digitale ritorni al centro dell’attenzione di tutte le parti politiche. Lo speriamo, perché riteniamo che l’agenda digitale sia uno dei fattori chiave da cui dipenderà il futuro del nostro Paese.

Spingere l’innovazione digitale non può essere vista come un’azione che favorisca un settore in una logica corporativa, ma come una potente leva – trasversale a qualsiasi comparto dell’economia e della pubblica amministrazione – per portare benefici consistenti al nostro Paese: a livello di risparmi, produttività, lotta all’evasione e competitività e, quindi, per sanare il bilancio pubblico, ridurre le tasse e favorire la crescita economica. Non per niente l’innovazione digitale è da anni al centro della strategia politica degli Stati Uniti (Paese che più di tutti ha sfruttato questo ambito per spingere Pil, occupazione e leadership mondiale) e della Ue, che si è esplicitamente dotata di un’agenda digitale a partire dal 2010.

Il ruolo chiave dell’innovazione digitale è dimostrato anche dai numeri che l’Osservatorio sull’agenda digitale del Politecnico di Milano ha stimato nelle sue recenti ricerche e pubblicato a più riprese sulle pagine de Il Soel 24 Ore. Solo per citare alcuni esempi concreti: una decisa spinta verso la fatturazione elettronica intesa come invio e conservazione delle fatture in formato digitale invece che cartaceo potrebbe portare a oltre 10 miliardi di risparmi per le imprese, con un impatto notevole sulla loro produttività e, quindi, sulla loro competitività nei mercati internazionali; un’adozione più massiccia degli strumenti di e-procurement (tecnologie digitali a supporto degli acquisti) nella pubblica amministrazione porterebbe a un risparmio di 7 miliardi di euro l’anno per le casse dello Stato tra minori prezzi d’acquisto e maggiore produttività del personale pubblico; un utilizzo sapiente delle tecnologie digitali (a livello di conservazione sostitutiva e di pagamenti elettronici) potrebbe portare a maggiori entrate fiscali per 15 miliardi di euro all’anno; maggiori investimenti per 300 milioni di euro a favore delle start up innovative, potrebbero portare a un aumento del Pil dello 0,2% nel corso dei prossimi dieci anni.

Per queste ragioni sarebbe bello poter confrontare le diverse proposte progettuali sulla base di tutte le diverse dimensioni incluse nell’agenda digitale. Proprio per questo desiderio – e per contribuire a fare un po’ di chiarezza su un concetto, quello di agenda digitale tutt’altro che chiaro e univoco – vogliamo evidenziare i principali capitoli in cui si può articolare l’agenda digitale, che sono a nostro parere sei.

1) Misure per la pubblica amministrazione digitale, che riguardano, per esempio, il ruolo per l’agenzia digitale appena nominata dal Governo Monti, l’obbligo dell’e-procurement e della fatturazione elettronica nelle amministrazioni, l’innovazione digitale nella sanità, nella giustizia, nella scuola.

2) Misure a supporto dell’innovazione digitale da parte delle imprese, quali detrazioni fiscali a fronte di investimenti in tecnologie digitali, fondi di cofinanziamento di progetti innovativi.

3) Misure a supporto delle start up, in particolare relative, oltre a quelle già previste nel decreto Sviluppo bis, all’allocazione di specifici investimenti a favore delle start up innovative.

4) Misure a supporto delle reti di nuova generazione, quali per esempio, il ruolo del Governo nella spinosa questione dello scorporo della rete Telecom e della condivisione delle reti mobili, nell’incentivazione degli investimenti privati nelle reti di nuova generazione.

5) Misure a supporto dell’alfabetizzazione digitale, che riguardano, per esempio, gli incentivi per i programmi di formazione volti ad aumentare le competenze sul digitale di manager, imprenditori e funzionari pubblici italiani, azioni per spingere la penetrazione di internet nelle famiglie.

6) Misure a supporto dei mercati digitali, come l’allineamento dell’Iva per i libri digitali o l’equiparazione delle fatture elettroniche alle fatture cartacee.

Sarebbe bello avere informazioni sulle progettualità concrete che le diverse parti politiche intendono portare avanti su ciascuno di questi capitoli dell’agenda digitale, a partire naturalmente dalle misure già incluse nel decreto Sviluppo bis, misure che sono chiare e numerose in relazione ad alcuni dei capitoli sopra riportati e quasi completamente assenti invece in relazione ad altri.

Osservatorio Agenda digitale della School of Management del Politecnico di Milano

Fonte: Il Sole 24 Ore


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2012

Agcom: boom di Internet mobile, sempre meno reti fisse

13 dic 2012 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Internet, News
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Sono sempre meno le linee telefoniche fisse. Nei primi nove mesi del 2012, gli accessi sono stati oltre mezzo milione in meno (-514 mila), mentre nel confronto tra settembre 2012 e settembre 2011 la riduzione è stata di circa 590 mila linee. E’ quanto emerge dall’Osservatorio trimestrale dell’Agcom in cui si sottolinea che la quota di Telecom Italia negli ultimi dodici mesi è ulteriormente scesa di 1,4 punti percentuali, collocandosi al 65,8% (dal 67,2% di settembre 2011). Stabile Vodafone, mentre Wind consolida la propria quota di mercato su base annua (+0,7%), con un lieve arretramento (-0,1%) rispetto allo scorso giugno. Fastweb è l’unico operatore che guadagna quote sia su base annuale (+0,8%) che trimestrale (+0,2%).

Il trend tutto italiano della banda larga mobile procede sempre spedito: le sim che hanno effettuato traffico dati nel terzo trimestre 2012 sono state 22,2 milioni (+15% rispetto al corrispondente periodo del 2011). Sempre per quanto attiene le linee mobili, secondo i dati dell’Agcom l’aumento della base clienti è ormai assai contenuto ed è imputabile solo alla crescita dell’utenza affari (+560 mila nel corso del 2012). Continua, per altro verso, l’aumento del peso delle linee in abbonamento (+1,4 milioni da inizio anno). Rispetto allo scorso anno, la crescita della customer base sfiora 1 milione di sim, mentre aumenta di circa 170 mila linee da inizio anno.

Nei primi nove mesi dell’anno, si osserva una flessione (-392 mila) delle sim residenziali, controbilanciata dalla crescita della clientela affari (circa +561 mila). Nel medesimo periodo, le sim prepagate sono diminuite di 1,22 milioni, mentre quelle in abbonamento sono aumentate di circa 1,39 milioni. Su base annua, la quota di mercato di Vodafone flette dello 0,8%. Se ne avvantaggiano marginalmente Telecom Italia e H3G (rispettivamente +0,1 e +0,2%), e in misura più consistente Wind (+0,5%). Il traffico telefonico (oltre 102 miliardi di minuti da inizio anno) risulta in aumento del 4,3%, rispetto al corrispondente valore del 2011.

Fonti: Ansa


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